Motörhead: Ace Of Spades – 8 novembre 1980

8 Novembre 1980. Esce Ace Of Spades, il quarto album in studio dei Motörhead. Uno dei migliori album in studio della band inglese, sulla cui copertina appare, per la prima volta, una foto dei componenti dei Motörhead.

Il 1980 fu l’anno della seconda crisi energetica a causa dei conflitti tra Occidente e paesi petroliferi arabi, Carter decade dalla carica di presidente degli Stati Uniti e verrà sostituito dall’ex attore Ronald Reagan, spopola l’invenzione del cubo di Rubik, Mennea vince l’oro alle boicottate Olimpiadi di Mosca, l’Italia veniva segnata a vita dalle stragi di Ustica e della stazione di Bologna, John Lennon viene assassinato da un fan squilibrato, The Wall è disco dell’anno ed il punk è già passato di moda, mentre spopolano le influenze new wave dark, la disco music e la NWOBHM (di cui i Motörhead furono importanti esponenti).

Il 1980 è l’anno del suicidio di Ian Curtis e della morte di John Bonham e, con lui, dei Led Zeppelin. Anno nefasto il 1980, perché scompare anche Bon Scott. Onde evitare di fare di questo post un necrologio, mi fermo qui. Anche perché il 1980 non è stato solo morte e tragedie, ma anche un anno di grandissime uscite discografiche.

Da British Steel dei Judas Priest all’omonimo album d’esordio degli Iron Maiden, da Heaven And Hell dei nuovi Black Sabbath, con Ronnie James Dio al posto di Ozzy, a Blizzard Of Ozz proprio dell’esule Osbourne, solo per citarne alcuni. Tutti album che hanno contribuito a dare una nuova direzione all’heavy metal.

Ace Of Spades si colloca alla perfezione in questo quadro total British, come degno successore del rivoluzionario Overkill, pietra miliare del genere, facendo anche qualcosa in più. Il brano da cui prende il nome il disco diventerà, infatti, il più famoso dei Motörhead. Ne verranno fatte numerosissime cover ed il giro iniziale di chitarra verrà ripreso per anni da molte altre band.

Ace Of Spades è uno di quei brani da ascoltare in auto a tutto volume, o forse no, se volete evitare di essere inseguiti da una pattuglia con le sirene spiegate. Ha un suono polveroso che rimanda al deserto, alle scazzottate nei saloon del far west, e sebbene il testo parli di una partita a carte, il gioco d’azzardo è solo una metafora della vita per come la vedeva Lemmy.

La seconda traccia Love Me Like a Reptile è un altro brano energico, in pieno stile Motörhead, che ha come tema una delle grandi passioni di Lemmy: non il Jack Daniel’s, ma il sesso. Tema ripreso anche in Fast And Loose.

Shoot You in the Back è un omaggio ad un altro degli amori del frontman dei Motörhead. No, non sono le droghe, ma i film western. Già, in Ace Of Spades avevamo, infatti, ritrovato queste atmosfere e i riferimenti al lontano e selvaggio ovest sono ben visibili anche sulla copertina del disco.

Un pezzo che mi piace moltissimo è Fire Fire; focose chitarre che marciano spedite incendiando gli impianti hi-fi. Altro riff pazzesco è quello di Jailbait, che è però praticamente identico a quello di School’s Out di Alice Cooper, solo suonato a velocità doppia. Diciamo che la contaminazione, nella musica, è inevitabile.

I Motörhead avevano sicuramente dei riferimenti importanti fra gli artisti degli anni Settanta, così come loro stessi lo sono stati per molti gruppi degli Ottanta, fra cui anche quelli della Bay Area Di San Francisco (Metallica, Slayer, Megadeth).

Il resto dell’album è un continuo schiaffo in faccia, una martellata sul cofano della macchina, una rincorsa verso non si sa cosa e neanche importa saperlo, perché l’inseguimento è meglio della cattura.

In conclusione, siamo davanti ad un disco monumentale, imprescindibile, che ha ispirato molteplici band e che festeggia oggi i suoi 39 anni di vita.

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