Exumer: recensione di Death Mask Messiah

Exumer

Death Mask Messiah

(Metal Blade)

28 agosto 2026

genere: thrash metal, speed metal, hardcore, crossover

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Recensione a cura di Marco Calvarese

Premessa doverosa: Death Mask Messiah, sesto LP dei veterani tedeschi Exumer, non è un capolavoro, non piacerà a tutti, non metterà mai d’accordo la critica. Anzi, è un disco divisivo, un bivio musicale: da una parte i fautori della ricerca e dell’innovazione, che non vi troveranno spunti d’interesse; dall’altra i thrasher puri, che vogliono godersi della buona musica e sticazzi se non ci sono sperimentazioni o se evoca continui déjà-vu, purché sia suonato come si deve.

Death Mask Messiah è un’opera dedicata ai secondi, che lo troveranno fantastico, pieno di rinnovata energia e degno di 40 minuti di headbanging, magari al volante o in compagnia di una birra. È indubbio che l’innesto di una sessione ritmica completamente rinnovata (Alex Voss al basso e Jerome Reil alla batteria) abbia, infatti, ricaricato gli Exumer di nuova verve, se è vero, come è vero, che sono usciti dagli studios con una bomba a grappolo da 11 episodi, uno più feroce dell’altro.

Dietro tanta furia c’è una costante metafora del fanatismo e della disinformazione della società contemporanea: una rabbia matura riversata in una produzione moderna il giusto e mai piatta, e in un songwriting derivativo finché volete, ma dannatamente vitale e di qualità. Per intenderci, a me fa letteralmente impazzire: è uno di quei macigni che avremmo amato tutti, se solo avesse visto la luce trent’anni fa.

Oppure trentacinque, se penso a quanto la title track mi ricordi il main riff di Arise, tanto per dire subito ciò che mi passa per la testa appena premo il tasto play. Poi, però, l’elaborazione è completamente diversa da quella dei Sepultura, ed ecco che si fa strada un arrangiamento di stampo West Coast: lo scenario muta, i cambi di tempo si fanno fluidi e capisco di avere a che fare con artisti di vecchio stampo. Qui ci si fa male sul serio.

Infatti, Blinding Skies arriva diretta come un treno in corsa, regalandomi la traccia più teutonica dell’album, sconfinando nello speed metal e arricchendo la proposta con il più bel fraseggio tra le sei corde. Peccato per la scelta dell’arpeggio nei bridge, una dissonanza che al mio orecchio stona. E poi quel main riff così immediato e penetrante avrebbe forse meritato un’articolazione più varia, ma chi sono io per fare le pulci agli Exumer?

Anche perché poi Sin Bleeder mi porta letteralmente in paradiso: sembra in partenza una B-side di Seasons in The Abyss, però suonata dai Metallica a modo loro; poi sterza con un riff alla Judas Priest a fare da ponte con un breakdown da crossover scavezzacollo. È qui che mi rendo conto che Death Mask Messiah ha del potenziale, e Eradication me ne dà l’immediata conferma, perché avrebbe fatto la sua sporca figura in Tempo Of The Damned: quattro quarti secco, a sostegno di un thrash’n’roll figlio di buona madre, al ritmo del quale le gambe non riescono a star ferme. Ignorante, divertente e cattiva come il thrash metal comanda.

La produzione di Dominic Paraskevopoulos e il mixing di Arthur Rizk concorrono, a mio avviso, al salto di qualità sonoro: dal suono dry di Eradication si passa, in Ravishing Waste, ad un tappeto più maligno, mentre l’ottimo Reil alle pelli e l’intera compagnia virano decisamente verso un impianto hardcore, come se gli Slayer avessero composto parte di Undisputed Attitude dieci anni prima, arrotondando l’offerta musicale e omaggiando le radici e i maestri del genere.

Da qui in poi, questa impronta marchierà a fuoco l’opera degli Exumer, imprimendole un main mood inconfondibile: Allocated Savagery (ispirata allo storico assedio di Waco) ne è la diretta continuazione, tra D-beat, cori, riff e, soprattutto, attitudine ultra-punk. Serpent spezza il ritmo snodandosi tra un mid tempo e un main riff vintage e un refrain di scuola Metallica mascherato da un ampio riverbero, senza perdere quel filo rosso hardcore che poi Fratricide ti sbatte in faccia, e ti accorgi che è una lama affilata intrisa di sangue! Una botta di vita da mosh immediato, senza compromessi, che avrebbe risollevato le sorti di Repentless.

Ora sarà bene precisare che Death Mask Messiah non è un copia e incolla dei classici del passato, non si appiattisce sugli stilemi del crossover e non suona mai ripetitiva. Al contrario, sa emozionare rievocando il passato migliore e interpretandolo in chiave tedesca, punkeggiante, semplicemente Exumer.

È questo che rende il disco attuale, dinamico e senza cali d’interesse. Scorcher sembra messa lì per spiegarmelo: un riff scritto dai Metallica, e neppure quelli degli anni ’80, intorno al quale però sembrano esserci i Kreator a sviluppare il tema, supportati da un batterista e da una gang shout crew hardcore. Il risultato è una valanga in caduta. Mi hanno fatto divertire e scapocciare tanto, ma un disco thrash che si rispetti deve trasudare anche una certa rabbia cupa. Ecco che Frozen Ground è il brano più cattivo del disco: crossover deciso, massiccio, senza tregua, con un riff tagliente e, quando rallenta e poi sfuma nell’arpeggio finale, è un alito maligno sul collo ormai agonizzante.

È la chiusura “in pectore” del disco, che però ci regala una traccia bonus con Unchained Angel, cover dei Nasty Savage interpretata al microfono dallo stesso Nasty Ronnie: quasi uno stacco, un omaggio alle nostre radici, non meno pesante, ma più scanzonato. Death Mask Messiah, in fondo, è per intero un’opera di rievocazione, letta in chiave moderna. L’altare stesso del thrash, la caverna platonica del vecchio stile, dove si proietta non l’ombra, ma il suono dell’anima più pura del thrash metal delle origini. Passate oltre, se non siete cresciuti con quella rabbia nelle vene. Ma, se le borchie sono ancora il vostro accessorio quotidiano, fermatevi: si sta bene, all’ombra degli Exumer.

Tracklist:

1. Death Mask Messiah 2. Blinding Skies 3. Sin Bleeder 4. Eradication 5. Ravishing Waste 6. Allocated Savagery 7. Serpent 8. Fratricide 9. Scorcher 10. Frozen Ground 11. Unchained Angel

Line-up:

Mem V. Stein – voce; Ray Mensh – chitarra; Marc Bräutigam (Marc B.) – chitarra; Alex Voss – basso; Jerome Reil – batteria

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