Intervista ai The Vasto

I The Vasto sono una band ferrarese formatasi nel 2014, che dallo scorso anno ha fatto il suo ingresso nel roster della Overdub Recordings, casa discografica con la quale i The Vasto hanno appena pubblicato il loro primo LP, In Darkness.

Abbiamo rivolto loro alcune domande e a risponderci è stato il chitarrista e cantante Pirs, nome d’arte di Piero Scardovi.

FOTOGRAFIE ROCK: Come nasce il progetto The Vasto?

PIRS: Il progetto The Vasto nasce dalla voglia di suonare qualcosa di estremamente personale, almeno per quanto mi riguarda, un mezzo espressivo che ci consentisse di affrontare un percorso musicale diverso da quello proposto dal piccolo paesino di provincia dove abitiamo. Un percorso che che ci potesse portare a contatto con altre realtà musicali del territorio, che condividessero con noi la stessa voglia di esprimersi con una musica, per così dire, “di nicchia”.

FR: Quali sono le vostre influenze stilistiche?

P: Per quanto riguarda le influenze generali, devo ammettere che sono abbastanza variegate. Musicalmente proveniamo da mondi musicali differenti, ma abbiamo interpretato bene l’immaginario musicale che che c’è dietro al progetto. Essendo tutti nati negli anni ’80, sicuramente la musica e i dischi che più ci hanno influenzato, sono quelli prodotti negli anni ’90.

Per quanto mi riguarda Snapcase, Poison The Well e Deftones tra i principali.

 

FR: Come nasce l’artwork di In Darkness?

P: Ci siamo chiesti da subito quale dovesse essere l’immagine che poteva esprimere al meglio In Darkness. Ci siamo imbattutti nel lavoro di un amico, Simone Furia, che da anni concepisce e sviluppa lavori di fotografia davvero originali e interessanti. Le sue foto mi ricordano da vicino l’arte della pittura rinascimentale, ma a noi serviva qualcosa di più oscuro, che interpretasse al meglio il disagio che si racchiude nell’essere umano, e che rappresentasse al meglio il concetto che esprime il nostro disco.

FR: Qual è il concept dell’album?

P: E’ un percorso introspettivo dell’essere umano, in particolare il disagio interiore che molto spesso resta celato di fronte alla vita di tutti i giorni, ma che violentemante fuoriesce quando l’individuo non può più trattenerlo dentro di sé, sfociando in rabbia, delirio e auto-lesionismo.

FR: Secondo voi, quali sono le “tenebre” della nostra società?

P: Qui parlo per me. Secondo me le vere “tenebre” di questo periodo storico, sono il voler apparire. Il dimostrare di avere, di possedere, rendendo l’uomo un mero prodotto della massificazione.

FR: Come nasce l’idea di dedicare un brano al terrorista norvegese Anders Breivik?

P: La strage di Utoya mi è sembrata da subito una carneficina senza senso, poi mi però mi sono interessato ed ho visto una storia di odio superiore: un individuo che proclama attraverso uno scritto, un assurdo memoriale di 1500 pagine, che il terrorismo è la via per risvegliare le masse… beh mi sembrava ci fossero tutti gli argomenti per scriverci un brano sopra. Inoltre il testo, scritto in prima persona, è così pensato per descrivere il momento in cui esplode la scintilla di follia nella testa di questo assassino.

FR: Come si sconfiggono le “dipendenze mentali” dell’essere umano moderno?

P: Attraverso lo studio, la ricerca, la caparbietà. L’omologazione, la dipendenza da “social” ad esempio, sono fattori che influenzano fortemente le menti, soprattutto quelle dei più giovani.

FR: Come nasce la collaborazione con la Overdub Recordings?

P: Cercavamo un’etichetta che promuovesse il nostro futuro prodotto. Abbiamo sentito Marcello, gli abbiamo spiegato il progetto The Vasto e a lui è piaciuto subito, nonostante non avesse mai messo sotto contratto una band “metallara” come noi.

FR: Che idea vi siete fatti della scena rock italiana attuale e del mondo discografico?

P: Direi un’idea abbastanza astratta. Non ci interessa particolarmente la “scena”, ci interessa stringere rapporti con persone che credono nella musica come mezzo per conoscersi e stringere rapporti duraturi. I The Vasto sono prima di tutto una famiglia, poi una band. Tra di noi c’è un forte legame di amicizia e penso che la musica debba essere questo, un valore.

FR: Com’è la scena live italiana per le band emergenti?

P: In parte funziona, in parte no. Come in ogni cosa in Italia, se conosci qualcuno suoni, altrimenti te ne stai in sala prove. La musica che facciamo, non particolarmente “mainstream”, non aiuta di certo da questo punto di vista. Non tutti i locali accolgono band che propongono musica estrema. Per fortuna esistono crew di ragazzi che si fanno letteralmente in quattro per realizzare eventi di questo tipo. Noi siamo molto legati ad esempio alla CFHC – Castel Fidardo Hardcore.

FR: In che modo sono cambiati i fruitori di musica al giorno d’oggi?

P: Sostanziale direi. Il prodotto digitale si è inserito prepotentemente sul mercato e così anche il modo di fruirne e di acquistarlo, rischiando ben presto di essere dimenticato tra migliaia di files. Per fortuna nel mercato indipendente e DYS funziona ancora bene la vendita di cd, tape, lp, ecc.

FR: La “vostra” Ferrara, sagre a parte, offre spazi adeguati per suonare dal vivo?

P: Beh si, direi che l’attività musicale per chi abita a Ferrara è ben ripagata, ci sono spesso eventi musicali di ogni tipo. Molti degli spazi per suonare purtoppo non ce l’hanno fatta, ma alcuni nuovi e altri ormai legittimati offrono diverse possibilità di intrattenimento musicale.

FR: Concludiamo con la domanda finale di rito: quali sono i progetti nell’immediato e futuri dei The Vasto?

P: Per ora, promuovere il nostro album d’esordio. Stiamo pensando di realizzare anche un video, ma al momento non posso dirvi altro.

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