Perché i voucher sono una truffa legalizzata

Avevamo già parlato della reticenza nel dare comunicazioni riguardo i concerti della prossima estate, ormai alle porte, da parte degli organizzatori italiani.
In questi giorni la situazione si sta delineando e, in attesa di visionare il prossimo decreto legge, possiamo già affermare, con un buon margine di sicurezza, che la strada che il Governo intende percorrere è quella del rimborso tramite voucher.
Ovvero, l’ennesima fregatura ai danni del cittadino.

“Ai sensi e per gli effetti dell’art. 88, D.L. 17/03/2020 n. 18, convertito dalla L. 24/04/2020 n. 27, il rimborso degli eventi cancellati sarà erogato tramite voucher.”

Questo comunicava il decreto che riguardava gli eventi previsti dall’8 Marzo fino al 17 Maggio. Questo è ciò che probabilmente si verificherà anche per gli eventi futuri.

Ed è qui che cominciano a sorgere i primi dubbi: innanzitutto sull’importo di tali voucher.
Auditorium Parco della Musica, dove avrebbe dovuto svolgersi, tra le tante cose, anche la manifestazione del Roma Summer Fest, parla di ‘importo corrispondente al titolo di acquisto’. Non è quindi specificato se tale importo includerà i diritti di prevendita e le varie spese accessorie. Facendo un esempio concreto, chi avesse acquistato un biglietto per assistere al concerto dei Guns N’ Roses al Firenze Rocks, per il quale è stata annunciata (dalla band, perché il festival ancora si nega) la cancellazione (e quindi non il rinvio), avrebbe speso, per un Posto Unico, la modica cifra di 70€ + 10,50€ di prevendita + 4,91€ di commissioni di servizio e, dulcis in fundo, 2,50€ per la stampa da casa (altra truffa legalizzata), per un totale di €87,91.

Se l’importo del voucher dovesse malauguratamente comprendere solo il costo effettivo del biglietto, ogni acquirente perderebbe, come minimo, ben 17,91€ a biglietto. Come minimo, perché per i Pit e per la consegna con corriere la cifra spesa era superiore.

Facendo un rapido calcolo, considerando che la kermesse fiorentina ha ospitato, lo scorso anno, intorno ai 170.000 spettatori, se la prevendita non dovesse essere restituita, gli organizzatori si troverebbero in mano un tesoretto di circa 1.700.000€, mentre ai vari TicketOne e Ticketmaster rimarrebbero in tasca le commissioni di servizio (quale servizio poi…) per un totale di oltre 850.000€. E questo per ciò che riguarda il solo Firenze Rocks.
Alcune fonti riportano che il rimborso comprenderà anche la prevendita (e ce lo auguriamo), ma non le spese accessorie. Jackpot per i rivenditori online.

Il secondo problema, non meno grave, riguarda le modalità di fruibilità dei famigerati voucher.

TicketOne rende noto che: “Il Voucher una volta emesso, potrà essere speso on-line sul sito TicketOne.it solo e unicamente per l’acquisto di biglietti inerenti ad eventi futuri programmati dallo stesso Organizzatore.”

Prima perplessità: cosa si intende per organizzatore? LiveNation o Firenze Rocks?
Seconda perplessità: laddove per organizzatore si intendesse Firenze Rocks, se il prossimo anno non dovesse essere garantita la partecipazione delle stesse band annunciate quest’anno, per cui i fan hanno comprato con fatica i biglietti, non saremmo davanti ad una vera e propria truffa legalizzata?
Pagare per un servizio e riceverne uno analogo, ma non uguale, non è corretto. È come se si ordinasse un’automobile di una certa marca e modello e se ne ricevesse una di eguale valore, ma non di nostro gradimento. La cosa farebbe infuriare chiunque.

Ci sarà anche chi, con molta probabilità, non riuscirà ad usufruire dei voucher, che risultano sì essere non nominativi, e quindi cedibili, ma difficilmente rivendibili se non ad amici o parenti.
Facciamo un esempio: i concerti di Paul McCartney a Lucca e Napoli sono stati cancellati. Sembrano esserci pochi spiragli per una ricalendarizzazione degli eventi, anche se la speranza è l’ultima a morire. Il costo dei biglietti per assistere allo spettacolo di Sir Paul superava i 250€, per quel che riguarda le tribune numerate.

L’organizzazione degli eventi era affidata alla D’Alessandro e Galli, che gestisce in suolo italiano un discreto parterre di artisti, non c’è dubbio. Ma immaginiamo per un attimo di essere un fan dei Beatles della prima ora: verosimilmente avremo più di settant’anni e in virtù di questo avremo acquistato a caro prezzo un posto a sedere in tribuna pur di vedere il nostro idolo di sempre per l’ultima volta. Pensate che un soggetto del genere abbia la volontà e la facoltà di andare ad assistere ad un concerto diverso dall’unico per cui avrebbe fatto quel sacrificio fisico ed economico?

L’odiosa scelta fatta dal Governo viene giustificata dall’intento di salvaguardare un intero settore produttivo, che rischierebbe, altrimenti, il fallimento.
Sacrosanto! Ma non a spese, ancora una volta, dei consumatori, che pretendono quantomeno la facoltà di scelta.

D’altronde, quasi nessuno chiederà il rimborso per il concerto degli Iron Maiden al Bologna Sonic Park, dato che è già stato riprogrammato, con tanto di data. Chi compra il biglietto di un concerto, lo fa perché a quel concerto vuole assolutamente partecipare.



D’Alessandro dichiara che: “La legge è fatta per salvare le compagnie. Se c’è un passaggio di soldi da una all’altra, il rischio è che qualche compagnia salti e se la compagnia salta i biglietti non valgono più nulla. Se una persona ha comprato un biglietto per un concerto del nostro Summer Festival è giusto che torni al Summer Festival, non che spenda i soldi per il festival di un concorrente. Sennò, che aiuto sarebbe?“.

Giusto, ma la gente non compra i biglietti perché ama l’atmosfera di quel festival. Li compra perché vuole vedere quel preciso artista.

Come afferma Pietro Fuccio, fondatore di DNA Concerti, che ha organizzato per quest’estate gli show di Bikini Kill, Angel Olsen, Pixies: “Chi acquista biglietti basa la sua scelta sull’artista, non sul luogo in cui si terrà il concerto, né tantomeno sul nome del promoter, che nella maggior parte dei casi ignora. Chi ha effettuato l’acquisto presso una biglietteria online penserà di poter usare il voucher per scegliere qualunque altro concerto presente sulla piattaforma. Quando scoprirà che non lo potrà fare si arrabbierà. La gente sarà impoverita e indebitata alla fine di questa crisi e non capirà la logica di questa cosa. Sarà un problema enorme. Del resto, se riporto in libreria un libro Feltrinelli per un cambio, mi aspetto di poter scegliere libri di qualunque editore, non solo Feltrinelli”.

DNA Concerti sta, infatti, concedendo il rimborso, a chi lo chiederà. Come sempre, ce la prendiamo col Governo, ma sta poi nella volontà dei singoli trovare le soluzioni migliori al fine di non scontentare i consumatori, anziché lecitamente fregarli.
Ci sarebbe molto altro da dire sulla faccenda, ma attendiamo con ansia il testo del decreto, prima di tirare le somme.

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