Anthony Kiedis

Grand Rapids, 1º novembre 1962.
Nasce Anthony Kiedis, cantautore, cofondatore e frontman dei Red Hot Chili Peppers.
Anthony Kiedis è uno di quei cantanti che non hanno bisogno di grandi presentazioni. Anche chi non ama i Red Hot lo conosce, un po’ per il suo carisma, un po’ per i suoi trascorsi turbolenti con le droghe e un po’ perché cavalca le scene rock da ormai 35 anni.

Dopo il suo trasferimento a Los Angeles ed una breve carriera cinematografica, il giovane Anthony conosce, alla Fairfax High School, un ragazzo australiano di nome Michael Balzary, il futuro Flea. Ai due si aggiungeranno presto Hillel Slovak e Jack Irons, con i quali formeranno i Red Hot Chili Peppers, esibendosi per la prima volta in un club di Los Angeles nel febbraio 1983.

Kiedis non era un cantante, non lo è mai stato. Ma amava stare sul palco. Inizialmente faceva solo il buffone mentre i suoi amici suonavano, ballava, si dimenava, dava spettacolo. Poi, iniziò a scrivere testi e a repparli. Funzionavano. Fra lui e Flea si instaurava un feeling tale da rendere vive le parole di Anthony.
Erano una boccata d’aria fresca. Ben presto tutta L.A. si accorse di loro e il successo planetario arrivò con l’ingresso di John Frusciante, al posto del compianto Slovak, ed in particolare col secondo album pubblicato dalla nuova formazione: ‘Blood Sugar Sex Magik’, nel 1991. In seguito i dischi della band californiana diventarono più melodici e Kiedis dovette applicarsi anche nel canto, che rimane comunque il suo punto debole. Ma come? Eppure è un cantante! Credo sia il classico esempio di come l’interpretazione ed il carisma vincano sulla tecnica e sull’intonazione.

Kiedis è ancora attivo con la sua band, con la quale continua ad incidere dischi e a fare tournée.
Nel 2005 ha pubblicato la sua autobiografia ‘Scar Tissue’, un libro che ho divorato e che consiglio calorosamente a tutti gli amanti dei Peppers.

“Eravamo teneri io e Anthony: a 15 anni cercavamo con ogni mezzo di infilarci nei club dove suonavano le nostre punk band preferite. Non ci facevano entrare perché non eravamo abbastanza cool. Sgorbietti brufolosi, non si entra qui senza un look speciale, sembrate due studenti vestiti da homeless, ci dicevano. Allora ci siamo presentati completamente nudi con strisce di rossetto rosa verticali e orizzontali disegnate su tutto il corpo. Niente da fare, ci hanno lasciato fuori. Bacchettoni!” (Flea)

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