Black Sabbath: recensione di Paranoid – 7 gennaio 1971 – versione U.S.A.

7 gennaio 1971. I Black Sabbath pubblicano l’album Paranoid negli Stati Uniti, il secondo disco in studio della band britannica, uscito già nel settembre del 1970 nel Regno Unito.

Si era appena aperto un nuovo decennio, quello che sancì la fine dell’epoca dei figli dei fiori: il 1970 è l’anno in cui si conclude l’era Beatles (di cui Ozzy Osbourne è grandissimo fan), i Pink Floyd pubblicano Atom Heart Mother, prendendo una direzione diversa rispetto ai dischi precedenti, l’ex Pink Floyd Syd Barrett pubblicava il suo debut album, i Led Zeppelin si confermano padroni della scena hard rock con il loro Led Zeppelin III, morivano Janis Joplin e Jimi Hendrix, mentre Jim Morrison lasciò i The Doors per ritirarsi nella sua amata Parigi, definitivamente.

Negli anni ’70, l’Inghilterra fu portabandiera del successo popolare dell’hard rock e del punk, l’America puntò sull’immagine shock del glam e sul proto-punk, mentre la Germania giocò un ruolo importante nello sviluppo della musica elettronica. Contestualmente, le tre nazioni contribuirono alla nascita del genere post-punk e new wave.

Ma torniamo ai Black Sabbath.
Avevano esordito sul mercato nel febbraio del 1970 con l’album omonimo, che aveva suscitato disapprovazione per via dei temi sull’occulto, ma che allo stesso tempo affascinava per via di quelle sonorità pesanti e oscure che differenziavano la band dai loro coevi Led Zeppelin e Deep Purple.

Passano poco più di sei mesi e i Black Sabbath pubblicano Paranoid, il loro capolavoro, tuttora il maggior successo commerciale del gruppo, che si stima abbia venduto oltre 10 milioni di copie in tutto il mondo.

Il brano d’apertura, War Pigs, che inizialmente doveva dare il titolo all’album, è una canzone contro la guerra del Vietnam e contiene uno dei migliori assoli di chitarra di tutta la carriera di Tony Iommi. Segue la title track, più veloce e breve del brano precedente, con un riff tanto semplice quanto travolgente, che diventerà un grande classico della band ed in seguito della carriera solista di Ozzy.

I brani contenuti nell’album sono solo otto, fra cui spicca, oltre ai sopracitati, la celeberrima Iron Man, dal riff robotico, che non ha nulla a che vedere con l’eroe dei fumetti Marvel. Il disco procede attraverso le cadenze tribali, psichedeliche, narcotiche e spaziali di Planet Caravan (da menzionare la bella versione dei Pantera negli anni ’90) e l’atmosfera pesante di Electric Funeral, uno dei pezzi più acidi, pesanti e ipnotici dei Black Sabbath, un vero e proprio inno delirante al pedale wah-wah da parte di Tony Iommi.

Conclude il disco un altro classico della band di Birmingham, Fairies Wear Boots, con un’intro spettacolare e con un sound di radice prettamente blues.

Paranoid è una pietra miliare della musica rock, in alcuni casi definito addirittura come il miglior disco metal di sempre.

Ovviamente, in quegli anni il termine heavy metal non esisteva, ma stiamo parlando di uno degli album più influenti degli anni ‘70. Con due assi come Black Sabbath e Paranoid, quei quattro ragazzi della ridente Birmingham (ovviamente ironico) erano pronti a sfidare il mondo, gettando le basi per quelle che saranno le sonorità doom e metal degli anni a venire, diventando una delle band più rappresentative del genere.

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