La Jacquerie: recensione de Il Mare

La Jacquerie

Il Mare

(R)esisto

20 Novembre 2020

Genere: alternative rock, post-rock, folk, world music

_______________

Recensione a cura di Mamunia

Con il loro costante movimento, le onde possono essere rappresentazioni di stati d’animo inquieti. Il mare può essere agitato e perciò suscitare sensazioni d’indecisione e ambiguità: un riflesso dell’esistenza umana che oscilla tra desideri e sentimenti contrastanti.

È questa la prima immagine che Io Credo Il Mare evoca, enfatizzata dal timbro dissonante del bouzouki, da percussioni ipnotiche e, soprattutto, dalla teatralità della prova vocale. Il brano si rivela la scelta ideale in apertura dell’EP Il Mare dei La Jacquerie, anticipandone la complessità melodica e le contaminazioni culturali. L’album è un caleidoscopio di lingue, suoni e colori, echi di civiltà unite da un Mediterraneo che abbraccia popoli e tradizioni distanti, diversi, a volte incompatibili.

La spiaggia di Scheveningen prima di una tempesta, Vincent van Gogh

Come le correnti marine, il ciclo della vita è un flusso che inarrestabile scorre dalla nascita fino alla morte, solcato dalla nave della coscienza umana che, in balia di emozioni e aspettative, si trascina alla faticosa ricerca di una sponda. Chi Si Accontenta Muore è la colonna sonora adatta a descrivere in musica e parole questa gravosa esplorazione. Con una lunga introduzione elettrica, la canzone è puntellata da un ossessivo riff di chitarra, sostenuto dal tappeto sonoro di un giro di basso dall’anima marcatamente blues e di tastiere avvolgenti, a spirale, di doorsiana memoria.

Viandante sul mare di nebbia, Caspar David Friedrich

La profondità del mare è però anche simbolo dell’inconscio e, così come l’irrefrenabile scorrere dell’acqua, può essere collegato agli istinti più travolgenti. Nel singolo estratto dall’album, Non Si Vola, la nave della coscienza decide di non opporre resistenza alle onde e alle correnti, ma si concede eccezionalmente ad essere trascinata da un subconscio sconfinato. Il suono stridulo della chitarra e l’incedere ripetitivo della linea melodica si contrappongono al timbro caldo e descrittivo della voce, restituendo una sensazione di sereno ma consapevole abbandono.

Impressione, levar del sole, Claude Monet

Fonte della vita, brodo primordiale da cui tutte le specie viventi si sono originate, il mare è la genesi di ogni esistenza. Ma la bonaccia e l’acqua stagnante possono anche rappresentare un blocco psicologico da cui si possono originare demoni e mostri spaventosi.

La linearità ritmica di Prima Il Tuo Nome invoca l’incubo di un mare che risucchia chi tenta di attraversarlo, distruggendone le speranze. La sovrapposizione delle tracce vocali e dei diversi livelli linguistici, così come il dialogo tra chitarra elettrica e acustica, stabiliscono forte la connessione del mare con il concetto di morte: “prima il tuo nome, grido forte il tuo nome, prima che la voce diventi di sale, prima che l’onda muoia con me”.

L’onda, Ivan Ajvazovskij

Strettamente correlato alla stagione estiva, il mare rappresenta anche il conforto: il mare è fonte di nutrimento, ma è anche la risposta alle temperature più torride, dona un senso di leggerezza durante il nuoto e una sensazione tattile avvolgente nelle immersioni, lambisce la riva con le sue onde come unione di due elementi naturali, l’acqua e la terra. È questo il milieu tratteggiato dalle armonie di Passannante.

Sulla spiaggia, Boulogne sur Mer, Édouard Manet

Il Mare è però un EP da scoprire strato dopo strato. L’impianto melodico e i versi indefiniti, evasivi e sfuggenti potrebbero portare l’ascoltatore a sottovalutare Passannante. Il titolo della canzone richiama esplicitamente il nome dell’anarchico autore di uno dei tre attentati subiti da Umberto I alla fine di un ‘800 italiano post-unitario. Inoltre, l’unica dedica sull’EP è quella a Gaetano Bresci, autore dell’ultimo e fatale attentato al Re.

Il termine stesso “Jacquerie” rimanda storicamente a una rivolta popolare francese avvenuta a metà del quattordicesimo secolo e nel linguaggio comune sta a indicare qualsiasi rivolta o sollevazione contro l’oppressore. Queste due figure rivoluzionarie hanno in comune una morte avvenuta in circostanze poco chiare: abbandonato a morire in manicomio Giovanni Passannante, suicida in cella il Bresci. Entrambi portavoce di un popolo affamato e disperato, represso con spietata durezza.

È così che l’EP si conclude, regalandoci un’ultima immagine: flutti che si infrangono e trascinano a riva modelli di ribellione alla schiavitù e alla povertà, come messaggi nella bottiglia che suggeriscono, a chi saprà interpretarli, che è possibile affrancarsi dal distorto e annichilente modo di vivere contemporaneo. Privo di strade, scarico da ogni sorta di spiegazione, è un mare di speranza quello che si nasconde in un gesto disperato, di popoli migranti o di eroi dimenticati: le onde non si arrendono mai.

Credits:

Testi di Simone Piccini e Cristiano Lattanzi, arrangiamenti di Antonio Piccinni. I La Jacquerie sono: Simone Piccini (voce e chitarra acustica), Cristiano Lattanzi (basso elettrico), Antonio Piccinni (chitarre, bouzouki, fender rhodes, acoustic loops) e Michele De Musso (batteria).

http://www.facebook.com/lajacquerieband

https://www.instagram.com/lajacquerieband/

Tracklist:

1. Io Credo Il Mare

2. Chi Si Accontenta Muore

3. Non Si Vola

4. Prima Il Tuo Nome

5. Passannante

© 2021, Fotografie ROCK. All rights reserved.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.