Intervista ai Treehorn: ottobre 2019

A distanza di otto anni dal full lenght d’esordio Hearth, torna il power trio noise torinese d’adozione Treehorn con la nuova release Golden Lapse, in uscita il prossimo 27 ottobre ed anticipata dalla pubblicazione del video di Damn Plan.

Noi di Fotografie ROCK abbiamo intervistato i Treehorn per conoscere meglio il loro progetto.

Come e quando nasce il percorso musicale dei Treehorn? Perchè il nome Treehorn? Possibile che c’entri qualcosa Mr. Treehorn, il pornografo aguzzino del Grande Lebowski?

Nasce attorno al 2005, avevamo vent’anni. Quindi si può dire che suoniamo assieme da una vita.
Treehorn è proprio dedicato al personaggio del Grande Lebowski, film per il quale all’epoca (ma anche ora) avevamo una vera e propria ossessione. Il personaggio era un figo, il nome suonava bene.

Venite da una realtà di provincia come quella di Cuneo: com’è cambiata la scena musicale cuneese dai tempi dell’occupazione napoleonica ad oggi? Pensate che il palcoscenico underground di Torino, definita la città di Satana, offra più opportunità a band emergenti come la vostra?

Senza partire da così lontano, il nostro approccio da adolescenti alla scena musicale cuneese è stato più che illuminante. Nei primi anni 2000 siamo cresciuti in un sottobosco esplosivo con band come The Elephant Man, Slaiver, Cani Sciorrì, Mr. Steady Dudes che già spaccavano culo e timpani in mezza Italia. Poi sono arrivati Fuh, Io Monade Stanca, Ruggine, Dogs For Breakfast. Ci siamo divertiti insomma.
Oggi a Cuneo come a Torino le band valide non mancano. Mancano invece posti, situazioni per promuovere eventi e dare spazio a chi può e merita di emergere. E non parlo solo di scena rock.
Di Satana invece apprezziamo lo spirito progressista. Cosa che in questo periodo manca alla nostra città.

Quali sono gli stili e le influenze musicali del passato che hanno indirizzato il vostro sound? Come descrivereste il vostro stile musicale?

Pur avendo gusti diversi, siamo cresciuti con l’amore per il grunge. Poi sono arrivati gli ascolti di Tool, Converge, Jesus Lizard, Isis e band affini ad aprirci un mondo. Oggi credo che non assomigliamo a nessuno di questi. Con il tempo si è creata la giusta alchimia e quello che suoniamo non rispecchia per forza i nostri singoli gusti.
Facciamo enorme fatica a definirci in uno stile musicale, oltre a non credere alle classificazioni. Ci definiamo “noise rock” più per l’attitudine e l’approccio che per il genere.

Che fine hanno fatto i Treehorn dal 2014 al 2019? Era questo il Golden Lapse di cui avevate bisogno per ricaricare le batterie?

Non abbiamo mai smesso di provare in questi anni. Volevamo presentarci con qualcosa di nuovo da dire e che ci soddisfacesse pienamente. Abbiamo cambiato tanto nel nostro approccio di composizione, ma purtroppo per una serie di intoppi i tempi si sono dilungati. Siamo andati a registrare quando completamente soddisfatti del materiale che avevamo in mano.

Parliamo di Golden Lapse, il vostro nuovo album in uscita il prossimo 27 ottobre. Cantato interamente in inglese, quali sono, nel dettaglio, le tematiche contenute in Golden Lapse? A proposito, chi scrive i testi e chi la musica? Avete mai pensato di cantare in italiano?

I testi li scrivo io (Macca – basso e voce). Non c’è una tematica predominante nel disco. Ogni canzone parla di eventi, situazioni o sensazioni vissute da un punto di vista personale. Non sempre ci sono riferimenti diretti a quello che racconto. Sono testi in cui credo che chiunque ci si possa impersonare e possa rendere propri a seconda dell’occasione.
Per gli ascolti che ho sempre avuto, mi è molto più naturale approcciarmi all’inglese che all’italiano. Inoltre è una lingua decisamente più malleabile ed è più semplice incastrare i concetti che si vogliono esprimere. Sintetizzo: in italiano non sono proprio capace.
La musica invece nasce in sala prove. Solitamente da un riff di chitarra o un’intuizione di batteria. Non credo sia mai successo di arrivare in sala con un pezzo già pronto da capo a fondo!

Quali sono le differenze sostanziali con i vostri lavoro precedenti, Hearth e Amine?

Mi piace pensare all’evoluzione entomologica di una farfalla. Mi spiego. Amine è stato il nostro stato larvale. E’ brusco, grezzo, cattivo e diretto. Hearth è stato il nostro stadio pupale. Dentro ci abbiamo inglobato tutte le influenze con cui siamo cresciuti ed è un album più riflessivo e pensato. Con Golden Lapse siamo diventati finalmente adulti.

E’ davvero così alienante, claustrofobica, decadente ed irreversibile la condizione dell’essere umano moderno?

Solo nei giorni pari.

Cosa o chi simboleggia quel muflone demoniaco con le fauci spalancate raffigurato in copertina?

Per l’illustrazione ci siamo affidati a Daniele La Placa, amico e fumettista torinese. Gli abbiamo inviato il disco ed a primo ascolto Daniele l’ha immaginato così. Ci è piaciuto subito.

Domanda seria: se aveste l’inestimabile opportunità di partecipare ad X Factor ed il vostro coach fosse Sfera Ebbasta…

L’unico coach dal quale prenderemmo ordini è il mitico Trap.

Dall’avvento dell’era di internet, va di moda spalare fango sul Rock. Oggi, il Rock viene dipinto come un genere alla deriva, anacronistico, musicalmente e nel messaggio che dovrebbe comunicare: insomma, il Rock non è più un genere popolare, e forse non lo sarà mai più. Credete anche voi che sia così? Credete, invece, che all’estero ci sia una cultura musicale più appassionata rispetto a quella nostrana?

Abbiamo avuto l’enorme fortuna di suonare parecchio all’estero e le cose fuori dal belpaese non stanno proprio così. Il problema non è il rock ma la cultura musicale con cui la gente si approccia all’ascolto. In paesi come Francia, Belgio e Olanda il pubblico dei concerti è curioso. Ascolta con attenzione. Poi magari ti dice che non gli è piaciuto, ma prima lo ascoltano! E questo accade per ogni genere.
A parte questo, la musica è stupenda e chi si ferma solo al rock non sa cosa si perde, chi non arriverà mai al rock ha vissuto in clausura.

Chiudiamo con la classica domanda di rito: con il nuovo disco fresco di stampa, quali sono i progetti nell’immediato futuro dei Treehorn?

Suonare. Suonare. Suonare.

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