Hazemaze: recensione di Hymns to the Damned

Hazemaze

Hymns to the Damned

Cursed Tongue Records/Ripple Music

22 novembre 2019

genere: stoner, doom metal, funeral blues

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Ascoltando Hymns to the Damned, il nuovo album del power trio stoner doom svedese Hazemaze, l’impressione è esattamente quella di essere in un immaginario deserto scandinavo, solo che la sabbia è più fredda: dune che migrano, enormi masse di sabbia che si spostano e che si muovono trasportate dal vento.

Hymns to the Damned, uscito lo scorso 22 novembre per Cursed Tongue Records e Ripple Music, è un vero e proprio inno ai dannati per antonomasia del genere doom metal, quali Black Sabbath ed Iron Butterfly. Sia nell’aspetto compositivo, dal taglio classico, pesante e dark, che nell’impatto visivo dei tre membri della band di Stoccolma.

Hymns to the Damned traghetta i nostri corpi all’interno di una galassia a spirale dal sound sinistro, psichedelico, minaccioso, acido e pachidermico.

Lento ed ipnotico come un incantatore di serpenti, ci accompagna attraverso il regno delle anime dannate di matrice dantesca degli Hazemaze.

Otto tracce come otto cerchi infernali, tra accordature basse, sonorità fuzz-stoner, atmosfere esoteriche e riti pagani di stampo orwelliano, come già anticipato nell’artwork del disco.

Lo so, dopo aver ascoltato gli Hazemaze, tutto può sembrare troppo ripetitivo. Del resto, questo è il DNA del doom metal, nulla di rivoluzionario. D’altro canto, cos’altro si potrebbe aggiungere ad un genere che porta con sé coordinate strumentali ed estetiche ben definite? Probabilmente, nulla.

Ciò che persiste è, invece, l’ineluttabile destino dell’essere umano: quello di rimanere intrappolati per sempre all’inferno.

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Membri della band:

Ludwig Andersson: chitarra, voce

Nils Arkitekten Einéus: batteria

Estefan Carrillo: basso

Tracklist:

1. Shadow in the Night

2. Morbid Lust

3. Thrill Seeker

4. Lobotomy

5. Solicitor of Evil

6. Green River

7. Reverend Death

8. Forever Trapped in Hell

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