Intervista ai MATA: Fotografie ROCK

Come e quando nasce il progetto MATA?

Il progetto MATA nasce nel 2015 a seguito dello scioglimento dei Nevroshockingiochi, il nucleo formativo era composto da Alessandro Bracalente, Mauro Mezzabotta e Massimo Marini. Noi volevamo continuare, ma sviluppando le idee che nel frattempo si erano create e che ormai diventavano incompatibili con il progetto precedente e con gli altri membri. Siamo partiti senza sezione ritmica, in attesa della proposta giusta, che dopo varie prove è arrivata con Emanuele che ha portato le sue due casse e il tribalismo che ha caratterizzato poi la nostra produzione a venire. Con questa formazione abbiamo realizzato ATAM, il nostro primo EP uscito per la Atypeek Music di Lione e OFN Records, mentre Archipel{o}gos è venuto con la fuoriuscita di Massimo Marini dalla band.

Com’è la scena musicale attuale del vostro territorio rispetto al passato?

Se per nostro territorio intendi le Marche e la zona di Macerata, possiamo dire con certezza che segue un po’ la stessa parabola nazionale, dopo un decennio decisamente florido, in cui il circuito live era davvero ricco e vivo, pieno di locali e di gente interessata, stiamo assistendo da 3 o 4 anni ad un calo generale, forse dovuto ad un ricambio generazionale che abbiamo ancora difficoltà a comprendere a pieno. Per quello che ci riguarda in maniera più diretta, a Macerata noi siamo dentro l’organizzazione dell’Onlyfuckinglabels Festival che si tiene ogni anno a fine dicembre presso il CSA SISMA, una stupenda realtà giunta ormai alla 10 edizione, in cui invitiamo tutto l’underground nazionale con attenzione particolare a cosa esce di nuovo, e dobbiamo dire che regge ancora, anzi negli anni il pubblico è sempre cresciuto… è un po’ il nostro natale pagano. Anzi approfitto per invitare tutti anche quest’anno!

Come nasce il vostro debut album Archipel{o}gos, a due anni di distanza dall’EP d’esordio? Com’è cambiato il vostro sound in questo lasso di tempo?

Come dicevo in precedenza, tra ATAM e Archipel{o}gos passa la fuoriuscita dalla band di Massimo. Le differenze sono molte: ATAM era strutturato come una composizione unica di 40 minuti circa, suddivisa in 4 movimenti, la composizione guarda di più all’idea di una sinfonia e la prima traccia di sound era senza sezione ritmica, che è stata poi inclusa negli sviluppi successivi. Archipel{o}gos si può dire che ne sia l’antitesi: il centro di ogni brano è proprio la sezione ritmica e dentro questa si muovono le linee e i suoni. Abbiamo sentito l’urgenza di invertire la rotta e sviluppare quello che in precedenza era rimasto indietro. È un approccio che ci caratterizza da sempre, sin dai primi progetti sviluppati insieme. Noi alla fine prima di MATA abbiamo fatto molte cose insieme, la più importante delle quali è sicuramente i Nevroshockingiochi e l’approccio è sempre stato quello di mettere in discussione quello che avevamo fatto precedentemente, per ricercare sempre formule nuove e per noi più stimolanti.

Sonorità art rock complesse, cupe, nevrotiche, futuristiche e psichedeliche si mescolano ai primordiali rumori industrial dei Throbbing Gristle, alle distorsioni noise sperimentali del kraut-rock e alle atmosfere ambient di Aphex Twin“. Questa la nostra breve descrizione dopo aver ascoltato Archipel{o}gos. Come descrivereste il vostro genere musicale? E quali sono le vostre influenze o ispirazioni?

Appena terminato di registrare Archipel{o}gos il temine che subito ci era venuto per descriverlo è stato “Tribalismo Cyberpunk”… ma ovviamente è da cazzoni inventare generi per descrivere la propria musica. Preferiamo non farlo e preferiremmo non doverla descrivere mai. Ci appoggiamo spesso a termini che definiscono delle macro-aree giusto per far capire a chi non ha ancora ascoltato a cosa vagamente si possa assimilare, quindi usiamo le parole noise o industrial, ma in realtà, perlomeno per la percezione che noi abbiamo, questo è estremamente limitante. Il noise, l’industrial, il postpunk e tutte le derivazioni contemporanee, ma anche la musica contemporanea e molta elettronica sono sicuramente la musica che ascoltiamo e non si può negare che ci influenzi, ma non sta a noi dare un nome quello che facciamo, se non MATA.

Indossiamo maschere e siamo circondati da maschere, sempre più iperconnessi, omologati e ostili. Siamo diventati prodotti commerciali usa e getta, codici universali senza identità, arcipelaghi in via d’estinzione, o ancor peggio, miliardi di piccole isole destinate alla solitudine“. Cosa rappresentano per voi le maschere? La condizione dell’essere umano appare preoccupante ed irreversibile: secondo voi, il genere umano è davvero diretto verso un punto di non ritorno?

La maschera ha una molteplicità infinita di significati, portiamo una maschera diversa per ogni contesto con cui ci confrontiamo, ogni stato d’animo ha la sua maschera che ci nasconde e ci rivela. La nostra maschera è quella dell’indifferenza, dell’omologazione e dell’occlusione dei canali di comunicazione, dell’annullamento sistematico di quei valori che sono stati elencati sotto il termine Umanità.
L’umanità che vediamo adesso tende alla sopraffazione, alla guerra, all’inganno per il proprio personalissimo tornaconto. Questo a qualsiasi livello, e più si ha potere e più la compassione viene meno. Questo è realtà da che l’uomo esiste, ma nell’ultimo secolo abbiamo sviluppato un sistema socioeconomico, l’ennesimo tutto a favore di chi ha potere, che trova il favore della gente umile grazie ad un illusorio benessere creato sullo sfruttamento delle popolazioni più povere e grazie all’illusione che chiunque potrà avere un giorno quello stesso individualissimo successo, paventato dalla comunicazione di massa come legittimo e a portata di mano. Siamo incattiviti, indifferenti a centinaia di persone che dopo essere state sfruttate e impoverite da noi, affogano in mare per raggiungere quella stessa illusione di cui noi ci compiacciamo per sentirci superiori a loro, o a qualcuno in generale. È importante sapere che ci sia qualcuno che puoi chiamare inferiore. Il capitalismo si basa su questo, e se c’è questo, possiamo anche mandare in malora il pianeta, bruciarlo, avvelenarci… non ce ne frega niente, non vogliamo sentirci dire che c’è un problema, vogliamo restare nella bolla, o avvolti in uno strato di lana protettivo e soffocante. Sì, per come vediamo le cose adesso, siamo abbastanza fregati.

C’è qualcosa di inedito (che non vi è stato ancora chiesto), ad esempio un breve aneddoto, che vi piacerebbe raccontare in merito al vostro disco?

Durante il missaggio abbiamo voluto lavorare in direzione sinestetica, facendoci stimolare da una lunga serie di prodotti audiovisivi (lungometraggi, cortometraggi, video-teatro, video-arte, animazioni), ovviamente tutti a volume azzerato: Memoria storica della Tragedia Endogonidia della Societas Raffaello Sanzio, The Super 8 Programme Vol. 1 e 2 di Derek Jarman, Hiso hiso boshi di Sion Sono, Paesaggio con Fratello Rotto di Teatro Valdoca, tutta la collana Animazioni di Ottomani, Metropolis di Fritz Lang, Stalker di Tarkowsky, Eraserhead di David Lynch, The Tulse Luper Suitcases di Peter Greenaway, Drowing by Numbers di Peter Greenaway, A moon indigo di Michel Gondry, Anna Piaggi, una visionaria nella moda di Alina Marazzi, Tutto il cinema di Paolo Gioli di Raro Video… e altre cose che non ricordiamo, tutto in ordine rigorosamente sparso.

Ci lasciamo con altre due domande: quali sono i progetti a breve termine dei MATA? Cosa bolle in pentola?

Per ora stiamo lavorando alla pianificazione del tour, in continua ricerca di date e stiamo lavorando a nuovo materiale da sviluppare. Per il resto vedremo, le idee e la vogli di fare sono sempre grandi ma non ci sono cose concrete da comunicare.

Grazie alla band di Macerata per la disponibilità e complimenti di nuovo per il vostro debut album Archipel{o}gos.
A presto. Un abbraccio.

Grazie mille! A presto.

© 2019, Fotografie ROCK. All rights reserved.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *