Kurt Cobain

5 aprile 1994.

Kurt Cobain si suicida sparandosi alla testa nella sua casa di Seattle.

Il corpo di Cobain fu trovato solo l’8 aprile da un elettricista che era arrivato per installare un sistema di sicurezza, il quale inizialmente credeva che Cobain fosse solamente addormentato, finchè non vide il colpo d’arma da fuoco al mento.

Un biglietto di addio fu trovato indirizzato all’amico immaginario di infanzia ‘Boddah’ e recitava: “Io non provo più emozioni nell’ascoltare musica e nemmeno nel crearla, nel leggere e nello scrivere da troppi anni ormai”.

Alla fine degli Ottanta l’heavy metal si schiantò come il Titanic: discografici e critici presero le vanghe e iniziarono a spalare fango sulle tombe e sui resti di tutte le band heavy metal di quel decennio, soprattutto quelle tutte lacca e spandex.

I tempi, improvvisamente, erano cambiati.

All’inizio degli anni ’90, il metal, così in voga e pop prima, esaurì la sua forza motrice, cioè smise di essere divertente. Non per il sottoscritto, sia chiaro.

Il cosiddetto grunge divenne il nuovo prodotto popolare, la nuova mucca da mungere.

In breve tempo il grunge riuscì a diventare popolare rendendo impopolare ed obsoleto il metal degli ’80.

Che poi per noi, in quel momento, non c’era alcuna differenza tra grunge e metal.

Però, da un punto di vista culturale, se vi dovessero chiedere… qual è stato il disco più rappresentativo dei Novanta? E qual è stato l’evento più importante nel mondo della musica dei Novanta?

Personalmente, senza dubbi, sarei portato a rispondere immediatamente ‘Nevermind’ dei Nirvana alla prima domanda, ed il suicidio di Kurt Cobain alla seconda.

Chiaramente, non c’e nulla di bello in un genio che si ammazza a 27 anni e lascia orfana una figlia di pochi mesi.

Forse, Kurt Cobain fu l’unico artista di quella generazione ad essere stato sincero fino alla fine.

Le persone stavano in fissa, e credo anche oggi, con il pensare che Kurt Cobain fosse ironico, ma nessuno, me compreso, aveva capito invece che era l’unico artista di quel panorama musicale a non esserlo affatto.

I testi delle sue canzoni dicevano apertamente che odiava la vita e voleva morire, ed insieme al lamento rumoroso e doloroso della sua musica esprimevano perfettamente la sua profonda tristezza e angoscia.

Rappresentò appieno lo stato d’animo umano dei giovani in quel periodo storico.

La grandezza della sua morte fu semplicemente il riflesso della sua vita pubblica.

Kurt Cobain è stato un genio della mia generazione, icona e simbolo del grunge, più di ogni altro.

Un album fantastico come ‘Nevermind’ ed un colpo di fucile sparato in faccia: cos’altro potrebbe fare più effetto di questo?

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