Reality Awaits
The Strokes
(RCA Records)
24 luglio 2026
genere: indie-rock, new wave, country blues, disco funk, funk rock, synth-pop, pop-rock
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Recensione a cura di Andrea Musumeci

L’attesa è finita: a distanza di sei anni da The New Abnormal, i The Strokes tornano in scena con il nuovo album Reality Awaits, registrato in Costa Rica con Rick Rubin.
Sono trascorsi ben venticinque anni dall’esordio con Is This It?, da quando gli Strokes hanno ridefinito i parametri del rock alternativo mondiale fino a diventare un punto di riferimento assoluto. Non a caso il frontman degli Arctic Monkeys, Alex Turner, nel brano Star Treatment canta: “I just wanted to be one of The Strokes”.
Da allora il quintetto statunitense – Julian Casablancas, Nick Valensi, Albert Hammond Jr., Nikolai Fraiture, Fabrizio Moretti – ha modellato la propria cifra stilistica attraverso un percorso di sperimentazione condivisa, cambi di sensibilità creativa, di registro e di direzione, mescolando le qualità rock che lo hanno sempre contraddistinto a un marcato fascino per l’elettronica vintage.
Senza perdere di vista il gusto per l’accessibilità mainstream, gli Strokes hanno evitato di cedere alla tentazione di assecondare le lusinghe più superficiali del grande pubblico, soprattutto di chi è rimasto ancorato a Last Nite.
Composto da nove brani e impreziosito da una copertina che riproduce la fotografia Untitled (Cowboy) (1989) di Richard Prince, questo settimo lavoro in studio mette in mostra il marcato eclettismo della band newyorkese e un ampio uso di filtri vocali e autotune da parte del frontman Julian Casablancas.
Una scelta espressiva e concettuale perfettamente aderente al presente – la voce umana viene volutamente soffocata dalla macchina – che riprende l’estetica cyber rock già esplorata nel progetto parallelo The Voidz.
È proprio questo utilizzo così invasivo e aggressivo dell’autotune, l’aspetto più controverso del disco, a rendere Reality Awaits un album dall’accoglienza piuttosto divisiva: più favorevole presso la critica specializzata, meno tra una parte consistente dei fan, che hanno reagito alle “deformazioni vocali” di Casablancas con diffidenza e skipping selvaggio.
Al netto di questo, e di qualche deviazione sonora rispetto allo stile a cui ci avevano abituato, gli Strokes continuano ad alimentare la loro giocosa malinconia nella prospettiva di un rock eccentrico e disilluso. Non aspettatevi, però, chissà quale rivoluzione sul piano della scrittura.
C’è spazio per composizioni dai ritmi incalzanti, sinuosi e spettinati, ma anche per momenti più melodici e agrodolci e atmosfere sognanti, persino esotiche, grazie a sonorità nostalgiche, alternative e comunque sempre ballabili.
Casablancas alterna linee baritonali, vibrati distorti e falsetti trascinati all’estremo, mentre la band costruisce un mosaico sonoro ricco di richiami: la new wave anni ’80 dai riflessi nostalgici dei New Order, suggestioni latineggianti negli arpeggi alla Maná (Tyrants Of The Mellow Moon), l’indie rock dei Duemila e arrangiamenti electro-pop che brillano nell’elegante cupezza di echi radioheadiani e reminiscenze bowieane del periodo berlinese (Dine N’Dash).
Non mancano ballad malinconiche sorrette da dilatazioni synth-pop e da suoni ovattati, caldi e artificiali (Falling Out Of Love), che celano un country blues sintetico e futuristico, chitarre intrecciate e sature, l’accattivante groove jump rock di Going Shopping, giri di basso ipnotici, funk rock e yacht rock, fino alle atmosfere stonesiane dalle sfumature dub giamaicane di The Fruits Of Conquest, che rimandano ai tempi di Comedown Machine.
A completare il quadro c’è il breve intro di Lonely in The Future, che parte con un andamento hard rock stoner a metà strada fra Led Zeppelin e Queens of the Stone Age per virare quasi subito verso sonorità pop rock più rilassate.
Sul piano dei testi, Reality Awaits alterna riflessioni introspettive, disincantate, ironiche e provocatorie a una critica sociale pienamente aderente alla contemporaneità, senza mai arrendersi alla nostalgia.
I temi spaziano dalla solitudine nell’era dell’intelligenza artificiale e dei social network (“listen to the AI tell you what to do today”) all’ansia del presente, dalla perdita di contatto con il mondo reale alla fragilità delle relazioni umane (“you don’t have love because you don’t want pain”), fino al conforto del consumismo come anestetico oppiaceo e gratificazione istantanea del vuoto interiore e spirituale (“abbiamo ampliato la nostra grandezza, costruendo rovine future”).
In Going to Babble On, attraverso il gioco di assonanza con Babylon, Casablancas mette in luce il blaterare dei media contemporanei e la spettacolarizzazione del dolore, ma anche la disillusione politica e la speranza di trovare pace lontano dai tiranni e dalle dinamiche oppressive della società.
Sono forse questi i frutti di secoli e millenni di conquiste da parte del genere umano? Così ci ritroviamo aggrappati all’eredità del passato e alle pericolose derive del futuro, mentre la realtà è ancora lì che ci attende, nascosta da qualche parte, magari “ricondizionata”, nel caso un giorno decidessimo di redimerci e riabbracciare la semplicità delle cose: “so we go for one more ride, and that’s okay ‘cause I did my time, but now I wait for another chance, when I will take everything I can”.
Insomma, gli Strokes ci hanno fregato un’altra volta. C’è chi, ascoltando distrattamente e con pregiudizio Reality Awaits, si è impantanato nella consistenza melmosa dell’autotune e chi, invece, dopo ripetuti ascolti, non riesce più a smettere di ballare sulle note di queste nuove canzoni.
Oggi c’è un solo cantante che può permettersi di usare l’autotune come, quando e dove cazzo gli pare, e quel cantante è Julian Casablancas. Per quanto mi riguarda, Reality Awaits è il miglior disco uscito quest’anno – o uno dei migliori – e gli Strokes si confermano una delle espressioni musicali più influenti della loro generazione.
Tracklist:
1. Psycho Shit 2. Dine N’Dash 3. Lonely in The Future 4. Falling Out Of Love 5. Going to Babble On 6. Going Shopping 7. Liar’s Remorse 8. The Fruits Of Conquest 9. Tyrants Of The Mellow Moon
Membri della band:
Julian Casablancas – voce Nick Valensi – chitarra, cori Albert Hammond Jr. – chitarra, cori Nikolai Fraiture – basso Fabrizio Moretti – batteria

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