Barabba: recensione di Primo Tempo

Barabba

Primo Tempo

Autoproduzione

14 gennaio 2022

genere: canzone d’autore, beats, dubstep, elettronica, soul, spoken word, trip-hop, black music, R&B, fusion, urban

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Recensione a cura di Andrea Musumeci

In attività da vent’anni nel sottosuolo alternative rock tricolore, Jonathan Iencinella, Riccardo Franconi e Nicola Amici danno vita al nuovo progetto Barabba mandando alle stampe, in autoproduzione, l’album intitolato Primo Tempo, anticipato dall’uscita dei singoli Bianco Natale, Un Altro e Bastare A Me Stesso.

Provenienti da una lunga militanza in varie band del fervido territorio underground marchigiano (Lush Rimbaud, Jesus Franco and the Drogas, Lebowski, Kaouenn, Guinea Pig, Lazzaro e Le Ossa), i tre Barabba decidono di mettere momentaneamente in standby l’indole alt-rock per approdare verso nuove derive compositive e concedersi interamente alle molteplici traiettorie beat dell’elettronica, affondando le radici nella black music degli anni ’90, dilatando e sfumando le proprie intelaiature sonore alla volta di un ambiente polifonico “open space”, idoneo per fotografare la condizione esistenziale dell’essere umano moderno in tutte le sue angolazioni introspettive e per raccontare, mediante una latente visione nichilista, il lato oscuro dei rapporti umani, con i suoi vizi, la sua solitudine, i comportamenti autolesivi e la desolante rassegnazione di quei destini già segnati.

I Barabba realizzano un impianto artigianale composto da sei tracce dalle tinte caleidoscopiche, collaudato attraverso strutture ritmiche slowtempo e registri eterogenei che galleggiano nella penombra malinconica dei sottostrati urban, raccogliendo sotto lo stesso tetto atmosfere lounge paludose, vitree e abrasive, groove anestetizzanti, minacciosi e narcolettici, loop ipnotici di radioheadiana memoria, certo percussionismo etnico, le fumosità morfinose, anemiche, rarefatte e noir di scuola trip-hop e le note suadenti e vellutate del sax di Tommaso Uncini.

Rievocando certe sonorità ascrivibili alla cifra stilistica degli Alan +, dei Bachi Da Pietra e di Amusin’ Projects, ogni elemento prende forma all’interno di un linguaggio narrativo ed emotivo ricco di ombre e con intermittenti e flebili spiragli di luce, ai quali si aggiunge una pasta timbrica cupa, sulfurea, litanica, lugubre e a tratti sussurrante e sofferente (tra spoken word e flow della vecchia scuola rap), in cui si alternano le linee vocali esotiche di trap arabeggiante (Momo) e le collaborazioni vocali di Caterina Trucchia dei kmfrommyills ne L’Ultima Mano, Serena Abrami dei Leda in Bastare A Me Stesso e Giovanni Succi dei Bachi Da Pietra nel brano Quei Due.

La sceneggiatura di Primo Tempo, nel suo flusso di coscienza, nella sua denominazione metaforica di stampo biblico e nella sua proiezione cinica, disillusa, intima e tormentata nei confronti del presente e delle relazioni interpersonali, riflette sulle nuove dinamiche della contemporaneità, sulle incompatibilità e le diversità polarizzanti, e sul quel profondo senso di inadeguatezza misto a insoddisfazione prodotto da individui pirandelliani, talmente impegnati a rincorrere e spiare le vite altrui, e a desiderare di essere qualcun altro, da aver perso di vista la loro unicità genetica.

Rincorrere, dunque, il desiderio perverso di essere qualcun altro, almeno una volta nella vita, nel morboso tentativo di essere migliori di ciò che si è: una sorta di sdoppiamento di personalità, di disturbo psichico che, oggigiorno, trova la sua valvola di sfogo nei luoghi virtuali di internet, dietro quegli schermi che ci permettono di mascherare le nostre forme di disagio, di edulcorare i nostri fallimenti, regalandoci l’illusione di poter fuggire dall’incontro definitivo con le nostre ossessioni e paure. Così, inganniamo noi stessi, camuffiamo i nostri stati d’animo sotto mentite spoglie e ostentiamo una forza che non abbiamo, fino a creare, di fatto, realtà fittizie e parallele.

Se da un lato, leggendo tra le righe enigmatiche di Primo Tempo, emerge l’illusione di poter prendere le distanze dalla propria miserabile esistenza e dai propri demoni, anche fosse solo per un breve tragitto temporale, e di resettare tutto ripartendo da una nuova identità lasciandosi alle spalle il debito con le ansie e gli psicodrammi, dall’altro viene messa in evidenza la surreale fantasia di essere qualcun altro semplicemente per la curiosità di osservare se stessi da fuori, in mezzo alle molteplici interazioni con il mondo esterno.

Pertanto, quella che i Barabba descrivono e riassumono nel perimetro testuale di questa prima stagione scritturale (in attesa del suo sequel) è una folla orwelliana educata a ragionare individualmente e non come realtà condivise, alla stregua di personalità lobotomizzate, meteoropatiche e umorali in balia delle convenzioni sociali, di tutte quelle tavole imbandite di ipocrisia e di una quotidianità avvelenata dalle distorsioni verbali del mondo dell’informazione.

Senza rimanere intrappolati nel mito del passato e dell’esperienza, e con la moderata consapevolezza di chi conosce i meccanismi delle logiche commerciali dell’attualità, i Barabba cercano comunque di rinnovare, modellare e contaminare certi confini emozionali, come stimolo primario per se stessi, per guardare al di là della corrente della nostalgia, oltre il ricordo delle sette sorelle, e proiettandosi verso un nuovo giorno. Magari avanzando con la fanciullesca utopia di recuperare il tempo rubato dagli uomini grigi, oppure abboccando nuovamente all’ennesimo bluff di un’ultima mano, arrendendosi con filosofia e con un mezzo sorriso agrodolce a quel destino che traghetta le nostre anime dalla culla al cimitero.

https://www.facebook.com/iosonobarabba/

Membri della band:

Jonathan Iencinella: voce, testi

Riccardo Franconi: synth, chitarra, programmazione

Nicola Amici: programmazione

Tracklist:

1. Un Altro

2. Bastare A Me Stesso (Paco Sangrado e Serena Abrami, voce)

3. Momo (feat. Tommaso Uncini, sax)

4. L’Ultima Mano (feat. Caterina Trucchia, voce)

5. Quei Due (feat. Giovanni Succi, voce; Marco Drago, testo)

6. Bianco Natale

Mixaggio e Mastering: Riccardo Franconi e Nicola Amici

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