Ci sono appuntamenti che arrivano a segnare un percorso, un passaggio di vita, un punto di arrivo. Questo è stato per me il concerto dei Metallica al Principality Stadium di Cardiff, lo scorso 28 giugno.

I loro brani rimanevano segretamente custoditi nell’auricolare condiviso con la compagna di classe che te li offriva come una boa di salvataggio sui gradini della scuola, prima delle lezioni. Senza proclami, senza iper-eccitazione, nel tentativo di costruire un’identità diversa mentre il mondo adolescenziale impazziva per le boy band. Testi capaci di farci riflettere sulla vita, sulla distanza e sulla profondità, di spingerci a porci domande, mentre batteria e chitarra elettrica dettavano il tempo di un futuro che stava per compiersi.
Poi sono arrivati gli anni frenetici di Londra e quel musicista di strada che, giù fra i labirinti della fermata di Piccadilly Circus, riusciva a rallentare le scale mobili delle nostre corse effimere facendo riecheggiare Nothing Else Matters per i tantissimi che, at the end of the day, dedicavano un pensiero a chiunque avessero al di là della frontiera. C’era un senso in tutto ciò e c’è ancora oggi, mentre Londra esprimeva la sua anima migliore.
La giornata dei Metallica a Cardiff è stata perfetta, con ogni cosa al proprio posto. A partire da quel promettente ragazzino biondo, senza nome, dai capelli al vento e gli occhi pieni di sogni, che ci ha deliziati per le strade della città con il suo talento prima dell’apertura dei cancelli.

Poi Knocked Loose e Gojira ci hanno intrattenuti nell’attesa. I Metallica, il menu, lo hanno preparato davvero bene, senza lasciare nulla al caso.Lo stadio si riempiva poco alla volta, fino a essere gremito, per un tour completamente sold out che ha gratificato anche chi, in Italia, li ha visti in un Dall’Ara da record.
Un conto è sapere che il concerto inizia con The Ecstasy Of Gold del nostro compianto Ennio Morricone; un altro è viverlo in mezzo ad altre 76 mila persone. Da quel momento in poi si diventa una grande comunità che si gode i successi di una vita, uno dopo l’altro, mentre una band li restituisce al pubblico in un’escalation di riff, stacchi di batteria e parole che accompagnano ricordi ed esistenza.
In un’industria musicale che nasconde sempre più, dietro il paravento della “musica per tutti”, la propria spietata rincorsa al profitto, con settori classisti, pit, prezzi dinamici e i meno abbienti confinati dietro le interminabili code di Ticketmaster o fuori dalle venue, tra manager e impresari che spremono artisti sempre più passivi e inermi, i Metallica hanno mantenuto un prezzo più che dignitoso per lo spettacolo offerto.
Non solo: ridistribuiscono una parte significativa degli introiti in progetti concreti dedicati all’educazione, alla formazione e alle urgenze del presente attraverso All Within My Hands, una fondazione dalla comunicazione trasparente ed efficace. Un modo sano e intelligente per creare terreni comuni, andando oltre le divisioni che stanno attanagliando il pianeta.

A questo si aggiunge un palco circolare, posto al centro dello stadio, che permette loro di creare una reale equidistanza fra tutti i presenti, indipendentemente dal prezzo pagato, e di raggiungere letteralmente ogni settore. Una dimostrazione che è possibile studiare soluzioni di buon senso senza intaccare l’aspetto economico, trovando invece un equilibrio fra tutte le esigenze.
La mia postazione dall’alto mi ha permesso di cogliere tutti gli strumenti comunicativi utilizzati: i grandi schermi che circondavano il palco, le proiezioni e quelle anime riportate dagli inferi che si dimenavano sospese a metà fra la vita e la morte.
E poi è stato il momento di Nothing Else Matters. Di colpo, il salto dai gradini della scuola a Piccadilly Circus, fino all’essere lì, di fronte ai veri giganti. Giganti che, da quella distanza, sembravano quasi piccoli e profondamente umani, con la loro naturalezza, l’onestà e perfino la vulnerabilità di chi si espone costantemente davanti a pubblici immensi e, a volte, dimentica che quelle persone sono lì per celebrare, meritatamente, un talento, non per rappresentare un banco di giudizio davanti al quale provare ansia.
I Metallica possono semplicemente essere se stessi. Il resto arriva da sé. Qualcosa che dovremmo ricordare tutti nell’affrontare le cose di ogni giorno.

© 2026, Fotografie ROCK. All rights reserved.
