Azatoth: recensione di Carnal Lust Of Blasphemy

Azatoth

Carnal Lust Of Blasphemy

(Extremely rotten productions)

21 agosto 2026

genere: old school death metal, death-grind

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Recensione a cura di Marco Calvarese

Sarà un caso, ma le mie migliori scoperte degli ultimi anni vengono tutte dal Nord Europa. In particolare, la Finlandia, patria del più vasto underground metal mondiale, si è guadagnata tutta la mia attenzione.

Se si ha fortuna e si presta orecchio alle nuove pubblicazioni, si tirano fuori delle chicche di cui poi ogni metallaro che si rispetti si fa bello pubblicamente: è il caso mio e degli Azatoth, band attiva da sei anni, ma solo oggi all’esordio sulla lunga distanza. Che dire? Parlare di promessa è d’obbligo, ma un “rookie album” bello come Carnal Lust Of Blasphemy non lo ricordavo da tempo.

I quattro artisti di Vantaa sono fautori del più marcio death metal old school, senza fronzoli, ma non per questo privo di interessanti spunti tecnici e creativi, e hanno sfornato una colata di liquido putrescente che, appena terminato l’ascolto, non ho visto l’ora di spalmarmi addosso da capo. Next big thing in arrivo?

Si tratta di quasi 40 minuti di violenza e disperazione in cui i miei nuovi eroi, con l’aiuto della produzione più sporca e retrò che si possa immaginare, sanno comporre nove gradini per scendere nel cuore dell’inferno, uno deliziosamente diverso dall’altro, mixati con un’idea ben precisa: prima distruggere l’ascoltatore, poi rianimarlo, infine prenderne il controllo, attraverso quelli che a me sembrano tre atti. L’esperimento sonoro è talmente riuscito da disegnare nella mia testa una narrazione vera e propria, nonostante il platter non abbia alcuna pretesa di concept.

Provate a immaginare un muro di corde tarato sui bassi, super saturo, dietro il quale la batteria martella ritmi insostenibili alternati a cadenze più death and roll; immergete all’interno di questo groviglio sonoro il growl più cavernoso e inintelligibile, ricamateci sopra una tela di riff non banali e assoli scolpiti a fuoco.

Provate a intersecare la ferocia tremolata dei Morbid Angel con sentori più catchy della catchy scuola di Stoccolma. Cospargete il tutto con un topping di synth atmosferici, messi lì dove fa più male all’anima e, forse, avrete un’idea di ciò che vi aspetta se decidete di premere con me il tasto play.

Flooding Human Remains apre le danze con una trama atmosferica creata prima con i synth, poi con il main riffing e infine con un breakdown (su cui si iscrive uno splendido assolo!) che fa assaporare l’inferno. Su di esso si abbatte la batteria, con ritmi omicida. Poi arriva Veins Of Rotten Blood a prendermi a martellate e farmi a pezzi, con la grande intuizione di alternare blast e mid tempo corroborati da una doppia cassa senza tregua: avesse indugiato un minuto di meno sul loop, sarebbe il brano perfetto per definire l’impatto del disco.

Abomination Of The Underworld è la prima traccia che dà respiro all’opera grazie ad apertura e chiusura slayeriane, doomeggianti, tra le quali si snoda un brano riff based che oscilla tra il tremolato e lo stoccolmiano. Su una base di blast, due assoli malvagi, degni delle atmosfere catacombali egizie, sussurrano al mio corpo dilaniato che è l’ora della scossa.

Abhorrent Reincarnation esordisce come se fosse una jam di Sepultura 1.0 ed Entombed, con un riffing quasi death’n’roll. Un susseguirsi di D-beat e dominio della doppia cassa sostiene il mio percorso verso una resurrezione maligna e il finale mi regala il giro sulle corde più demoniaco dell’album. A mio gusto, è il brano chiave. Il sentiero dell’agonia è davvero sulfureo: mai titolo fu più azzeccato di Sulphuric Paths Of Agony, dove riff semplici e pesanti come macigni acquistano ulteriore sostanza grazie a un gioco di contro-tempi e accelerazioni.

L’episodio forse più lineare e immediato del disco sfuma sui synth che aprono la strada a un breve interludio strumentale: da qui in poi, quel sentiero sarà solo fango e macerie, per condurre il malcapitato ascoltatore sull’altare della follia. Il bellissimo trittico conclusivo rappresenta, a mio avviso, l’apice compositivo dell’album: esso non può essere scisso pienamente in tre episodi differenti perché rappresenta un continuum mefistofelico, volutamente inciso senza sfumare tra una traccia e l’altra, anzi collegandole mediante un sapiente e crescente uso del sintetizzatore.

Gli ingredienti sono sempre gli stessi, ma è il modo in cui sono arrangiati a far compiere il salto di qualità all’opera: se Blasphemous Flesh stordisce e dilania con i suoi ritmi furibondi, in Extinguished Souls Of Putridity riff cupi si inseguono penetrando nelle vene e l’assolo pare chiudere con un ghigno l’episodio. Quando Nuclear Lucifer dà il là alla closer Putrid Altar of Eternal Decay, quel doom suadente e senza scampo è il respiro stesso degli Azatoth, quella cavalcata centrale è il suo assalto al mondo, quell’assolo conclusivo la sua rassegnata disperazione.

Carnal Lust Of Blasphemy è dunque un esordio bollente di crudeltà, un viaggio onirico dei peggiori che l’ascoltatore possa immaginare, dove gli Azatoth, proprio come il demone di cui portano il nome, lo azzannano e dilaniano, lo scuotono nelle viscere per poi possederlo e farne un adepto. Proprio come è successo a me, condannato a vagare nel loro inferno in attesa della definitiva consacrazione della mia personale next big thing.

Tracklist:

1. Flooding Human Remains 2. Veins of Rotten Blood 3. Abomination of the Underworld 4. Abhorrent Reincarnation 5. Sulfuric Paths to Agony 6. Interlude (Awaiting the Oncoming Hellstorm) 7. Blasphemous FleshM 8. Extinguished Souls of Putridity 9. Putrid Altar of Eternal Decay

Line-up:

Joel “Nuclear Lucifer” Das – basso, voce; Juuso Hämäläinen – batteria; Daniel “Chainsaw” Gamache – chitarra; Roni “Bogman” Levo – chitarra

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