The Strokes: recensione di Is This It

THE STROKES

IS THIS IT

RCA

27 agosto 2001

genere: alt-rock

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Recensione a cura di Andrea Musumeci

IS THIS IT è il debut album dei newyorkesi The Strokes, un disco fresco, giovanile e dal sapore vintage, edito il 27 agosto 2001 per RCA.

C’è un po’ di tutto in questo esordio discografico che ripercorre le trame sonore rockabilly, degli Inxs degli esordi, il punk contaminato dei The Clash e dei Gang Of Four, il brit pop europeo degli anni ’90, ed il rock sfrontato dei Supergrass.

Alle chitarre troviamo Nick Valensi e Albert Hammond Jr., al basso Nikolai Fraiture e alla batteria Fabrizio Moretti. Ma la vera star della band è Julian Fernando Casablancas, cantante, autore della maggior parte dei testi, e soprattutto leader carismatico, un trascinatore, a tratti svogliato, a tratti furente, che nel modo di cantare mi ricorda Ray Davies dei The Kinks.

Is This It è un album che si fa ricordare, oltre per la sua musica, anche per la sua copertina, sulla quale figurava un sedere femminile parzialmente coperto da una mano con un guanto. Anni più tardi si è saputo che la modella della copertina era la fidanzata dell’epoca del fotografo Colin Lane.

“La mia ex divenne euforica”, ha ricordato Lane, “Era una tipa molto rock’n’roll, fu orgogliosa d’avere il suo culo sulla copertina degli Strokes”.

Questa copertina fu scelta a rappresentare il mercato europeo, mentre per il mercato statunitense, onde evitare problemi di censura, il posteriore della modella venne sostituto con il Big Bang.

I The Strokes, poco più che ventenni, sono i nuovi dandies della musica rock internazionale. Il loro primo viaggio musicale dura poco meno di quaranta minuti ed inizia proprio con la titletrack, dal riff intro che ricorda quello di Where is My Mind? dei Pixies.

The Modern Age ricalca invece le sonorità ipnotiche anni ’70 dei Velvet Underground e di Iggy Pop solista. C’è poi la depressione latente, celata dai sorrisi di convenienza e da una forzata allegria, di Last Nite, uno dei brani più famosi del gruppo newyorkese. Il riff di questo tormentone è un gentile omaggio a Lust For Life di Iggy Pop ed American Girl di Tom Petty & The Heartbreakers.

Soma ricorda vagamente il brit pop dei Blur di fine anni ’90, quelli di Coffee & Tv per capirci, mentre Barely Legal riporta alle sonorità di Elevation dei Television, newyorkesi anche loro.

L’altro piatto forte di questo disco, senza dubbio, è Someday, un motivetto che ti entra immediatamente in circolo. La nostalgia dei bei tempi andati, della gioventù che fugge così in fretta, insieme alla paura del presente.

“In many ways, I’ll miss the good old days, Someday, Someday”.

Chi non conosce e non hai dimenato le terga sulle note danzerecce e ruffiane di Someday.

L’album procede spedito verso la fine sulle note della ‘killersiana’ Hard to Explain, con il rock di matrice Clash di New York City Cops (titolo sostituto sul mercato con When It Started, ritenuto più politically correct a seguito dei fatti dell’11 settembre) ed infine con Trying Your Luck e Take It or Leave It.

Prendere o lasciare? Si chiude così questo primo paragrafo musicale dei The Strokes.

IS THIS IT è un disco che scorre liscio, come un piacevole e nostalgico tuffo nel passato: orecchiabile, ruffiano, a tratti sgangherato e sornione, ma che non dimostra ancora le potenzialità e la versatilità dei The Strokes del futuro Comedown Machine.

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