Nigel Clark: la recensione di Make Believe Love

Nigel Clark

Make Believe Love

Autoproduzione

4 Dicembre 2020

genere: brit pop, funk, fusion, folk beat

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Recensione a cura di Mamunia

Una mise en abyme temporale è quella che proietta il 2020 di Nigel Clark nel suo mancato esordio solista all’inizio del secolo, a sua volta sbalzato più di vent’anni anni indietro durante un concerto di Lou Reed alla fine degli anni 70. Davanti al pubblico del Bottom Line di New York, infatti, Lou attacca una Sweet Jane quasi interamente eseguita in spoken word e pronuncia la frase “Oh mama, give me some make believe love. Hey! Make believe love: that’s an album title, Michael, write that down, quick and fuck if I forget it!”.

Nigel Clark non l’ha dimenticato e, fin dalle prime sessioni di registrazione, Make Believe Love è sempre stato il titolo del primo progetto solista, messo in cantiere dopo la rottura con i Dodgy, sua band storica. Insieme a Mathew Priest e Andy Miller, Nigel era infatti reduce da tre ottimi album in studio venduti in oltre un milione di copie in tutto il mondo. Nel 2000 rientra da Londra a Redditch, sua città natale, e inizia a lavorare a qualcosa di completamente nuovo, libero da ogni costrizione e imposizione discografica.

Le due tracce di apertura esprimono in modo compiuto questo senso di libertà creativa, lasciando immaginare una jam session tra gli ottimi musicisti di Birmingham coinvolti nelle registrazioni. Ma è dopo il primo, divertente e divertito, quarto d’ora che arriva un forte e deciso colpo al cuore: inizia You Can Hold My Hand e sento di aver saltato un battito.

Tutto quello che i Dodgy hanno significato e tutto ciò che di buono c’è stato nel movimento del Brit Pop degli anni ’90 è perfettamente racchiuso in questa piccola e preziosa gemma. La magia continua con Wheels Of Time e la voce di Nigel, le armonie vocali, le aperture melodiche mi traghettano verso un dolcissimo ritornello: il cuore torna a battere e lo fa a ritmo di musica.

Make Believe Love fu completato già quello stesso anno, ma non ci furono abbastanza fondi per finanziarne la stampa e la distribuzione. Per anni resterà a disposizione di Nigel e di pochi intimi per appassionati ascolti casalinghi. Bisognerà aspettare la pubblicazione di 21st Century Man nel Novembre del 2006 per poter stringere tra le mani il secondo album solista di Nigel Clark, il primo ad essere pubblicato.

L’album scorre struggente, per poco più di un’ora totale. Nella tracklist si nasconde una conoscenza di antica data: Make Believe Love ci dà l’opportunità di riscoprire un brano precedentemente pubblicato su 21st Century Man in una veste completamente nuova. Nothing Is Free è una vecchia fiamma in un vestito nuovo e… vintage. La messa in abisso continua: in Class A Smile è possibile percepire l’eco di If You’re Thinking Of Me ed è come riabbracciare un amico dopo tanti anni: per Nigel Clark il tempo sembra essersi fermato.

Quello appena trascorso è stato un anno difficile, segnato dalla pandemia. Progressivamente, tutte le nazioni europee si sono trovate a dover gestire la chiusura degli esercizi commerciali, dei cinema, dei musei, delle fabbriche, delle scuole. Pochi sono i sopravvissuti al virus e alla crisi economica, molti sono stati i caduti. Alcuni tra i privilegiati, risparmiati su entrambi i fronti, hanno sentito il bisogno di fare qualcosa per gli altri. È così che nasce il Lockdown Club di Nigel Clark che, ogni giovedì sera, ha combattuto al fianco dei suoi ascoltatori per sconfiggere la solitudine della segregazione domestica.

Settimana dopo settimana, il gruppo che partecipava alle dirette live dal basement di casa Clark si facevano più numerosi e più entusiasti. Nigel riusciva a ricreare quella spensieratezza e quel senso di appartenenza che si respira in un pub della provincia inglese, cantando canzoni dal vasto repertorio dei Dodgy e da quello solista, aggiungendo alcune emozionanti cover a dichiarare con orgoglio le proprie radici culturali.

Finito l’isolamento, fece capolino un riscoperto e claudicante senso di libertà: in questo contesto arriva l’annuncio, Make Believe Love avrebbe visto finalmente la luce, autofinanziato. La title track ha illuminato tante delle mie giornate e tante delle mie notti, ogni ascolto è pervaso da un senso di gratitudine che puoi provare solo per chi ha saputo trovare un modo gentile e genuino di condividere qualcosa di suo con te.

Ed è questo il potere raro dei Dodgy e di Nigel Clark: non importa cosa succede, loro ci saranno sempre, per farti sentire a casa. Homegrown is the way that it should be, dopo tutto.

Credits:
Tutte le canzoni sono scritte, mixate e prodotte da Nigel Clark.

Jerome Di Pietro ha collaborato con Nigel al mixaggio e alla produzione dell’album come audio engineer. Artwork di Mark Hoan.

https://www.facebook.com/nigelrichardclark

Tracklist:
1. How Long Is Too Long
2. One Of These Days
3. You Can Hold My hand
4. Wheels Of Time
5. We Folk
6. Nothing Is Free
7. Make Believe Love
8. Don’t Be Denied
9. Class A Smile
10. Holding Hands
11. Here Today
12. Demonstrate

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