David Bowie – Low

14 gennaio 1977.

Esce l’album ‘Low’ di David Bowie, il primo album della trilogia berlinese, progettato e realizzato a Berlino in stretta collaborazione con Brian Eno.

Elettronico, sperimentale e influenzato dal suono dei Kraftwerk, il disco è prodotto dallo stesso Bowie e da Tony Visconti.

Liberatosi da ‘Ziggy Stardust’, ed immerso nei suoi eccessi da rockstar, David Bowie approda nel 1975 a Berlino: alla domanda “perchè Berlino?”, Bowie rispose che Berlino era il centro di tutto quello che sarebbe accaduto in Europa nei prossimi anni.

Ed infatti era proprio così, la Germania stava rivendicando un posto di rispetto nel panorama musicale ed un restyling dal suo vergognoso passato.

Fatto sta che nella suggestiva città tedesca, ancora spaccata in due dal muro e dalla cortina di ferro, Bowie cercò il modo di sfogare interamente, attraverso la sua arte, le sue inquietudini e i suoi tormenti, derivanti anche dal tramonto del suo matrimonio con Angie Barnett, che gli aveva dato anche un figlio. Bowie si trasformerà ancora, stavolta nel Duca Bianco, togliendosi i panni di Ziggy.

La leggenda racconta che Bowie portava la cocaina a Iggy Pop mentre si trovava in riabilitazione a Los Angeles. Gli chiese: “Andiamo a Berlino?” e Iggy gli risponde: “Perchè no?”.

Lo so, la domanda di Bowie ci fa subito venire alla mente un dolce ricordo, il famoso dialogo tra Caressa e Bergomi di quel lontano luglio del 2006. Ma non divaghiamo.

Dunque, a Berlino, Bowie portò con sé il suo caro amico Iggy Pop, un kamikaze eroinomane del rock in cerca di ispirazione: “Ero stufo di fare il pagliaccio negli States, avevo bisogno di un nuovo linguaggio per la mia nuova vita. ‘Low’ è un disco terribilmente introspettivo in cui esprimo me stesso, le mie reazioni”. E, a quanto pare, Bowie riuscì con successo nel suo intento di ‘rianimazione musicale’ nei confronti di Iggy Pop.

Brett Anderson, il leader degli Suede, parla di David Bowie e del disco ‘Low’: “Ho un rapporto strano con Bowie. C’è una parte di me che non vuole considerarlo, non per mancanza di rispetto, ma perché mi sento male a parlare di lui. La gente dice che gli Suede sono una miscela fra gli Smiths e Bowie, quando in realtà ci sono tanti altri confronti che si potrebbero fare. Ma non posso scappare dal fatto che lui ha avuto una grande influenza sul mio lavoro. Bowie è semplicemente uno dei più grandi artisti di tutti i tempi e ha realizzato un bel pò della musica migliore degli anni ’70, con sei o sette dischi di incredibile qualità. ‘Low’ è solo uno di loro.

Avrei potuto scegliere ‘Hunky Dory’, ‘Space Oddity’, ‘Scary Monsters’, ‘Young Americans’. Ma ho scelto ‘Low’ perché amo il suo mistero, anche se non è il suo miglior album di canzoni, non c’e ‘Quicksand’ o qualcosa di simile, per intendersi. Si può dire che si stava spostando in cerca di qualcosa di diverso.

Il mio brano preferito è ‘Warszawa’, con la sua straordinaria agitazione wagneriana (prima di chiamarsi Joy Division, Ian Curtis, appena entrato a far parte della band, cambiò il nome del gruppo in Warzaw, proprio in omaggio al pezzo strumentale di Bowie contenuto nell’album ‘Low’).

Amo il modo in cui ‘Low’ non spiega se stesso e che si tratti di un disco davvero strano. Amo il momento in cui è stato realizzato, il fatto che tre dei miei dischi preferiti di sempre appartengano tutti allo stesso periodo: ‘Low’, ‘Never Mind The Bollocks’ e ‘Music For Airports’ “.

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