Sylosis
The New Flesh
(Nuclear Blast Records)
20 febbraio 2026
genere: groove metal, thrash metal, crossover, NWOAHM
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Recensione a cura di Marco Calvarese
Almeno su un assioma bisogna tutti convenire: Sylosis significa devasto.
E allora, per fortuna, mentre la TV mi propinava il festival quasi a reti unificate, la band britannica mi ha concesso una succosa alternativa pubblicando The New Flesh, il suo settimo LP, e sapevo già di potermi aspettare una sana dose di ultra-violenza servita con classe sopraffina, come Alex di Arancia Meccanica che pestava ascoltando Beethoven.
Non mancano spunti di nuovo interesse, perché The New Flesh vede l’esordio in studio del bassista Ben Thomas e lo spostamento di Marshall alla chitarra ritmica, mentre la produzione e la cura di effetti e synth restano appannaggio del leader Josh Middleton.
Voglio subito dire che il suo lavoro dietro il mixer è stato, come e più di sempre, superlativo e che il nuovo album fa registrare, rispetto al precedente, qualche passo avanti.
Mentre A Sign Of Things to Come, infatti, pur mastodontico, mi dava una certa sensazione ancora di ricerca e disorganicità, The New Flesh non mi ha lasciato lo stesso retrogusto: dopo alcuni ascolti, ho come l’impressione che la band di Reading abbia trovato il modo di rendere più fluido e omogeneo l’impasto di influenze che dà origine alla sua personalissima evoluzione, verso quello che, a mio modesto avviso, sarà il suo punto d’arrivo: la New Wave Of American Heavy Metal.
Una band britannica? Alle soglie dei 30 anni? È una provocazione, la mia?
In fin dei conti sì e no, perché, a ben vedere, il percorso compositivo e sonoro dei Sylosis dagli esordi ai giorni nostri porta, secondo me, il definitivo approdo di questi artisti più a stelle e strisce che tante band native delle ex colonie britanniche.
Non si tratta necessariamente di un difetto, anzi, è una scelta che non mi dispiace. D’accordo, lo ammetto: non sono esattamente innamorato dell’elemento melodico di certi refrain, né di certe strutture contorte e, per quanto io apprezzi le doti e la versatilità di Josh (aspetti che trovano il loro pieno compendio nel lento – invero piuttosto ordinario – Everywhere At Once), non impazzisco per il suo growl dal punto di vista tecnico.
Però, con altrettanta sincerità, devo convenire che il bilanciamento tra groove e metalcore in The New Flesh mi risulta più gradito che in passato, forse proprio perché il secondo sta cedendo gradualmente il passo al primo.
Ecco che, se i primi due brani arrivano con un groove diretto, tecnico e ben riuscito, e puntano molto sui classici riffoni thrash e sui breakdown (smaccatamente panteriano, pur leggermente sincopato, in Erased), il resto del disco è una piacevole e variegata alternanza di tracce più immediate e “hook-in-mouth”, di stampo quasi sepulturiano (All Glory, No Valour e il dirompente muro sonoro di Mirror Mirror), e pezzi più ragionati e dal tipico ritornello “core”, che mi ricordano altri momenti dei Sylosis (la più melodica e introspettiva Lacerations o la closing track).
La parte centrale del disco è, forse, la mia preferita. Prima mi schianto piacevolmente contro il monolite nero edificato dalle sei corde in Spared From The Guillotine. Poi mi sciolgo nel delizioso magma di Adorn My Throne, uno spaccato sulle capacità armoniche della band, che sovrappone un piano di memoria Paradise Lost, un riffing che nulla ha da invidiare ai Lamb Of God e una struttura che, insieme con le parti vocali, rimanda a certi contrappunti nu metal: quel pizzico di pepe dissonante che non guasta l’armonia, prima di chiudere un brano esaltante e progressivo con una mitragliata degna di un plotone d’esecuzione.
A mio modesto parere, si tratta dell’episodio più qualificante dell’opera, ma non abbiamo ancora fatto i conti con la strepitosa, successiva titletrack: The New Flesh è miele per le orecchie di un thrasher come me, perché qui tornano in superficie le vecchie radici della band, in un crossover da urlo.
Crossover, sia pure di stampo più dissonante e groove, che trova la sua scia anche in Circle Of Swords, mentre la chiusura segna, con Seeds In The River, un approdo (insisto e torno al punto) alla NWOAHM con ampi influssi metalcore che non deluderà, così come l’intero disco, gli amanti del genere e dell’itinerario artistico della band.
Per tutti gli altri metalhead, vale comunque la pena di darci un ascolto: The New Flesh è un disco di spessore, ben amalgamato, splendidamente suonato e prodotto, che segna sì un passo avanti rispetto al precedente e che, però, alterna ancora hit memorabili ed episodi sempre godibili, ma non al punto da lasciare il segno. Per i Sylosis è una buona tappa lungo il percorso della definitiva consacrazione.
Tracklist:
Beneath The Surface. 2. Erased. 3. All Glory, No Valour. 4. Lacerations. 5. Mirror Mirror. 6. Spared From The Guillotine. 7. Adorn My Throne. 8. The New Flesh. 9. Everywhere At Once. 10. Circle Of Swords. 11. Seeds In The River
Lineup:
Josh Middleton – chitarra, voce
Conor Marshall – chitarra
Ben Thomas – basso
Ali Richardson – batteria

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