Anthrax: recensione di Cursum Perficio

Anthrax

Cursum Perficio

(Nuclear Blast Records)

18 settembre 2026

genere: crossover, thrash metal, punk-hardcore, heavy metal

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Recensione a cura di Marco Calvarese

Dieci anni: tanto c’è voluto perché gli Anthrax, l’ala meno oltranzista e più funny del thrash metal, tornassero sulla scena con un nuovo disco. Cursum Perficio, dodicesimo LP dei maestri della East Coast, è il figlio che ha richiesto la più lunga gestazione della storia della band e dell’intero Big Four.

Dieci anni, di questi tempi, sono un’era geologica: il mondo ci corre intorno mentre noi, piccoli granelli di una clessidra infinita, ci trasciniamo per inerzia. Nel mezzo, la pandemia, la guerra permanente, l’umanità che va a fondo e, forse, il fondo l’ha già toccato. E la sabbia continua a cadere, seppellendola.

Io, che ho fatto dell’antrace la malattia della mia seconda vita musicale, non sono più il ragazzo che girava in bici con la cassetta duplicata di Persistence Of Time, ma neppure l’uomo tormentato che faceva le pulci a For All Kings. Tutto in me e intorno a me cambia, ed è naturale che lo stesso mi aspetti dai padri del crossover, per cui mi sono dato un mood ben preciso: pronto a vivere quest’album sottopelle, nelle viscere, nel cuore e nell’anima, senza paragoni con un passato che, ahinoi, non tornerà più. Ha funzionato.

Il merito, certo, non è tutto mio: Joey e soci ci hanno messo un valido compendio del loro percorso artistico; un artwork stellare, un dipinto surrealistico da Grand Guignol, mi ha fatto sognare; una produzione chirurgica, dinamica e perfettamente bilanciata mi ha calato, sin dalla prima nota, in un magma sonoro mai piatto.

La trama della storia è un vecchio sentiero poco battuto: occorre un po’ di attenzione per individuarlo, ma c’è. Magari nascosto dalla maschera di Persistence Of Time. Magari dietro una guasconata un po’ in stile Metallica, alla Worship Music o sotto un tappeto crespo in stile State Of Euphoria, ma, dipanando la matassa, emerge chiaro il corso nella sua maturazione, compimento e consapevolezza.

Rovesciate gli schemi, abbandonate l’occhio della critica e aprite quello dello spirito, se vorrete vedere e capire. E infilate le cuffie perché, dopo l’evocativa intro Persistence Of Memory (vi dice niente?), The Long Goodbye apre le danze ricordando i ritmi del Black Album. Ma è solo una superficie, grattando la quale si erge, compatto, il cupo tappeto sonoro creato dal basso: è il primo indizio di un disco a forti tinte drammatiche.

“Ehi, raga, però non preoccupatevi, siam sempre noi e ora vi mandiamo un po’ su di giri”, sembra il messaggio di It’s For The Kids, che apre la sequenza dei singoli: riffone hardcore, battute in levare, ritmi più alti, backing vocals e via di pogo, mentre un Belladonna in versione Benjamin Button aggiunge melodia, rendendo inconfondibile la versione più cazzona degli Anthrax. Qui sembra farsi largo l’attitudine punk di State Of Euphoria ma, per quanto corposa, anche questa è solo humus fertile con una mano di vernice.

È singolare il fatto che, per fare da trait d’union tra la sequenza più adolescente e quella più matura del disco, gli Anthrax abbiano scelto un brano dalle rotondità radio friendly come Everybody’s Got a Plan, dove sorge effettivamente un po’ di disorientamento: molto divertente se la immaginiamo live, ma forse i nostri eroi hanno scelto di suonare con le mani in tasca? Con The Edge Of Perfection, ogni dubbio sarà fugato: da qui in poi, un Bello protagonista e la sua combriccola di assatanati daranno il via a uno dei percorsi più sentiti e riflessivi della loro carriera.

È qui che inizia a pulsare il cuore nero di Cursum Perficio. Te ne accorgi subito da quel granito di suoni, da quei ritmi insostenibili, da quell’aria black che non ti aspetti ad aprire il brano, da quel riff autoironico, da quelle melodie vocali quasi tragiche, da quel coro strappalacrime.

C’è qualcosa di difficile da definire, un atteggiamento, un mood, un accordo, capace di toccare certi tasti dentro di me al punto da spingermi a una riflessione: Scott non fa happy metal, Scott prende per il culo le ombre che si porta dentro, dopo aver dato loro forma. In fondo, non è questa l’essenza stessa del metal, da Ozzy in poi? Davvero ai limiti della perfezione, come suggerisce il titolo, così come Infectious, che davvero è malata.

Cambia l’accordatura, il mid tempo (cifra stilistica di Cursum Perficio come il palm muting in For All Kings) diviene fisso e Joey rimodula di nuovo la voce: sembra di tornare al ’91 e di assistere a una jam tra Metallica e Guns N’ Roses, in un southern rock iper-distorto e incupito dai bassi.

Altro brano ponte e fortissimamente Anthrax verso un altrove fatto di rabbia urbana: NYC 93 è un distillato hardcore trasformato in un caterpillar dalle percussioni di uno straordinario Benante. Un maglio su cui luccicano gli assoli di Scott come acciaio tagliente. È il mio personalissimo brano-chiave dell’opera, perché mi fa capire che il punk della prima parte del disco non era birra e pogo, ma il terreno fertile da cui sarebbero germogliati sangue e arena.

Un main riff penetrante e diretto, una voce pulita e teatrale, una ritmica quasi marziale e il più bell’assolo del repertorio conferiscono alla title-track un’aura drammatica, magniloquente e ne fanno la stele di Rosetta di Cursum Perficio. Quasi un approdo artistico, la chiusura di un cerchio introspettivo che non lascia scampo. Al quale sembra che la band reagisca male, in una sorta di transfert psicanalitico, perché il riff di T.O.M.B. è cattiveria pura, amplificata dalla cadenza imposta da Charlie. Qui si travolge tutto ciò che si incontra, ma non è finita: Watch It Go è claustrofobia. Il martellamento della doppia cassa, il rabbioso alternarsi di accelerazioni e rallentamenti, lungi dal dare respiro all’ascoltatore, lo inseguono e lo dilaniano.

Se T.O.M.B. aggredisce e abbatte ostacoli, Watch It Go raggiunge e fa a pezzi. Se Cursum Perficio chiudeva impietosamente un’analisi introspettiva, ciò che segue è la presa di coscienza, la reazione furiosa.

L’approdo finale non può essere altro che un ritorno a un thrash più tradizionale: la closer My Victory è il trionfo dei guerrieri in un’intima guerriglia urbana. Main riff di scuola Gary Holt, assolo e sound quasi alla Mustaine, composizione inconfondibilmente Anthrax: è spezzare il cerchio dopo averlo chiuso, una rinascita, una rigenerazione consapevole.

Ora sì, tutto è compiuto. La musica, a volte, compie giri larghissimi, matura con me e poi mi riporta lì, di fronte ai miei nastri consumati, e mi insegna come affrontare i miei mostri e collocarli al loro posto: un drammatico, satirico, sarcastico Grand Guignol nel quale ridere, piangere, emozionarmi, sconcertarmi. E, nel contempo, divertirmi. Proprio come la copertina del disco. Proprio come Cursum Perficio.

Tracklist:

1. Persistence Of Memory 2. The Long Goodbye 3. It’s For The Kids 4. Everybody’s Got a Plan 5. The Edge Of Perfection 6. Infectious 7. NYC 93 8. Cursum Perficio 9. T.O.M.B. 10. Watch It Go 11. My Victory

Line-up:

Joey Belladonna – voce
Scott Ian – chitarra
Jonathan Donais – chitarra
Frank Bello – basso
Charlie Benante – batteria

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