The Jayhawks
Tomorrow The Green Grass
(American Records)
14 febbraio 1995
genere: country, alt-folk, blues, jangly-folk, jangly-rock, americana, cantautorato
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Recensione a cura di Andrea Musumeci

Tre anni dopo l’accoglienza positiva di Hollywood Town Hall, i Jayhawks tornano in scena nel 1995 con Tomorrow The Green Grass, un album pensato per proseguire il percorso intrapreso ma con l’intento di rinnovare idee e ispirazione.
Come nel lavoro precedente, emergono atmosfere anni Settanta: sonorità country rock morbide e avvolgenti si alternano a passaggi chitarristici più energici, caratteristica distintiva della band. Questa miscela riflette in parte l’immaginario del Midwest, con i suoi orizzonti ampi dai colori malinconici.
I Jayhawks vengono da Minneapolis, città nota all’epoca soprattutto per Prince, Replacements, Hüsker Dü e Soul Asylum, e si affacciano sulla scena con una proposta piuttosto anacronistica, se pensiamo che in quel periodo l’industria discografica rock era totalmente concentrata sul dualismo fra grunge e brit rock, fra Nirvana e Oasis.
L’ingresso della tastierista Karen Grotberg e l’uso discreto degli archi contribuirono a ridefinire la cifra stilistica della band, rendendola più raffinata e ariosa, ma senza cambiarne l’identità. Restano, infatti, centrali la vena rurale e malinconica dettata dallo strumming jangly-folk, la leggerezza acustica delle ballad, gli assoli elettrici misurati e soprattutto le armonie vocali di Mark Olson e Gary Louris. Le voci di Louris e Olson – come i “Lennon e McCartney dell’alternative country” – sono di fatto i due cuori pulsanti del gruppo: si fondono in modo complementare, una più limpida e l’altra più ruvida, creando un timbro riconoscibile.
Le tredici canzoni della release richiamano varie influenze: dai Byrds ai Big Star, dai Beatles a Gram Parsons, dai Rolling Stones ai The Long Ryders, passando per il roots rock di Tom Petty, fino ai Flying Burrito Brothers e il taglio nostalgico dei R.E.M. C’è spazio anche per una piacevole rivisitazione di Bad Time dei Grand Funk Railroad.
Il sottofondo musicale accompagna temi come la fine di relazioni (Blue), l’accettazione dei cambiamenti (Real Light), la solitudine dovuta a distanza e perdita (See Him On The Street), l’assenza di amici (“dove sono finiti tutti i miei amici? Sono tutti scomparsi”), il tempo che passa e il rimpianto (Red’s Song).
Tra i brani più significativi spicca senz’altro I’d Run Away, una ballata agrodolce che unisce country blues americano, jangly-folk e melodie pop inglesi. Il verso I’d run away if I could esprime sia il desiderio di allontanarsi sia la ricerca interiore, senza rinunciare al bisogno di stare vicino a chi si sente parte della propria vita.
Se da un lato i testi risultano, spesso, fin troppo malinconici, dall’altro conservano un filo di speranza e desiderio di riconciliazione con se stessi. Il titolo dell’album suggerisce e coltiva questa aspettativa verso il domani, cercando conforto nell’amore (Nothing Left To Borrow, Ann Jane, Pray For Me).
Nel complesso, nonostante siano passati trent’anni, Tomorrow The Green Grass mantiene ancora oggi una scrittura fresca, di qualità, con arrangiamenti curati e una profondità emotiva che lo rendono non solo uno dei migliori capitoli della discografia dei Jayhawks, ma anche dell’intera produzione musicale di quel decennio.
Al tempo stesso, il disco segnò la fine della collaborazione tra Gary Louris e Mark Olson: quest’ultimo, contrariato dalla svolta power-pop della band, si allontanò per seguire un progetto più folk-oriented insieme a Victoria Williams, quella citata in Miss Williams’ Guitar, che sarebbe diventata sua moglie e poi ex moglie.

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