Bludeepa: recensione di Tat Tvam Asi

Bludeepa

Tat Tvam Asi

Autoproduzione

15 luglio 2021

genere: new wave, post-rock, jazz prog, rock elettronico, darkwave, art rock, noir, soft jazz, club music

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Recensione a cura di Andrea Musumeci

A distanza di tre anni dal precedente EP pubblicato sia in italiano che in inglese (Il Cielo Arma D’Amore e Heaven Arms With Love), la band romana Bludeepa manda alle stampe, in autoproduzione, il suo quarto lavoro in studio intitolato Tat Tvam Asi, che in sanscrito si traduce in “tu sei esattamente come sei”.

Attraverso le undici tracce che compongono Tat Tvam Asi, tra canzoni inedite e alcune session di Heaven Arms With Love, il progetto capitolino Bludeepa (nato nel 1999 e composto attualmente da Enrico De Angelis al basso, Emiliano Chiocciolini alla batteria e chitarre, Dan Pieroni alla voce e programmings e Danilo Mintrone al piano, synth e programmings), continua ad alimentare e modellare, in modo coerente e consequenziale, il proprio mood creativo, rinnovando il sodalizio professionale con il produttore e musicista Saro Cosentino (collaboratore di Franco Battiato dal 1979 e di molti altri artisti noti del panorama tricolore e non solo), che ne ha curato missaggio e mastering.

Le composizioni di questo comeback discografico (quasi tutte nate al pianoforte per mano di Danilo Pieroni e Danilo Mintrone), nell’intenzione di rigenerare, da un lato, certe sonorità di recente fatturazione e dall’altro mostrando una modernità dal gusto retrò, attingono la loro linfa vitale dalla fusione di elementi eterogenei aderenti al mondo del rock e dell’elettronica, in veste di unità differenziate e al tempo stesso complementari, arricchendosi di melodie chiaroscurali, arrangiamenti dalla grafia malinconica e trame d’archi dal sapore neoclassico.

L’impianto tematico di Tat Tvam Asi, che ha come catalizzatore emotivo l’avvicendamento tra immagini simboliche, pone l’accento sulla potenza del linguaggio interiore e sullo smarrimento e le fragilità dell’uomo contemporaneo, con ambientazioni atmosferiche e testuali che ruotano intorno al ruolo dell’identità, nella fattispecie alla duplice e inscindibile natura dell’essere umano, che ingloba in ogni singolo individuo il concetto di bene e di male.

Un disco dall’andamento ambiguo, misterioso, che sembra muoversi su un piano di lettura simbiotico e bidimensionale, dividendosi in due curve esistenziali ben definite, ma strettamente coinvolte tra loro, quasi a voler evidenziare quel fisiologico e obbligato passaggio di consegne tra due fasi della vita: dall’incoscienza della giovinezza alla disillusione dell’età adulta, transitando dall’impeto del primo atto a una sorta di quiete apparente nella seconda metà della rappresentazione, all’interno di una linea direttrice che oscilla tra sacro e profano, in mezzo a demoni, tormenti, amori, solitudine e prigioni mentali.

Un nucleo spirituale che, appoggiandosi alla stampella agrodolce della memoria e sfiorando un modello di prospettiva camusiana, si focalizza sui conflittuali crocevia delle scelte esistenziali, sul timore dell’ignoto e dei cambiamenti, rassegnandosi a quelle che sono le insanabili debolezze dell’essere umano, quando con l’ansia latente che accompagna la fatica di dover trovare il proprio posto nel mondo, quando rifugiandosi nella missione retorica dei vecchi retaggi, del dover far prevalere il lato buono su quello oscuro.

Nel tentativo di combinare e coordinare strutture solide ed eteree, la flessibile intelaiatura art rock di Tat Tvam Asi gravita intorno al concetto di derivazione, di contaminazione, creando una sorta di crasi mistica che funge da trait d’union tra i diversi episodi della release: connettendo elementi celesti e terreni, filosofia occidentale e filosofia orientale, le parole blu e deepa nel dualismo cromatico dell’artwork, e le varie influenze sonore dai confini di genere dilatati che definiscono lo spartito di questa nuova esperienza cantautorale.

Si va dai notturni ed enigmatici echi new wave del Bowie della trilogia berlinese al crepuscolare romanticismo della club music mitteleuropea di sponda Apparat e Modeselektor, passando per la sensibilità psichedelica di radice raga degli Stone Roses e le morbide, dense e fumose atmosfere del trip-hop bristoliano di rimando Portishead, fino ad immergersi nelle onde epidermiche e argentee del post-rock, nelle sfumature techno rock degli U2 post Zooropa e nelle algide architetture industrial del Nine Inch Nails, rievocando le tonalità sintetiche di matrice dark dei Depeche Mode.

Accarezzando l’elettronica ambient come oasi di pace dimessa e sfuggente, tutto sembra sprofondare, sia nell’anima che nel corpo, in quel vortice emozionale e multietnico di paesaggi remoti, in cui le assenze finiscono per assumere un valore più importante delle presenze, dove ha più peso il non detto rispetto a quello che viene detto, insinuandosi nelle brumose, soffuse e conturbanti pieghe epidermiche della tradizione classica dei crooner e dei folksinger della tradizione anglofona, centellinandone e distillandone i comportamenti fondamentali.

Un sentimento teatrale e una pulsante vena compositiva dal timbro poetico, introspettivo, decadente e ammaliante che i Bludeepa, come fossero osservatori neutrali, riescono a mitigare in punta di piedi, sedando quello che è il polso ritmico dell’opera, distendendosi e defilandosi lentamente verso le suggestive, avvolgenti e minimali tinte noir dei londinesi Cousteaux, costeggiando le derive chill out di certa elettronica rallentata e lasciandosi trascinare verso le carezzevoli e morbide note di commiato di un pianoforte, quasi a volersi regalare una tiepida illusione di speranza nonostante l’inconsolabile tristezza di quelle note così intime.

https://www.facebook.com/Bludeepa/

Membri della band:

Dan Pieroni: voce, programmazione computer

Danilo Mintrone: piano, sintetizzatori, programmazione computer

Enrico De Angelis: basso, chitarra, cori

Emiliano Chiocciolini: batteria, chitarra

Tracklist:

1. Iron & Flesh

2. She-Pollen

3. Spiritual Summer

4. Broken

5. Heaven Arms With Love

6. The Billowing Song

7. Solitude Standing

8. Ferociously

9. Rome Is Burning

10. This Is How Love Falls On Us

11. Haiku

Credits:

Saro Cosentino alla chitarra elettrica, Sandro Sanchini alla chitarra elettrica, Salvatore Romano alla chitarra acustica, Antonella Daisy Basili al Cello, Giorgia Zaccagni alla voce.

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