Skid Row: Slave to the Grind

11 giugno 1991.
Gli Skid Row pubblicano il loro secondo album, Slave To The Grind.

Era l’estate del 1991 e l’heavy metal era ancora un tipo di musica molto popolare in tutto il pianeta.

Il grunge era ancora un feto di sei mesi, ma da lì a tre mesi avrebbe visto la luce, e avrebbe catalizzato l’attenzione di tutti, mettendo di conseguenza in disparte, in un angolino, i fratelli maggiori del decennio precedente.

Gli avidi anni ’80; l’enfasi ipocrita per il capitalismo filosofico, in cui tutti erano superstar, e la retorica del combattente.

Un vero paradosso se si pensa al rock di fine anni ’60 e dei primi anni ’70, trainato dallo spirito di reazione politica nei confronti dell’amministrazione di Nixon.

Gli anni ’80 saranno ricordati anche per i ‘capelli‘, in particolar modo nell’ambito musicale new wave, rock e metal.

A volte era difficile andare oltrel’immagine, ma era lo stile dell’epoca. Dal punto di vista culturale era semplicemente il riflesso della società in cui si manifestava.

Gli Skid Row esordirono nel 1989, con lo straordinario album omonimo di puro hard rock: aggressivo, rabbioso, melodico e radiofonico.
I primi due album degli Skid Row erano come un orso grizzly che si scaglia contro un gruppetto di hipsters ricoperti di miele.

Gli Skid Row sono talmente anni ’80, o forse sono io che li considero tali, che sembra difficile pensare che siano usciti alla fine di quel decennio, per poi lasciare una traccia indelebile solamente grazie alla qualità dei primi due album.

Con il terzo album, Subhuman Race, del 1995 o 1996, non ricordo, provarono a scrollarsi di dosso quell’etichetta glam anni ’80, ma il risultato fu invece un vero e proprio flop, sebbene alla fine fosse un buon disco, a mio parere.

A metà degli anni ’90, come direbbero i giovani di oggi, gli Skid Row erano diventati ‘Off Topic‘.

Però, diamo a Cesare quel che è di Cesare, e nel loro caso, diamo agli Skid Row quel che è degli Skid Row.

In quel momento storico, parliamo ovviamente degli anni ’80, un sacco di band promettevano che avrebbero fatto album sempre più ‘heavy‘, senza poi però mantenere quelle promesse e le aspettative dei fan, ma gli Skid Row, invece, lo fecero veramente.

Furono tra i pochi a mantenere quel tipo di promessa, proprio con Slave to the Grind, che potrebbe addirittura sembrare un disco della fase Megadeth anni ’90.

Alcuni brani di questo disco come: Monkey Business, Slave To The Grind, Riot Act, In A Darkened Room, Quicksand Jesus, sono divenuti delle vere e proprie hit di successo, brani di rock classico di un genere musicale che oggi purtroppo vive solamente di un nostalgico revival.

Un vero peccato che questa band si sia persa troppo presto.

Gli Skid Row, all’inizio degli anni ’90, erano una delle poche band che poteva fare una ballad come I Remember You e allo stesso tempo andare in tour coi Pantera, e poi Baz aveva un’estensione vocale fantastica.

Ciò che ci rimane dell’era Bach degli Skid Row è un tassello fondamentale nell’hard rock classico, un disco che non ha un buco, imprescindibile per gli amanti del genere.

Slave to the Grind è un disco che spacca il culo!

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