Fukjo: recensione de La Musica, il Mare e La Deriva Occidentale

Fukjo

La Musica, il Mare e la Deriva Occidentale

Overdub Recordings

7 giugno 2018

genere: alternative rock, noise, psych, synth rock, elettro rock, dream pop

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Recensione a cura di Andrea Musumeci

La società dello spettacolo. Così Baurillard descriveva, già decenni fa, lo scenario sociale, culturale e politico della modernità occidentale.

Il tramonto della cultura occidentale. Già Flaubert e Baudelaire, a modo loro, avevano descritto il crollo di un intero sistema di valori morali e di riferimenti spirituali, ed il nichilismo di una società sempre più individualista, indifferente e brutale.

I Fukjo, in buona sostanza, ci raccontano questo cambiamento nel nuovo album La Musica, il Mare e La Deriva Occidentale edito per Overdub Recordings e prodotto da Phil Liar.

L’evoluzione sonora dei giovani pugliesi Fukjo (Giuseppe D’Agostino e Gianluca Salvemini in collaborazione con Enzo Cannone) passa attraverso sonorità fresche, sperimentali, raffinate, eclettiche, sognanti e vorticose, come le foglie secche spinte dal vento.

Questo nuovo capitolo discografico dei Fukjo si rifà al noise anni ’80 e ’90 dei Sonic Youth, Smashing Pumpkins e Jesus and Mary Chain, ed al rock alternativo italico dei Marlene Kuntz e Subsonica.

Un tappeto strumentale dream pop decadente, nostalgico, psichedelico e rabbioso, che trasmette un pathos sempre in crescendo per poi sfociare in ritornelli dal forte impatto emotivo, nello stile dei Fast Animals and Slow Kids.

Il tutto è accompagnato da un cantato sensuale, leggero, acuto, raffinato, nostalgico, introverso e graffiante, che può ricordare le linee vocali di Edda (ex voce dei Ritmo Tribale) e di Julian Casablancas dei The Strokes.

La Musica, il Mare e la Deriva Occidentale è un’altalena continua fra luci e ombre, un flipper di emozioni, dove emerge l’urgenza di ritrovare quella felicità perduta e l’importanza delle cose semplici, attraverso quei ricordi, quei luoghi e quei sorrisi che fanno stare bene.

Questo è, nello specifico, il messaggio di Isole e Triplo Kaioken, i primi due singoli che hanno anticipato l’uscita dell’album.

Da questi due brani, e dai rispettivi video, traspare la delusione di una generazione abituata a rimandare sempre a domani, che vuole ribellarsi all’individualismo di una vita passiva ed abitudinaria, preferendo, piuttosto, l’ignoto e l’incertezza di una salto nel vuoto… ma che nel male intravede comunque uno sbocco positivo, un sorriso che significa speranza.

Nessun uomo è un’isola, come dal saggio di Thomas Merton. Ma è ancora così? Lentamente, ci hanno trasformato in isole, in corpi galleggianti e fluttuanti che si trascinano in un presente sempre più burrascoso ed un futuro sempre più provvisorio.

La Musica, il Mare e la Deriva Occidentale è un disco che mescola le sonorità soft ed eleganti, dal sapore classico e retrò di un cocktail Martini Dry, di Barry White, e le sonorità elettro-rock ovattate, malinconiche ed incalzanti dei The Strokes di Comedown Machine.

La Musica, il Mare e la Deriva Occidentale è un album brillante, spontaneo, immediato, fragile, sofisticato e passionale, come il vento di scirocco.

La Puglia sta dimostrando e confermando di essere una fertile fucina di talenti musicali nell’ambito rock indie. E la Overdub Recordings non sbaglia un colpo.

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