Slayer: Reign In Blood – 7 ottobre 1986

7 ottobre 1986.
Gli Slayer pubblicano Reign In Blood, il loro terzo album in studio.
Considerato una pietra miliare del thrash metal, il disco è tra i più importanti del metal estremo ed ha ispirato numerose formazioni thrash, death e black metal.

Secondo alcuni critici, Reign In Blood ha ispirato l’intero genere death metal, mentre Metal Hammer, nel 2006, lo definì il più grande album metal degli ultimi 20 anni.

Avevamo già, ampiamente, introdotto gli anni ’80, come periodo d’oro per l’esplosione definitiva del genere heavy metal in ogni sua ramificazione, in ogni sua derivazione ed interpretazione.

Il 1986 fu l’anno della consacrazione anche per il cosiddetto thrash metal, sottogenere metal underground nato dalle ceneri dell’hardcore punk.

E così, nel 1986, i californiani Slayer pubblicavano, sotto la produzione di Rick Rubin (si sempre lui…), un capolavoro come Reign In Blood: la Bibbia del genere thrash metal, che ancora oggi resta, a mio avviso, uno dei migliori album metal di sempre.

Meno di mezz’ora di sonorità estrema; riff asfissianti, claustrofobici, alla velocità della luce del duo King/Hanneman, mescolati alle urla strazianti e demoniache del cantante/bassista Tom Araya, il tutto appoggiato sulla doppia gran cassa del disumano Dave Lombardo.

La opener Angel of Death ci catapulta direttamente all’inferno: l’urlo d’apertura di Araya è davvero qualcosa di mai ascoltato prima, la disperazione assoluta, il punto di non ritorno del genere umano.

Angel of Death fu scritta dal compianto chitarrista Jeff Hanneman, testo e musica, ed è definita una delle più emblematiche del genere. Descrive il dottor Josef Mengele, noto criminale nazista e personaggio chiave del testo, soprannominato Angelo della Morte, e da ciò viene il nome del brano.

Mengele venne chiamato così per aver compiuto alcune delle più orrende atrocità della storia del XX secolo: eseguiva infatti macabri esperimenti sugli ebrei deportati nei campi di concentramento, quali chirurgia sperimentale senza anestesia, iniezioni di germi letali, operazioni di cambiamento sessuale e rimozioni di organi e membra.

Hanneman decise di scrivere questo pezzo dopo aver letto vari libri su Mengele. Un romanzo che lo influenzò molto fu anche I ragazzi venuti dal Brasile, dello scrittore ebreo-americano Ira Levin.

Hanneman è ststo un grande appassionato della seconda guerra mondiale: il suo interesse per il nazionalsocialismo attirò, però, nei suoi confronti e del gruppo, accuse di simpatie per quell’ideologia, che però il chitarrista ha sempre rifiutato, sottolineando il suo interesse esclusivamente storiografico.

Le altre tracce di Reign In Blood raccontano scenari anticristiani, demoniaci, blasfemi, cronache degli orrori della guerra, ma mai di esaltazione di essa, e storie di serial killer.

Tematiche davvero forti, accompagnate da una base ritmica incalzante, asfissiante, in un’atmosfera apocalittica e il sordo rumore degli orrori del passato.

Jesus Saves, Piece by Piece, Necrophobic, Altar of Sacrifice, Post Mortem ed il degno finale con Raining Blood. Il rumore di una pioggia di sangue immaginaria ci introduce ad un altro grande pezzo di storia del thrash metal, Raining Blood. Il ritorno della pioggia, a fine brano, è il modo per dirci che il disco volge al termine.

La copertina di Reign In Blood raffigura il Demonio portato in trionfo tra gli Inferi, in un lago di sangue.
Insomma, un artwork all’insegna della sobrietà.

Reign In Blood rappresenta uno dei picchi massimi che il thrash metal raggiunse durante la sua decade di splendore, nonché uno degli esempi migliori di pura malvagità musicale.

Impossibile non farsi coinvolgere da quest’album, che ancora oggi fa parlare di sé, per la sua violenza sonora. Reign In Blood è come viaggiare su un treno merci senza freni, lanciato a tutta velocità.
E proprio per questo motivo, a Reign In Blood spetta di diritto il trono dell’immortalità.

Da ricordare, nel 1986, la performance di Kerry King nel brano, e relativo video, No Sleep ‘till Brooklin dei Beastie Boys, band rap americana, ex hardcore punk, che arrivò al successo commerciale grazie al famoso produttore Rick Rubin. In quegli anni, il nome di Rick Rubin sarà un comun denominatore.

Reign In Blood è ancora oggi un disco assolutamente imprescindibile.

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