Ozzy Osbourne – Diary of a Madman

7 novembre 1981.

Ozzy Osbourne pubblica il suo secondo album solista ‘Diary of a Madman’, l’ultimo con Randy Rhoads alla chitarra.

Qualcuno potrebbe considerare ‘Blizzard of Ozz’ e ‘Diary of a Madman’ come un doppio album, anche perché furono gli unici due dischi che Ozzy fece con il compianto Randy Rhoads, tragicamente e curiosamente scomparso in un incidente aereo il 19 marzo del 1982, proprio alla vigilia dell’Equinozio degli Dei di Aleister Crowley.

Ozzy, ogni qualvolta gli venga chiesto di Randy Rhoads, ne parla nel modo in cui si parla di una moglie morta, definendolo il chitarrista che lo aiutò ad uscire dalla sua depressione clinica.

Difficilmente ci si annoia con Ozzy Osbourne, che in quel periodo storico veniva considerato una sorta di Papa del satanismo, argomento assai in voga negli anni ’80 e già ampiamente trattato precedentemente in alcuni post di questa pagina.

Il cantante pare fosse infastidito da quelle voci che lo associavano al diavolo e all’occulto, ma del resto non è che Ozzy componesse canzoni per lo Zecchino D’Oro.

Sulla copertina di ‘Blizzard of Ozz’, si vede Ozzy che con la mano destra solleva un crocifisso come fosse un fendente, seduto su di un pavimento parquettato, con accanto un gatto nero da una parte ed un teschio umano dall’altra, mentre sulla copertina di ‘Diary of a Madman’ Ozzy sembra un pazzo scappato da un manicomio, con vestiti strappati ed un ghigno mefistofelico, in una stanza illuminata solamente da un candelabro e con un crocifisso appeso al contrario sulla parete.

Insomma, tutta una serie di cliché interessanti e credibili proprio grazie ad Ozzy stesso, per il semplice fatto che Ozzy Osbourne è una rockstar, e quindi è semplicemente il suo lavoro.

Gli ’80 sono stati tutta una meravigliosa messinscena, la promessa dell’eterna giovinezza, dell’eterno presente, una finta bolla mediatica coloratissima e griffata, nonostante la Guerra Fredda ed il pericolo del Nucleare, nonostante l’aumento del debito pubblico, la cassa integrazione e la fine della politicizzazione sociale che aveva caratterizzato il decennio precedente.

Gli ’80 sono stati gli anni dello sviluppo delle arti grafiche, della pubblicità, dell’illusione di vincite milionarie nei quiz e delle risate registrate.

Qualcuno potrebbe considerare gli Ottanta come un gigantesco Truman Show.

Ozzy Osbourne apre il suo ‘Diario’ con ‘Over the Mountain’, una sorta di ‘viaggio’ mentale del cantante di Birmingham che offre un giro gratis a chiunque voglia usufruire di un biglietto per volare con lui; il secondo pezzo è ‘Flying High Again’ che potremmo considerare il ‘Crazy Train’ di questo disco, e non perché entrambi siano la seconda canzone dei rispettivi album.

Con ‘Flying High Again’ Ozzy vola di nuovo alto, come da semplice traduzione del titolo, e parla sfacciatamente a favore delle droghe, torna di nuovo il tema lisergico del guardare oltre la ‘montagna’ e del toccare il ‘cielo’. Ozzy ammette di essere solo un povero pazzo e noi in parte gli crediamo, sebbene sappiamo che è solo una maschera, ma la superficialità della società apprezzava quando Ozzy faceva lo scemo, mentre Ozzy non riusciva nemmeno a immaginare cosa avrebbero potuto fare delle teste vuote, era stanco delle bugie, delle false promesse, di chi continuava a darlo per finito.

Ma Ozzy non cambierà mai, non si arrenderà mai, sarà lui stesso il re di mille cavalieri, pronto a difendere la libertà del rock, perché il rock è la sua religione, la sua legge, e lo dice apertamente: “Non potete uccidere il rock n’ roll”.

Tranquillo caro Ozzy, ultimamente ce la stanno mettendo tutta, pare che ci stiano quasi riuscendo, siete rimasti davvero in pochi a difendere la memoria e il vessillo imperiale del rock.

‘Diary of a Madman’ continua con un pezzo più lento come la meravigliosa ‘Tonight’, in stile Beatles, più sponda McCartney, e con un intro ‘flamenchero’ che ricorda vagamente quello di ‘Spanish Caravan’ dei Doors, ma di durata più breve.

In questo brano fuoriescono nuovamente i pensieri confusi e fragili di Ozzy sui suoi errori del passato: Ozzy, nonostante le sue buone intenzioni, sembra stanco di combattere, al punto che scriverà un brano proprio dal titolo ‘So Tired’, contenuta nel suo disco successivo.

Il disco si chiude proprio con la canzone che dà il titolo all’album, il ‘diario di un pazzo’, che qualcuno chiamerebbe ‘povero pazzo’, in cui Ozzy inasprisce i temi della sanità mentale e della depressione, chiedendo esplicitamente di essere salvato dal suo alter ego, colui che confondeva guardandosi allo specchio, quel nemico che viveva nella sua anima e che riempiva ogni giorno le pagine del suo diario.

La canzone si conclude proprio con il suo grido d’aiuto, “Liberatemi”.

‘Diary of a Madman’ è ancora oggi un disco imprescindibile, scritto e raccontato attraverso la visione cupa, triste, romantica e malinconica di uno dei più grandi artisti del Novecento.

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