Iron Maiden – Fear of the Dark

11 maggio 1992.

Gli Iron Maiden pubblicano l’album ‘Fear of the Dark’.

Metà anni ’90, concerto degli Iron Maiden, ‘Real Dead One Tour’, palaghiaccio di Marino di Roma: stavamo pogando durante l’esecuzione di ‘Fear of the Dark’ quando persi gli occhiali da vista.

Due domande vengono spontanee: “Come cazzo fai a metterti a pogare con gli occhiali da vista?”, e “Come hai fatto a ritrovare gli occhiali?”.

Li ritrovai, leggermente graffiati ma praticamente intatti, e ovviamente ricominciai a pogare. Bei tempi.

Gli Iron Maiden, negli anni ’80, riuscirono a trattare l’argomento occultismo in maniera sfacciata e noncurante: gli adolescenti, all’epoca, trovavano affascinanti tutte quelle fantasie sull’occulto, sebbene, alla fine, fosse solamente un fanatismo fittizio, una metafora studiata, che gli Iron Maiden riuscirono a trasformare e rappresentare in maniera poetica e credibile.

Già alla fine degli anni ’80, e poi negli anni ’90, gli Iron Maiden decisero di accantonare quel tipo di soggetto e si dedicarono maggiormente a raccontare la natura dell’animo umano e le paure più nascoste dell’essere umano.

‘Fear of the Dark’ è il racconto di un paranoico che pensava di essere inseguito da qualcuno, letteralmente era così. La paura del buio.

“When I’m walking a dark road

I am a man who walks alone”.

“Fear of the dark, fear of the dark

I have constant fear that something’s

always near

Fear of the dark, fear of the dark

I have a phobia that someone’s

always there”.

Ma è chiaro che Dickinson si riferisse a un personaggio fittizio ed all’oscurità del suo abisso di paure, fobie ed instabilità; un protagonista senza volto che avrebbe potuto essere lui stesso, oppure chiunque di noi.

‘Fear of the Dark’, certamente o probabilmente decidete voi, non sarà mai sullo stesso piano di ‘Powerslave’ o ‘Somewhere in Time’, però per noi rimane comunque un gran disco e rappresenta la fine della prima fase del viaggio Maiden-Dickinson, ma ovviamente noi all’epoca non potevamo saperlo.

Bellissima anche la copertina di quest’album, che, secondo noi, vale da sola il prezzo del disco.

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