Dry Cleaning: recensione di Secret Love

Dry Cleaning

Secret Love

(4AD)

9 gennaio 2026

genere: post-punk, post-rock, funk blues, garage punk, dark rock, goth caraibico, jangly-folk, jangly-rock

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A distanza di tre anni da Stumpwork, i Dry Cleaning tornano con il terzo album Secret Love, prodotto dalla cantautrice gallese Cate Le Bon e pubblicato dall’etichetta 4AD.

Dopo Stumpwork, il quartetto londinese – Florence Shaw (voce e testi), Tom Dowse (chitarra), Nick Buxton (batteria) e Lewis Maynard (basso) – ha sviluppato nuovo materiale tra Peckham, Chicago con Jeff Tweedy, Dublino con membri dei Gilla Band e la Francia, dove ha registrato con Cate Le Bon. Il risultato è una svolta verso una direzione più ariosa e vagamente jangly-folk.

È evidente ormai da anni la rinascita del post-punk come linguaggio socio-politico e critico, sebbene oggi il revival rischi di diventare piuttosto ripetitivo. Le nuove realtà musicali cercano quindi di muoversi e mescolare influenze diverse per costruire una propria identità, andando oltre un canovaccio ormai stanco, come dimostrano i Dry Cleaning con il nuovo album Secret Love.

Dal punto di vista sonoro, Secret Love evidenzia come evolversi non significhi snaturarsi, ma crescere e ampliare le proprie prospettive. Nel caso dei Dry Cleaning, tale processo si traduce in composizioni più accattivanti e imprevedibili sotto l’aspetto emotivo.

La formazione britannica sembra voler riprendere più il discorso avviato con l’album d’esordio, New Long Leg, che con il precedente Stumpwork, rimettendo in circolo fantasticherie indie-rock ma senza indulgere nella nostalgia. Le undici canzoni si sviluppano attraverso suoni delicati e insieme ruvidi, densi di dissonanze ma aperti a possibili vie di fuga dalle comfort zone di riferimento.

Con una formula che intreccia tecnica, melodia e sperimentazione, e con un’idea di rock trasversale che si trasforma in una tensione art-rock elettrizzante ed eterogenea, i Dry Cleaning si muovono fra ritmiche lineari e sghembe, in equilibrio tra bagliori caldi e melodie acustiche agrodolci, chitarre nervose e scintillanti, talvolta sferzanti e taglienti.

L’enfasi pulsante dei bassi genera groove coinvolgenti, a cui si aggiungono fraseggi funk-blues di ascendenza talkingheadsiana e stonesiana, schitarrate alla Venus delle Bananarama e ritmi martellanti dal sapore goth–rumba–caraibico (Blood).

Affiorano passaggi di post-rock malinconico e sognante che rimandano agli American Football, atmosfere notturne dal tocco sintetico new wave (Hit My Head All Day), strumming jangly-rock e dissonanze di chitarra (Cruise Ship Designer), il guitar-pop dei Pixies e scatti di garage punk rabbioso in stile Wire e Gang Of Four (Rocks). Il tutto scorre in un equilibrio costante fra calore umano e freddezza meccanica, fra sconforto e bisogno ostinato di dolcezza.

Il beat poetry di Florence Shaw è ipnotico e calmo, un filo che unisce le trame strumentali. Il suo spoken word sensuale e magnetico – uno Sprechgesang simile a quello di Laurie Anderson – avvolge la musica con eleganza. Tuttavia, pur con qualche fugace accenno di canto in Secret Love (Concealed in a Drawing of a Boy) e I Need You, l’espressione vocale resta quella dei lavori precedenti: monologhi interiori, ormai marchio di fabbrica, che alla lunga rischiano di diventare noiosi.

Sul piano dei testi, l’idea di “amore segreto” allude probabilmente a sentimenti nascosti destinati prima o poi ad emergere, come una specie di liberazione. Il focus tematico di Secret Love si concentra sull’assurdo della normalità, non senza una buona dose di ironia, e su situazioni quotidiane a metà fra autobiografia e dimensione sociale: dalla tossicità maschile nelle relazioni a frammenti di vita domestica, dalle insicurezze legate al presente al rifiuto di accettare passivamente le atrocità globali come semplici contenuti online, fino a quelle vulnerabilità che affiorano quando subentra il bisogno di tornare a fidarsi.

Immagini disturbanti – come quella degli alberi malvagi in Rocks – assumono un valore universale, riflettendo su quanto la propria felicità sia sempre più condizionata dal consenso altrui. Così, Secret Love ruota attorno a stati d’animo ambigui e instabili, sospesi fra gesti di cura e azioni invasive: la necessità di esporsi e la tentazione di sparire, fra ricerca di benessere e inevitabili compromessi (Cruise Ship Designer). Una tensione visiva e concettuale richiamata anche dall’artwork di copertina, un dipinto dell’artista canadese Erica Eyres.

Questa tensione emerge con forza in brani come Hit My Head All Day e The Cute Things, nel modo in cui consumismo e omologazione sociale riescono a controllare e manipolare le nostre menti: “the objects outside the head control the mind, to arrange them is to control people’s thinking”.

“Ci sono persone influenti che cercano di condizionare il nostro modo di pensare, per spingerci a comprare qualcosa o a prendere posizione. Non è facile capire di chi fidarsi, nemmeno nella vita quotidiana”, spiega Cate Le Bon.

Con Secret Love, i Dry Cleaning firmano il loro capitolo più accessibile, aprendosi senz’altro a un pubblico più ampio. Non sappiamo quanto ancora potrà durare questa formula, ma conviene seguirne l’evoluzione e osservare dove li condurrà (“let me grow and you’ll see the fruit”). È una terra di orrori e distruzione il mondo in cui viviamo, ma Florence Shaw lascia comunque filtrare un sussurro di speranza: non rinunciare a essere dolce.

Tracklist:

1. Hit My Head All Day 2. Cruise Ship Designer 3. My Soul / Half Pint 4. Secret Love (Concealed In A Drawing Of A Boy)
5. Let Me Grow And You’ll See The Fruit 6. Blood 7. Evil Evil Idiot 8. Rocks 9. The Cute Things 10. I Need You 11. Joy

Membri della band:

Florence Shaw (voce e testi), Tom Dowse (chitarra), Nick Buxton (batteria) e Lewis Maynard (basso)

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