Diaframma: Anni Luce

DIAFRAMMA

ANNI LUCE – 1992

(Abraxas Records)

I Diaframma pubblicano l’album Anni Luce, il secondo dopo l’uscita di Miro Sassolini dalla band, ed il secondo con Federico Fiumani come cantante.

Siamo nel 1992, la Jugoslavia proseguiva la sua guerra civile e secessionista, Falcone e Borsellino perdevano la vita a Palermo in due attentati, in Italia scoppiava lo scandalo ‘Mani pulite’, anticamera di tangentopoli dell’anno successivo, il democratico Bill Clinton veniva eletto presidente degli Stati Uniti al posto dello sconfitto George Bush, l’uso della tecnologia stava diventando sempre più significativo nella vita di tutti i giorni, mentre nel campo della musica, grunge e rock alternativo erano diventate realtà popolari e nuove mode di culto.

Nel 1992, Federico Fiumani è l’unico superstite della formazione originale dei Diaframma.

Dopo Boxe del 1988, i Diaframma si sciolgono, ma Fiumani conservò il nome del gruppo, di quella che considera una sua creatura, decidendo così di fare tutto da solo, affidandosi solamente a musicisti turnisti, coadiuvato, nel caso specifico, da Valter Soli al basso e Alessio Riccio alla batteria.

Diciamolo, Federico Fiumani è un pò il nostro Axl Rose. Anche se, lo ammetto, non avrei mai il coraggio di dirglielo in faccia.

Insomma, i Diaframma degli anni ’80 rimarranno comunque un bellissimo e lontano ricordo, anzi, un lontano Ricordi.

Si, perché i Diaframma verso la fine degli Ottanta avevano smosso l’interesse delle case discografiche che contano, riuscendo addirittura a firmare un contratto e registrare due dischi con la Ricordi.

Purtroppo fu un rapporto breve ma intenso: il progetto mainstream dei discografici e la personalità poco incline al compromesso di Federico Fiumani trovarono delle divergenze, fino alla inevitabile separazione.

Il musicista toscano, ormai factotum del gruppo, si liberò da quel contratto per ritornare a ‘respirare’ nelle strade underground della musica.

I Diaframma erano nuovamente a “ruota libera“, proprio come il titolo del famoso album di Bob Dylan del 1963, proprio come la copertina di Anni Luce, un chiaro omaggio all’artwork di Freewheelin del premio Nobel Zimmermann.

Anni Luce è un disco più maturo, più romantico, più elaborato, più cantautorale rispetto al passato, nel quale Fiumani racconta il suo rapporto conflittuale con le donne, con la quotidianità, con l’esistenzialismo, sebbene a tratti si mostri più ottimista rispetto alla scrittura e al sound degli anni ’80, pur mantenendo viva la solita vena punk, nonostante la consapevolezza dei cambiamenti.

Un punk d’autore, raccontato dalla voce imperfetta, austera, sofferta e passionale di Federico Fiumani.

Il disco si apre con L’odore delle rose, un brano orecchiabile, una potenziale hit radiofonica, la risposta sarcastica di Fiumani a quel mondo musicale che lo avrebbe voluto incatenare ad una sedia per farlo diventare un prodotto come Marco Masini o Luca Carboni.

L’odore delle rose non è che una dichiarazione d’amore di Fiumani verso la sua musica, la sua passione, verso le cose in cui crede, le stesse da una vita, che ha nel profondo del cuore, a prescindere dal cambiamento degli scenari e delle mode.

Fiumani è tornato indietro per riprendersi se stesso.

L’atmosfera diventa più frizzante nel brano Le Alpi: l’energia punk dei New York Dolls di Human Being nel racconto di un viaggio adolescenziale, attraverso la nostalgia di quella spensieratezza perduta, quando per vivere bastava un sorriso.

Quando hai vent’anni è tutto una novità, tutto è un’esperienza da vivere.

Però si sa, il tempo scorre veloce e porta via con sé quell’entusiasmo, ma non il ricordo che ci portiamo dentro. Siamo sempre pronti a ricominciare su strade differenti, mai viste, oppure già battute, ma con occhi diversi, magari alla guida di un’altra automobile, con un altro taglio di capelli.

La meravigliosa ballad acustica La mia vita con una Dea racchiude nello stesso momento lo stile fine anni ’70 dei Lucio Dalla, Renato Zero e Vasco Rossi.

L’attesa di questa Dea sconvolge la sua vita da ingegnere, cosicché lui si perde, depresso ed ubriaco, a fantasticare del futuro, in una poesia delirante che disegna questo desiderio come una curva a gomito pericolosa, che lo tiene sempre sulle spine, in bilico, come una ferita sempre aperta.

La notte, fatta per inseguire quei sogni che facciamo di giorno.

Il ritmo folk da sagra che troviamo nella Densità della nebbia è una stretta forte, che non può non ricordare le atmosfere danzanti di De Gregori e Fabrizio De Andrè.

Spesso ci affliggiamo per le disgrazie del mondo, degli altri, dimenticandoci delle nostre disgrazie, nascoste dalla fitta nebbia del silenzio che è dentro di noi.

Palla di burro è invece un pezzo ska-punk in stile The Clash: l’amore è quello che credi, quello che vedi, senza la forzatura di essere necessariamente migliori.

Del resto, siamo tutti delle “grosse palle di burro”, di aspetto solido e consistenza morbida.

Preferireste essere, invece, delle grosse palle di margarina?

Il paesaggio cambia nei giorni di festa, quel cielo di Pasqua diventa Impressionismo francese di inizi ‘800, luminoso e color pastello.

In questa canzone Fiumani dichiara tutto il suo disagio nei confronti dei giorni di festa. Fiumani esprime tutto il suo amore per la “pizza” e per i giorni feriali, quando la città è viva ed evidentemente lui avverte meno il peso della sua perenne solitudine.

Poi, oltretutto, nei giorni di festa, quando tutti i negozi sono chiusi, rimanere senza sigarette diventa una condizione umorale veramente ingestibile. E lo si intuisce dal suo modo di cantare, nervoso, disturbato e annoiato.

Alla fine, la salvezza sono sempre loro, quelli sui quali puoi sempre contare, i fantastici bar.

Il pezzo più duro e cupo di tutto l’album è Un’altra volta, dal sound ipnotico e sulfureo, con un cantato a tratti sgraziato ed arrabbiato.

Ridendo è un’amara e malinconica riflessione sull’importanza della libertà e del tempo.

Ci sono alcune cose che conquistaremo col tempo e altre cose che non avremo mai. Per Lucio Battisti lo avremmo scoperto solo Vivendo.

Alla fine che importa, meglio non farsene una malattia. Ma questo lo capisci solo col tempo.

E solo Ridendo.

Il disco prosegue con Nel tuo mondo e Guida tu, due scorci di vita quotidiana e di realismo decadente, tra strofe morbide e ritornelli più sostenuti.

Questo suggestivo viaggio che sembra non finire mai, si conclude invece con un finale Romantico, un pezzo rock pop, che ricorda vagamente i Def Leppard degli anni ’90.

Potremmo piangere tutte le lacrime del mondo e morire d’amore ogni giorno, oppure sorridere dei guai, come cantava Vasco Rossi, ed aspettare il momento giusto per avere più di tutto quello che abbiamo avuto. Sebbene non vi sia alcuna garanzia, ma solo un disperato lume di speranza.

Anni Luce è un nostalgico autoritratto di chi, come Federico Fiumani, è andato sempre controcorrente, di chi ha sempre scavato nell’Abisso delle proprie emozioni, del suo male di vivere, di chi ha sempre preso a cazzotti la propria vita e non ha mai risparmiato un vaffanculo.

Fiumani ha sempre camminato a testa alta osservando la realtà circostante attraverso una sensibilità uniforme ed irregolare, laddove altri inseguivano le mode e le luci patinate del presente.

“Il senso delle cose, è una coperta stesa, su un passato ancora vivo, ma te lo ricordi tu?”

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