Nitritono: recensione di Eremo

Nitritono

Eremo

I Dischi del Minollo, Shove Records, Vollmer Industries, Brigante Records & Productions, Longrail Records

30 ottobre 2020

genere: post-rock, sludge metal, elettronica, ambient metal, post metal, noise

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Recensione a cura di Andrea Musumeci

Oggigiorno, sempre più realtà musicali della scena underground scelgono di esprimere e comunicare la propria creatività artistica e spirituale servendosi unicamente dell’aspetto strumentale e rinunciando, di conseguenza, a quello testuale.

Come a voler guardare oltre il simbolismo delle parole, evadendo dalla contemporaneità mediatica per immergersi completamente, anima e corpo, nella sfera sonica, amniotica e primordiale della natura.

Una chiave di lettura che ci fa accedere al concept strumentale di Eremo, il nuovo album (terzo episodio discografico) del duo post-rock cuneese Nitritono, edito il 30 ottobre scorso per una cordata di etichette indipendenti composta da I Dischi del Minollo, Shove Records, Vollmer Industries, Brigante Records & Productions e Longrail Records.

Con Eremo, i Nitritono (featurizzati da Enrico Cerrato, aka Petrolio, nel brano Costa da Morte) mettono insieme 6 tracce dal sound psichedelico, catartico, inquieto, magnetico, gotico e potente, nel tentativo di ricostruire il rapporto dicotomico, ma al tempo stesso simbiotico, che c’è tra il rumore industriale della superficie e l’oscuro silenzio degli abissi, affondando le proprie radici ibride nel fertile passato di gruppi seminali quali Zu, Swans, Cult Of Luna e Om.

Le sei canzoni dell’opera scandiscono i sei momenti del percorso, al cui interno si respira la sacralità di più luoghi dell’anima; partendo dalle cime del Monviso, detto anche Re di Pietra, per poi toccare diverse tappe quali il santuario di Samos (all’interno di un bosco sulla via del Cammino di Santiago), il Passo di Terre Nere (sotto la cima della Tête de l’Homme in valle Maira), Hospitales (una tappa abbastanza faticosa ed intensa del Cammino di Santiago), la Bric Costa Rossa (una delle due punte della Bisalta, un monte che abbraccia la città di Cuneo, detta anche “la montagna del diavolo”), fino all’atto conclusivo di Costa da Morte, nel nord della Galizia, una delle zone marine più impervie della Terra.

Gli effetti collaterali di questa ricerca sonora si riflettono in quello che potremmo definire un elogio alla solitudine, concentrato in un calvario mistico e ipocondriaco di atmosfere ambient sature, claustrofobiche, scure, occulte e droniche che si manifestano attraverso la magia dei paesaggi crepuscolari della darkwave, calandosi nella profondità pulsante dei bassi, nelle dissonanze ritmiche sludge, noise e post metal, ed alternando cadenze downtempo e midtempo travagliate ed inesorabili.

L’eremo dei Nitritono è il sentiero sperimentale, emotivo ed introspettivo da cui ripartire per poter raggiungere quell’abbraccio di misericordia: una sorta di trip processionale, itinerante, liturgico, denso, sinfonico, ipnotico e maledettamente solitario che lega musica e storia, e che persegue l’obiettivo di liberarsi dagli echi sofferti delle anime dannate degli eremi metropolitani, per vedere, finalmente, le cose con un occhio nuovo, con uno spirito nuovo.

Membri della band:

Luca Lavernicocca: batteria

“Sir” Siro Giri: chitarra

Tracklist:

1. Re di Pietra

3. Somos

3. Passo di Terre Nere

4. Hospitales

5. Bric di Costa Rossa

6. Costa da Morte (feat. Petrolio)

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