Kyuss: recensione di Welcome To Sky Valley

Kyuss

Welcome To Sky Valley

Elektra Records

28 giugno 1994

genere: stoner, heavy blues, fuzz

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Recensione a cura di Andrea Musumeci

28 giugno 1994: i Kyuss pubblicano Welcome To Sky Valley.

Quando si parla di monoliti sonori, di psichedelia, di fuzz, di groove sinusoidali blues, di accordature slabbrate e di ronzii assordanti come acufene, i Kyuss sono uno dei primi gruppi, se non il primo in assoluto, che salta alla mente tra i pionieri dello stoner rock.

Certo, non stiamo parlando di rivoluzione radicale, ma se, come disse una volta qualcuno: “Fare le rivoluzioni vuol dire soltanto posare in modo più deciso sulle spalle dei giganti“, in questo caso i giganti sono Blue Cheer, Hawkwind, Led Zeppelin, Black Sabbath e Jimi Hendrix, e quella dei Kyuss è una delle più interessanti ed originali proposte degli anni ’90.

John Garcia, Josh Homme, Brant Björk e Nick Oliveri ridisegnarono il sound heavy giocando sulle atmosfere desolate e desertiche di Palm Desert in California, che in loro trovarono una forma definitiva.

Come già detto, verrà definita stoner dai critici, prevalentemente in virtù del fatto che l’intera mitologia stoner si basava sul consumo di droghe, che però nulla aveva a che vedere con gli eccessi dell’era hippie anni ’60.

In ogni caso, i Kyuss nascono nel deserto e portano il deserto in musica, sin dal loro originale esordio con Wretch del 1991, che a dire il vero è un album più vicino all’hard rock che allo stoner. Nel 1992 esce il secondo album, Blues For The Red Sun, che secondo molti è considerato il miglior disco della band.

Ma il passaggio storico avvenne nel 1993, quando i Kyuss firmarono per la Elektra Records, succursale della Warner Bros., pubblicando Welcome To Sky Valley, il disco stoner per eccellenza, con uno dei sound più catastrofici mai concepiti, una furia unica che potrebbe essere raccolta in una traccia sola.

Detto questo, se Blues For The Red Sun è stato un album perfetto, Welcome To Sky Valley fu l’apoteosi: uno degli album fondamentali per il rock di quel periodo storico, la Bibbia del genere stoner.

Welcome To Sky Valley è aggressione mentale, groove lento e ipnotico che invade le cellule cerebrali. Provate ad immaginare mille chitarre distorte ed effetti fuzz concentrate in una raffica di riff come fossero un treno in corsa.

Benvenuti, dunque, nel trip sciamanico e lisergico che passa per il brano Asteroid: una canzone in cui le atmosfere desertiche, extra-terrestri e lunari, dipingono un suggestivo scambio di scenari perfetto per una pioggia di asteroidi. Un’esperienza degna dei migliori Hawkwind, ma con l’intensità degli anni ’90. Space Cadet è Asimov in California, psichedelia acustica. Odissey è un urlo, misto terrore e piacere, che arriva direttamente dallo stomaco. Il viaggio nello Sky Valley termina con l’intensità visionaria di Conan Troutman e Whitewater.

Welcome To Sky Valley rappresenta a tutti gli effetti il nuovo testamento dello stoner. L’antico testamento era Blues For The Red Sun. L’universo, lo spazio, l’atmosfera: tematiche predilette dal genere stoner, il quale, a metà degli anni ’90, spostò la sua attenzione dal deserto alle stelle, ambienti ideali per raccontare storie di allucinazioni e trip mentali.

La trilogia Wretch, Blues For The Red Sun e Welcome To Sky Valley rappresenta un passaggio obbligato ed imprescindibile per chi vuole conoscere appieno l’esperienza stoner.

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