Jane’s Addiction: recensione di Ritual de lo Habitual

Il 21 agosto 1990 si ridefinisce il concetto di musica alternative, il tratto ben definito di questo sound sarà d’ispirazione per le band indie di lì in poi.

Ritual De Lo Habitual, terza fatica dei Jane’s Addiction dell’istrionico Perry Farrell, sarà il testo sacro verso il quale rivolgersi per meglio comprendere le rivoluzioni dei primi anni ’90.

Ritual.jpg

Innovativo nei suoni, impressionante nei metodi, trasversale nel cambiare la scena underground, il mix perfetto di hard-rock tribale, new wave e funky, esplorazioni ricercate e ispirate per Farrell, Navarro e soci.

Le basi del futuro salto nel mainstream per la musica alternativa sono poste da questo affresco variopinto, un capolavoro spensierato ed evocativo, una serie di tracce memorabili, dall’opener a No One’s Leaving, passando per Ain’t No Right e l’orecchiabile terzo singolo estratto, Been Cought Stealing, poi una seconda parte cupa e psichedelica, i volti differenti di questo che si può definire uno dei dischi più memorabili del decennio; certamente la fotografia più illuminata ed abbagliante della Los Angeles di quel periodo.

I Jane’s Addiction si immolano per dare un volto alla spaesata Generazione X
americana, giovani in cerca di riferimenti dopo i fallimentari anni ’80 segnati dalle politiche sociali disastrose della macchina reaganiana, musica nella quale riconoscersi come per i vari movimenti culturali delle stagioni precedenti, protesta e cambiamento, Ritual De Lo Habitual.

Recensione a cura di Gianluca Crugnola

© 2019 – 2021, Fotografie ROCK. All rights reserved.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.