Kyuss – Welcome to Sky Valley

Quando si parla di monoliti sonori, di psichedelia hard, di stoner, di un genere che hanno fatto davvero solo loro e qualche altro gruppo che si limitava a seguire il loro stile, i Kyuss sono uno dei primi gruppi che saltano alla mente come pionieri dello stoner rock.

Certo non che la loro sia una rivoluzione così radicale, ma se, come disse una volta qualcuno: “Fare le rivoluzioni vuol dire soltanto posare in modo più deciso sulle spalle dei giganti”, in questo caso i giganti sono Grateful Dead, Led Zeppelin, Black Sabbat e Jimi Hendrix, e quella dei Kyuss è una delle più interessanti proposte degli anni ’90.

John Garcia e Josh Homme assieme a Scott Reeder dopo, e Nick Oliveri antecedentemente, ridisegnarono il sound heavy giocando sulle atmosfere desolate e desertiche, provenienza Palm Desert, che in loro trovarono una forma definitiva che, come già detto, verrà definita ‘Stoner’ dai critici, forse e prevalentemente in virtù del fatto che l’intera mitologia Stoner si basasse sul consumo di droghe, che però nulla aveva a che vedere con gli eccessi dell’era hippie anni ’60.

In ogni caso, i Kyuss nascono nel deserto e portano il deserto in musica, sin dal loro originale esordio con ‘Wretch’ del 1991, che a dire il vero è un album più vicino all’hard rock che allo stoner.

Nel 1992 esce il secondo album, ‘Blues For The Red Sun’, che secondo molti è considerato il miglior disco della band.

Ma il passaggio storico avvenne nel 1993, quando i Kyuss firmarono per la Elektra Records, succursale della Warner Bros., pubblicando ‘Welcome to the Sky Valley’, il disco stoner per eccellenza, con uno dei sound più catastrofici mai concepiti, una furia unica che potrebbe essere raccolta in una traccia sola.

Provate ad immaginare mille chitarre distorte concentrate in una raffica di riff come fossero un treno in corsa , Bjork fa alla batteria quello che ogni altro gruppo hard aveva provato a fare basandosi su chitarra e basso.

Detto questo, se ‘Blues For The Red Sun’ è stato un album perfetto, il successivo ‘Welcome To The Sky Valley’ non è da meno, e si pone come uno degli album fondamentali per il rock di quel periodo storico e per il genere stoner.

‘Welcome to the Sky Valley’ è aggressione mentale, groove lento e ipnotico che invade le cellule cerebrali; forse nel complesso meno d’impatto, ma tecnicamente più curato, rispetto al disco precedente.

Questo viaggio psichedelico passa per il brano ‘Asteroid’; una canzone in cui le atmosfere desertiche, extra-terrestri e lunari, dipingono un suggestivo scambio di scenari perfetto per una pioggia di asteroidi.

‘Asteroid’ è un’esperienza degna dei migliori Hawkwind ma con l’intensità degli anni ’90.

‘Space Cadet’ è Asimov in California, psichedelia acustica.

‘Odissey’ è un urlo, misto terrore e piacere, che arriva direttamente dallo stomaco.

Il viaggio nello Sky Valley termina con l’intensità visionaria di ‘Conan Troutman’ e ‘Whitewater’.

‘Welcome to the Sky Valley’ rappresenta a tutti gli effetti il nuovo testamento dello stoner.

L’antico testamento era ‘Blues For The Red Sun’.

La trilogia ‘Wretch’, ‘Blues For The Red Sun’ e ‘Welcome to the Sky Valley’ rappresenta un passaggio obbligato ed imprescindibile per chi vuole conoscere appieno l’esperienza stoner.

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