Kaouenn: recensione di Mirages

Kaouenn

Mirages

Atypeek Music, Beautiful Losers, Bloody Sound Fucktory, PH37 SoundLab

5 febbraio 2021

genere: krautrock, afro-beat, trip hop, dub, psichedelia elettronica, tribal jazz, space ambient, raga indiano, dreamwave, fusion, tropical, post-punk

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Recensione a cura di Andrea Musumeci

Espandere i confini della mente, questo fanno i miraggi: polaroid deformate, distorsioni ottiche della realtà e di quel poco di mondo esterno che riusciamo a percepire secondo le nostre esperienze visive e concettuali.

Tutto ciò permette di raggiungere rappresentazioni nuove, più ampie e versatili, come nel caso del nuovo album del polistrumentista Nicola Amici, deus ex machina del progetto solista Kaouenn, il quale, a distanza di cinque anni dall’ultimo album omonimo, manda alle stampe il suo nuovo manufatto discografico intitolato Mirages.

Edito il 5 febbraio per una cordata di etichette indipendenti italiane e francesi (Atypeek Music, Beautiful Losers, Bloody Sound Fucktory e PH37 SoundLab) ed anticipato dall’uscita dei singoli Immaterial Jungle e Reachin’ The Stars, Mirages segna il definitivo step di maturazione da parte del polistrumentista jesino, sia in ambito privato che professionale, che ha nel sincretismo tra passionale artigianato e curiosità sperimentale il centro di gravità del suo trademark identitario e sonoro, che potremmo altresì definire come una miscela fusion cosmopolita e d’avanguardia che fluttua in una gigante bolla psichedelica.

Già chitarrista e sassofonista di Butcher Mind Collapse, Lebowski, Jesus Franco & The Drogas e bassista di Daudane e Tommy Lorente et la Cavalerie, il “gufetto bretone” di origine marchigiana Kaouenn dà continuità al processo di sviluppo e rifinitura del suo sound multisensoriale mediante la ricerca programmatica di un equilibrio dinamico e simbiotico tra gli opposti complementari, conflittuali ed imprescindibili che caratterizzano la civiltà contemporanea e, al tempo stesso, il nutrimento essenziale della nostra componente immateriale.

Le otto tracce di cui si compone la release, ripartite equamente sui due lati Tom e Yen, risplendono come diamanti grezzi ed introducono i nostri sensi nell’entroterra di una foresta pluviale fatta di echi e riverberi pinkfloydiani, ritmi etno, suoni animaleschi di danze primitive esoteriche, bonghi tribali afro-beat di memoria woodstockiana, bacchettii frenetici e tablas acrobatici, ronzanti armonizzazioni darkside-jungle e l’enfasi sonica del tribalismo elettro-samba, mescolando elettro-rock francofono ed ensemble folk africano.

Attingendo a piene mani dalla sinergia orgasmica tra trance-dance nera, euforia ecstasy, performance visual art e progressioni blues, Koauenn riesce a manipolare e perfezionare un impianto strumentale senza confini di genere, mettendo insieme, sotto lo stesso tetto, gli stati ipnagogici e allucinogeni del raga indiano, le onde narcolettiche del trip-hop, la visione caleidoscopica ed ipnotica dello space ambient, le sciabolate upbeat della musica rave techno-trance del Sensation White, le sensuali sfumature dei bassi dub e le colorazioni policromate del sunset jazz-lounge.

Al comando del suo intimo e raccolto hangar “club rave”, in un ambiente che accoglie proficuamente l’ispirazione nella ricerca del suono, l’autore marchigiano disegna curve ed iperboli sintetiche, andando a tratteggiare un ponte world-music di incontro e fusione tra Occidente e Oriente, immaginando un filo transatlantico che leghi culture e forme musicali eterogenee, tirando e allentando le briglie di cavalli psichedelici, espandendo e ritraendo a proprio piacimento gli orizzonti di un pellegrinaggio ecumenico e multimediale color sabbia, e passando con naturalezza dal seducente esotismo dei territori caraibici al futurismo austero delle atmosfere mitteleuropee di matrice kraut.

Sulla scia bidimensionale di scirocchi afro-beat e grecali synth-wave, scopriamo che è ancora possibile perdersi tra le mutevoli dune subsahariane e nell’espansione sensoriale di paesaggi claustrofobici e riflessivi, confondendo i luoghi veri da quelli surreali ed aprendosi, di conseguenza, al miraggio cosmico come metafora ibrida della memoria.

Mirages è un intrigante linguaggio di contrasti, un cammino esistenziale discontinuo ed imprevedibile che, all’interno di uno spettro musicale extra-large in perpetuo movimento, si proietta oltre ogni deriva cerebrale, come una valvola di sfogo su un mondo parallelo che unisce e mescola sogno e realtà, praterie e galassie, terra e spazio, oscurità e luce.

Tracklist:

SIDE “TOMM”

1. Psychic Nomad

2. Immaterial Jungle

3. Reachin’ The Stars

4. Mirage Noir (feat. Above The Tree)

SIDE “YEN”

1. Into A Ring Of Fire (bonus track on vinyl only)

2. Indina

3. Flood Of Light

4. K2 (feat. Sara Ardizzoni)

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Credits:

Kaouenn | Chitarre, basso, synth, organo, sax, xaphoon, voci, samples, programming

Above The Tree | chitarre addizionali su “Mirage Noir”

Sara Ardizzoni | chitarre addizionali su “K2”

Registrazione e mixaggio | Nicola Amici @ PH37 SoundLab, Biarritz e Nizza (Francia)

Mastering | Giovanni Versari @ La Maestà studio, Faenza (Italia)
Musica | Kaouenn
Foto | Caterina Fattori

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