Train
Mad Dog In The Fog
(Columbia Records)
28 agosto 2026
genere: country rock, pop rock, country ballad, AOR, blues rock, piano ballad, folk-rock
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Recensione a cura di Andrea Musumeci

A distanza di quattro anni dal precedente AM Gold, i Train tornano in scena con il loro dodicesimo lavoro in studio, intitolato Mad Dog In The Fog, che accompagna l’imponente tour estivo nordamericano organizzato per celebrare il venticinquennale del grande successo Drops Of Jupiter.
Di quella band formatasi a San Francisco nel 1994, il frontman Pat Monahan è rimasto l’unico membro fondatore dell’attuale line-up, nonché il principale riferimento creativo.
Con oltre 10 milioni di album venduti, più di 30 milioni di singoli e oltre 6 milioni di stream a livello globale, oltre a tormentoni assoluti quali Hey, Soul Sister, Drops Of Jupiter, Drive By e Calling All Angels, i Train di Pat Monahan – come una falena costantemente attratta dalla luce della fiamma – continuano a percorrere il binario del rock radiofonico e melodico, mantenendo lo stesso groove avvolgente e armonie brillanti dal sapore vintage, tanto americano quanto anglosassone.
Le influenze stilistiche, riconducibili a Joe Cocker, Eagles, Tom Petty, Fleetwood Mac e Hootie & The Blowfish, alimentano ancora quel contrasto tra atmosfere solari ed energiche e toni nostalgici e malinconici, da sempre parte del loro inconfondibile trademark sonoro e oggi ulteriore conferma del loro spessore artistico.
Mad Dog In The Fog è un soft-rock da viaggio radicato nei luoghi, nella memoria e nelle relazioni che hanno contribuito al successo della band; un ritorno guidato da chitarre elettrificate, morbidi e sognanti tappeti ritmici dal tocco west-coastiano, dal calore elegante del pianoforte folk e da ritornelli immediati.
A questo mix di pub rock frizzante e country ballad acustiche per cuori infranti, caratterizzato da un sound contemporaneo, si aggiungono passaggi bluesy-soul alla Black Crowes, episodi più sostenuti e orientati all’alternative rock come Tired Of Looking Down e No Matter What e diverse sfumature catchy AOR anni ’80. Al centro di questa intensa e nostalgica soundtrack c’è la voce graffiata e raffinata di Monahan, che a 57 anni conserva intatta la propria personalità e una sorprendente freschezza espressiva.
Lo sviluppo tematico della release ruota attorno a riflessioni sulla maturità e sul confronto fra presente e passato, attraversando la complessità dei rapporti umani, la fragilità della bellezza, l’inesorabilità del tempo, la perseveranza di fronte alle difficoltà e il profondo senso di gratitudine per tutto ciò che si è condiviso. Sono soprattutto le storie personali e autobiografiche di Pat Monahan a dare corpo a questo percorso, a partire da To Gloria e dall’incerta eccitazione di chi insegue i propri sogni in Pennsylvania Turnpike.
Se la title-track si abbandona al sentimentalismo, rievocando e omaggiando lo storico pub di San Francisco in cui la band ha mosso i primi passi (“al Mad Dogs In The Fog vivremo per sempre, e saremo tutti ricordati”), The Weekend, con la sua trascinante leggerezza rhythm’n’blues, affronta le dinamiche dei social network e il bisogno quasi morboso di condividere online ogni momento della propria vita, finendo per dimenticare l’importanza di viverlo davvero.
Le conseguenze emotive delle relazioni dolorose trovano una rappresentazione metaforica e quasi fiabesca in Blue Brush-Footed Butterfly, mentre City Of Angels racconta le luci e le ombre di una metropoli controversa come Los Angeles attraverso un incalzante country blues. What If We Try? invita invece a esplorare i propri dubbi, a smettere di fingere e a provare semplicemente a essere se stessi (“vieni giù in Georgia, dove le pesche sanno di sole e il sole scioglie il dolore”).
Ci sono poi i due struggenti inni romantici dalle melense foschie anni ’90, Half A Heart e Princess Of The Night (“ho un vuoto dentro di me, dovresti esserci tu, ho ancora mezzo cuore per amarti”), e il coinvolgente finale di Kid In The Crown, affidato a un corale folk-rock pianistico.
Insomma, al di là del gradimento soggettivo, il repertorio dei Train è quello che conosciamo e non c’è più nulla da dimostrare, se non la capacità di raccontare il percorso che li ha condotti fin qui. Un viaggio lungo oltre trent’anni che Pat Monahan rinnova con la stessa voglia di suonare, trasformando vecchie e nuove esperienze in canzoni immediate e sincere.
Tracklist:
1 To Gloria 2 The Weekend 3 Pennsylvania Turnpike 4 Tired Of Looking Down 5 Blue Brush-Footed Butterfly 6 City Of Angels 7 Mad Dog In The Fog 8 What If We Try? 9 Half A Heart 10 Princess Of The Night 11 No Matter What 12 Kid In The Crown
Membri della band:
Pat Monahan – voce, tromba, sassofono, vibrafono, percussioni; Jerry Becker – tastiere, chitarra ritmica, cori; Hector Maldonado – basso, chitarra, percussioni, cori; Matt Musty – batteria, percussioni; Taylor Locke – chitarra solista, cori

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