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Se lo spleen post-vacanziero attanaglia i ricordi di molti, ci hanno pensato The Molotovs a dettare il ritmo dell’autunno che arriva.
Il 3 settembre, al Tramshed di Cardiff, hanno dato il via al loro tour Welcome to Urbia, che andrà avanti per un mese fra venue indipendenti di Regno Unito e Irlanda.
Freschi di Wasted On Youth, che si è ritrovato al n. 1 in classifica vicino a Lily Allen, questo tour annuncia un secondo album che uscirà nel 2027, e il pubblico di Cardiff ha potuto ascoltare in anteprima Urbia, il nuovo singolo che annuncia l’opera e che è uscito sulle piattaforme proprio qualche ora dopo, giusto per farci sentire sul pezzo.
In realtà, senza grandi annunci, il brano era stato suonato anche durante il support act del tour di Yungblud, Idols, lo scorso aprile, e io, catturata dall’orecchiabilità e dall’alta intensità del brano, me lo ricordavo molto bene, avendo assistito anche a quel concerto, che, fra Molotovs, Warning e Yungblud appunto, offriva una scaletta ad alta intensità e di grande freschezza giovanile.

Se queste sono le premesse, Welcome to Urbia si delinea come molto promettente per questa coppia di fratelli poco più che adolescenti: Matt ha solo 17 anni e sua sorella Issy Cartlidge, 19. Nonostante la giovane età, i due gestiscono il palco con grande personalità.
I passi che stanno facendo delineano il percorso integro, giusto e solido di chi cattura l’attenzione di tutte le generazioni, affidandosi a collaborazioni di peso e a un passaparola convinto fra i supporter, anziché a trend e algoritmi spersonalizzati ed effimeri.
Il concerto richiama uno stile punk, indie, new wave, senza farsi mancare un tocco di garage rock, con Matt che attinge alla tradizione British anni ’60, coadiuvato anche dal batterista, Noah Riley, mentre Issy ci regala movenze alla Pulp Fiction e si distingue in maniera personale: ognuno con la propria identità.
Da dove arrivi il nome The Molotovs non lo so, ma posso dire che solo un Molotov potrebbe inserire qualcosa come 21 canzoni in un’ora e 10 minuti di evento.Non si sono mai fermati, senza per questo far mancare la loro simpatia al pubblico.
C’è stato giusto un piccolo break prima dell’encore, che ci ha offerto versioni acustiche interessanti, a partire da Nothing Is Keeping Her Away, storia controversa fra una fan vagamente ossessionata e il suo idolo, a cui segue una cocente delusione (di lei) e il rimpianto postumo (di lui). Semplice ma efficace anche il gioco di luci nelle varie fasi del concerto.
In un’industria, quella musicale, che sembra sempre più una guerra per l’apice senza esclusione di colpi, come ammesso dallo stesso Matt in occasione della loro comparsa in cima alle classifiche, alcuni attacchi e polemiche, spesso evitabili e francamente fuori luogo, da parte di band più attempate e realizzate, sembrano voler rendere la vita difficile agli emergenti anziché porgere una mano di aiuto in questi tempi difficili.
I Molotovs, dunque, entrano di diritto nella mia personale lista di band giovani ed emergenti da sostenere e supportare, insieme ad Hara, Zac Schulze Gang e tutti i germogli di questa nuova generazione rock, che sa sperimentare e innovare nel solco della tradizione, parlando sia ai propri coetanei sia ai più anziani in modo chiaro e diretto.



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