KRAFTWERK: RADIOACTIVITY

Kraftwerk

Radioactivity

31 ottobre 1975

Capital Records

Musica elettronica, synth pop

Quinto album dei teutonici Kraftwerk, pubblicato in due versioni: una da esportazione con i titoli in inglese, l’altra invece destinata al mercato nazionale con i titoli in tedesco.

Un concept album tecnologico, evocativo, già proiettato nell’era del digitale, che rende omaggio alle scoperte scientifiche che hanno rivoluzionato la nostra esistenza: le frequenze del contatore Geiger, il decadimento radioattivo delle particelle nel tempo di Radioactivity (omaggio al premio Nobel Marie Curie), l’importanza della radio come strumento di ricezione e diffusione di onde elettromagnetiche grazie alla sua Antenna ed Ohm Sweet Ohm, chiaro riferimento al fisico tedesco che diede il nome alla legge sulla resistenza elettrica.

Non a caso, la copertina dell’album, realizzata da Emil Schult, mostra proprio un primo modello di radio degli anni ’50, mentre all’interno troviamo un’immagine del gruppo e un disegno di un’antenna.

Con Radioactivity, i quattro musicisti di Düsseldorf si discostano definitivamente dalla componente rock prog degli esordi, processo già avviato l’anno precedente con Autobahn.

I Kraftwerk hanno rivoluzionato il concetto di produzione musicale, in un momento storico in cui erano ancora forti le influenze dell’hard rock blues britannico, del glam rock statunitense e del cantautorato art rock.

Quella dei Kraftwerk, insieme a tutto il movimento krautrock tedesco, fu la risposta estetica ai canoni anglofoni degli anni ’60.

Nel tempo, la loro influenza è stata determinante nei contesti musicali più disparati: sono stati fonte di ispirazione artistica a 360°, basti pensare alla new wave, alla musica techno, house, disco, alla trilogia berlinese di David Bowie, Iggy Pop, Devo, Afrika Bambaataa, Joy Division, New Order, Rockets, Depeche Mode, Pet Shop Boys, Nine Inch Nails, Moby, Fatboy Slim, Massive Attack, Prodigy, Coldplay, Daft Punk, The Strokes, LCD Soundsystem. Solo per fare qualche rapido esempio.

Negli anni ’70, il concetto di canzone dei Kraftwerk divenne un prodotto da laboratorio avanguardista che stava per trasformare la musica del futuro in un prodotto di produzione di massa, un prodotto popolare presente in ogni ambito e momento della nostra vita.

La musica dei Kraftwerk era arte e design: le luci, l’architettura, i rumori della città e l’attività della vita moderna sempre più industrializzata, alienata e frenetica.

La tecnologia diventerà sempre più imprescindibile e di uso comune per l’essere umano, sempre più in simbiosi, come un artefatto prolungamento della creatività della mente umana.

I Kraftwerk sono stati dei fini amanti e ricercatori del suono: grazie alle loro voci artificiali e alle loro pulsazioni elettriche hanno costruito una vera e propria fabbrica del suono, attraverso un linguaggio numerico binario ed uno stile minimalista, affascinante, ipnotico, ripetitivo, robotico, visionario, dinamico, solo apparentemente statico.

Il contributo che la musica afroamericana aveva dato alla musica rock dei ‘bianchi’ fu restituito dal contributo dei Kraftwerk verso la dance music dei ‘neri’.

Furono i Beatles della musica elettronica, la vera rivoluzione su larga scala degli anni ’70, sebbene qualcuno possa pensare in primis al punk britannico.

All’improvviso non era più necessario usare gli strumenti musicali tradizionali, o saper leggere uno spartito per realizzare in disco. Nacque proprio da loro la figura del disc jockey. Un cambio epocale, che, probabilmente, per qualcuno rappresentò un abominio.

Sebbene, da una parte, quei nuovi suoni robotici e futuristici fossero così affascinanti e magnetici, dall’altra fa riflettere la proiezione moderna e quanto mai attuale della loro musica.

L’antenna dei Kraftwerk ha catturato le frequenze di quel periodo, le ha trasformate ed infine trasportate fino al giorno d’oggi.

I Kraftwerk furono i Nostradamus della musica.

Negli anni ’70, con largo anticipo, i Kraftwerk avevano già immaginato e fotografato quella sarebbe poi diventata la società attuale: frenetica, automatizzata ed iperconnessa.

Tracklist:

Geigerzähler

Radioaktivität

Radioland

Ätherwellen

Sendepause

Nachrichten

Die Stimme Der Energie

Antenne

Radio Sterne

Uran

Transistor

Ohm Sweet Ohm

Formazione:

Ralf Hütter – voce, sintetizzatore

Florian Schneider- voce, sintetizzatore

Wolfgang Flür – percussioni elettroniche

Karl Bartos – percussioni, sintetizzatore

Strumentazione:

Roland RE-201 Space Echo, Arp Odyssey,

Minimoog, Farfisa Rhythm Unit 10,

Vako Orchestron, Oscilloscopio,

Percussioni elettronichea pads

© 2019, Fotografie ROCK. All rights reserved.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.