Dinosaur Jr.
There Near
(Jagjaguwar)
28 agosto 2026
genere: power rock, punk rock, indie-rock, alternative rock, garage rock
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Recensione a cura di Andrea Musumeci

A cinque anni di distanza da Sweep It Into Space, i Dinosaur Jr. tornano con There Near, tredicesimo lavoro in studio della loro carriera e sesto dalla storica reunion del 2007.
Sono trascorsi più di quarant’anni dal loro esordio discografico, un’epoca che oggi sembra lontanissima, eppure i Dinosaur Jr., nonostante i mutamenti di un mondo sempre più complicato da decifrare e le derive algoritmiche dell’industria musicale, continuano a rimanere fedeli a quella formula espressiva che li ha trasformati in una vera e propria istituzione dell’alternative rock a stelle e strisce, nonché in uno degli ultimi avamposti di resistenza della musica rock.
In questo ennesimo capitolo, composto da undici brani registrati nel consueto Bisquiteen Studio di Amherst, la band statunitense continua a tenere in vita e a tramandare – come fosse un antico lievito madre – le ricette letterarie e strumentali appartenute ai vecchi padri del rock degli anni ’60 e ’70, intrecciandole con quella narrativa alternative figlia degli Hüsker Dü e di realtà affini che ne hanno segnato l’evoluzione trasversale tra gli anni ’80 e ’90.
È lungo l’asse melodia-distorsione che prende forma il suono dei There Near: fraseggi melodici, riffoni emo-power e ballad elettrificate convivono con ritmiche hard rock e punk rock, nelle quali si insinua un virtuosismo solistico da guitar hero. Assoli incendiari, pieni di bending, wah-wah, flanger e sentimento, spingono l’enfasi al limite dell’eccesso glicemico e rimandano a influenze stilistiche come Joe Perry, Santana, Gary Moore, Jeff Beck e Neil Young.
A tenere insieme questo impasto sonico è l’inconfondibile modulazione vocale di J Mascis, con quel timbro nostalgico, sognante, dinoccolato, graffiante e scanzonato e malinconica quanto basta.
J Mascis (chitarra e voce), Lou Barlow (basso e voce) e Murph (batteria) tornano così a mettere a fuoco ciò che li ha sempre resi riconoscibili: chitarre abrasive, melodie agrodolci e quel particolare distillato di rumore e fragile disillusione indie-rock che continua a essere il loro marchio di fabbrica.
There Near sembra allora un ritorno ai Dinosaur Jr. più sporchi e sgangherati (sono mai stati qualcosa di diverso?), anche grazie alla scelta di J Mascis di rispolverare un Mesa Boogie MK 1 degli anni ’70, lo stesso tipo di amplificatore utilizzato dalla band per registrare l’album di debutto del 1985.
L’autorevole Pitchfork lo ha definito un ritorno alla loro energia primitiva, sottolineando una presenza minore del classic rock a favore di distorsione, melodia e spontaneità. Un giudizio sul “meno classic rock” che, dopo aver ascoltato più volte il disco, non mi trova però pienamente d’accordo.
Se è vero che Mascis, Barlow e Murph puntano su una texture sonica più ruvida che riporta le chitarre al centro della scena – sghembe, noisy e crunchy come piacciono ai fan di vecchia data -, è altrettanto evidente che il patrimonio del classic rock continua a essere profondamente radicato nel loro modo di comporre e suonare.
Se Several Got Away mette subito in mostra il caratteristico e impattante miscuglio di distorsione e melodia che contraddistingue da sempre il registro compositivo del gruppo, No Friends, che nella sequenza di accordi richiama parzialmente il Neil Young di Rockin’ in The Free World, affronta incertezze e smarrimento emotivo dei tempi che stiamo vivendo, attraverso una accattivante combinazione di garage rock e orecchiabilità pop rock.
Con Everything At Once e Walk Me Back il passo rallenta, le linee di fanno più distese e le atmosfere diventano quasi sognanti, conservando quella patina di malinconica freschezza che permea l’intera release. Take Me With You rimette il piede sull’acceleratore, con Mascis che ne approfitta per lasciare a briglie sciolte la sua chitarra e alternare fragore e melodia.
Blowin’ Up e No One’s Ready portano, invece, in primo piano la personalità di Lou Barlow, attraverso una tensione politica anti-Trump tangibile (“no one’s ready for your war: what’s it for?”). Blowin’ Up si muove su coordinate grunge e una vocalità sospesa tra Eddie Vedder e Michael Stipe, mentre No One’s Ready sprigiona un power-garage anni ’80 alla The Saints, insieme a una scrittura inquieta e crepuscolare, segnata dal dualismo tra fede e fiducia e dalla rappresentazione di un’umanità autodistruttiva, proiettata verso un’inesorabile fine.
Dalla fisicità grintosa di episodi come Gone Off e Clam Along alle atmosfere più introspettive di Read The Room e Put It Down, i Dinosaur Jr. ripercorrono, con una sottile inquietudine di fondo, i solchi consumati della grande tradizione del rock americano da cui hanno sempre attinto.
Alla fine, There Near è il ritorno a qualcosa che era già lì, a portata di mano: uno spirito e una sensibilità che non sono mai davvero scomparsi. Totalmente impermeabili alla nostalgia, i Dinosaur Jr. rimettono in gioco quel vecchio impasto di melodia, distorsione, voce dimessa e assoli emotivi, con nuova linfa e una consapevolezza sedimentata nel tempo.
There Near ci ricorda, dunque, quanto possa essere sorprendente una band che, dopo quarant’anni, riesce ancora a mantenere saldissimo il grip sulla propria identità artistica e su quella memoria sonora che conosciamo ormai alla perfezione e che, ogni volta, ci dà comunque la sensazione di ascoltare per la prima volta.
Tracklist:
1 Several Got Away 2 No Friends 3 Everything At Once 4 Take Me With You 5 Blowin’ Up 6 Gone Off 7 Clam Along 8 Walk Me Back 9 Read The Room 10 Put It Down 11 No Ones Ready

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