Heisenberg: recensione di Lunazione

Heisenberg

Lunazione (EP)

To Lose La Track, SHOVE Records, CONTROCANTI

16 ottobre 2020

genere: post-rock, emo-hardcore, post-hardcore

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Recensione a cura di Andrea Musumeci

Dopo la pubblicazione di Immaginarie Linee Matematiche Tra Cielo e Terra e Caporetto, la band capitolina Heisenberg manda alle stampe Lunazione, il suo terzo lavoro in studio edito il 16 ottobre 2020 in formato digitale e in vinile a tiratura limitata per To Lose La Track, SHOVE Records e CONTROCANTI.

A metà tra la variante chimica e lisergica dell’Heisenberg di Breaking Bad e l’austerità del principio di indeterminazione del premio Nobel Werner Heisenberg, il quintetto romano dà continuità al suo mantra tematico, ed alla sua essenza strumentale, muovendosi tra fisica quantistica, astronomia, filosofia e citazioni musico-letterarie, ricalibrando il proprio background emo-core e post-hardcore su un’estetica più matura e su dinamiche esecutive più eclettiche rispetto alle precedenti uscite.

Il titolo di questo nuovo episodio discografico descrive il mese sinodico, altrimenti detto lunazione, ovvero il tempo che la Luna impiega, attraverso tutte le sue mutazioni somatiche, per riallineare di nuovo la sua posizione con il Sole e la Terra dopo aver compiuto un moto di rivoluzione intorno a quest’ultima.

Metamorfosi genetiche e cicliche che, oltre l’espressione semantica e cognitiva, si aprono ad un piano di comprensione più introspettivo, da leggersi come parallelismo con le fasi della nostra vita, strettamente connesse alla combinazione di due concezioni del tempo; quando in forma circolare e ripetitiva, seguendo i ritmi biologici di estrazione induista e nietzschiana, quando in forma lineare, assecondando il dogma scientifico moderno che verte sulla sequenza di cause ed effetti.

In una contemporaneità la cui coscienza sociale è sempre più divorata dalla routine tossica quotidiana, dal potere distruttivo e autodistruttivo di vanità effimere e del bulimico egocentrismo, ed in cui vengono messi sempre più a repentaglio i simboli della cultura e della convivenza tra i popoli, gli Heisenberg si affidano alla circolarità spigolosa, cinica, intima e riflessiva del post-rock (nell’accezione più filosofica ed empirica del termine), riavvolgendo il nastro dei ricordi, come si faceva con le vecchie musicassette, ed eludendo l’ineluttabile ciclicità del tempo, con l’obiettivo nobile e utopico di raggiungere, nella catarsi, la consapevolezza di una pace interiore.

Alternando momenti di quiete apparente e sferzate di ira funesta, le cinque tracce di Lunazione percorrono e circumnavigano l’isola emozionale e retrò dell’alternative rock, nel tentativo di immortalare, incorniciare e addomesticare l’acme creativo e la memoria sonica di quel paradigma distorsivo, cerebrale, progressivo e dissonante che riconduce direttamente al verbo di band iconiche nostrane quali CSI, Diaframma post Miro Sassolini, Il Teatro Degli Orrori, Fluxus e i Massimo Volume di Stanze.

Quello degli Heisenberg è un tessuto strumentale crudo, rabbioso, irrequieto e non convenzionale, ammorbidito con trame melodiche e visionarie ed intriso di suggestioni atmosferiche vorticose e distopiche, di traiettorie elettroacustiche ruvide e di contorsioni ritmiche noise, dense e corrosive come soda caustica.

Una sintesi elettro-rock di stati ansiogeni ed immagini potenti, dove ogni elemento sonoro viene sostenuto da un crescendo musicale liberatorio e da una poetica malinconica di matrice punk-autorale grondante diluvi di parole: un registro linguistico che, citando i CSI di Linea Gotica (“si alzano roghi in cupe vampe”) e Franco Battiato di E Ti Vengo A Cercare, rivela un fondo di fragilità latente, messa ancora più a nudo dall’intensità di monologhi spoken word coriacei, acidi e solenni, dai quali emerge tutto l’apice emotivo dell’opera.

Lunazione racconta un uomo estraneo al suo tempo; un uomo oscillante tra fede e ragione, che se da una parte esalta il pensiero kantiano nella passione viscerale post-punk di A Chi Mise Ricordi, dall’altra guarda al passato sognando l’impossibile restaurazione d’un mondo tramontato.

Un mondo che nell’universo degli Heisenberg è solo un punto, la luce flebile del destino. Un Destino che, volendo citare Cesare Pavese ne I Dialoghi Con Leucò, non tradisce, perché è dentro di noi, più profondo del sangue e che nessun dio può toccare.

https://heisenberg.bandcamp.com/

Membri della band:

Massimo Cardelicchio: chitarra

Matteo Cellini: voce

Giovanni Lista: batteria

Stefano Tamorri: basso

Giorgio Vallone: chitarra

Tracklist:

1. Nera Era

2. Hringvegur

3. Il Destino Non Tradisce

4. Nel Nome Del

5. A Chi Mise Ricordi

Registrato, mixato e masterizzato da Valerio Fisik @ Hombre Lobo Studios

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