Intervista ai Laika Nello Spazio

I Laika Nello Spazio hanno da poco pubblicato, per la Overdub Recordings, il loro album di debutto, intitolato Dalla Provincia.

Abbiamo fatto loro qualche domanda, relativamente al disco ed al loro progetto.

FOTOGRAFIE ROCK: Quando e come nasce il progetto Laika Nello Spazio?

LNS: Il progetto nasce nel 2015, quando noi due, Vittorio e Marco, ci siamo incontrati grazie ad un annuncio on line il cui scopo era mettere su una band “strana”. In realtà non sapevamo neanche noi cosa volessimo fare. Avevamo solo qualche testo e qualche riff di basso, nulla di più.

FR: Perché il nome Laika Nello Spazio? Chi ha avuto l’idea del nome?

LNS: All’inizio eravamo in dubbio tra due nomi, poi in maniera unanime abbiamo optato per Laika Nello Spazio perchè era quello che meglio rappresentava la nostra visione dell’essere umano: un entità dalle infinite potenzialità, dotato di intelletto, istinto e passione, ma in grado di macchiarsi di azioni tanto abominevoli quanto stupide.

FR: I Doors non avevano il basso elettrico, mentre diversi gruppi, più o meno noti, hanno sostituito il batterista con la drum machine: voi invece siete una band composta da due bassi ed una batteria. Come considerate la scelta di non avere un chitarrista? Cosa inusuale per una rock band.

LNS: Alla fine la musica è un linguaggio universale, tutto sta nel come vuoi farla e con quali strumenti; mi vengono in mente i Cramps, ad esempio, che suonavano senza basso ed erano lo stesso fortissimi. Ci siamo trovati a suonare con due bassi dopo aver fatto delle prove con chitarrista e poi tastierista ed esserci resi conto che i pezzi che avevamo scritto fino a quel momento forse sarebbero stati piu intriganti con l’aggiunta di un altro basso. Ed è li che è entrato in gioco Simone e che abbiamo iniziato a riarrangiare i primissimi brani per poi continuare a scrivere a sei mani. Non escludiamo comunque che in futuro si possano ampliare le frequenze e i suoni, inserendo altri strumenti.

FR: Tra i gruppi, musicisti, scrittori, filosofi E generi musicali del passato, chi ha maggiormente ispirato ed influenzato il vostro songwriting?

LNS: Domanda complicata… bè, è difficile elencare tutti i gruppi e musicisti a cui ci ispiriamo; sarebbero troppi, di generi e di epoche diverse. Considera che tutti e tre abbiamo background musicali diversi, e che ascoltiamo svariati generi. In ogni caso tra gli italiani possiamo citare i Massimo Volume, Afterhours, CCCP, Diaframma, Verdena. Tra gli internazionali ci vengono in mente Sonic Youth, Joy Division, Velvet Underground, Morphine, Tool, Deftones, i primissimi Dinosaur Jr… Per i testi e la forma canzone dei brani, di fondamentale importanza sono stati i grandi cantautori italiani, De Andrè e De Gregori su tutti. La letteratura di fantascienza degli anni ’50 ha in qualche maniera influenzato le nostre tematiche: non ti stiamo parlando di scenari futuristici o viaggi spaziali, ma della sua vera natura, che è basata su riflessioni e straordinari spunti di natura sociologica e filosofica. Bradbury e A.Clarke, ad esempio. Ed infine i poeti ermetici come il grande Quasimodo.

FR: Dalla Provincia è il vostro debut album: da dove nasce secondo voi tutto il disagio della vostra/nostra generazione e di quella adolescenziale di oggi?

LNS: Noi crediamo che ogni generazione abbia il suo disagio, in maniera differente, contestualizzando il periodo di cui ha fatto o fa parte. Le paure e le insicurezze di cui parliamo ad esempio ne Il cielo sopra Rho e Dalla provincia, siamo convinti che abbiano accompagnato i giovani in tutte le decadi passate, così come nella nostra. Il tutto si traduce nel timore di non riuscire ad autorealizzarsi, di non riuscire ad essere felici, o perlomeno sereni. Per quanto riguarda gli adolescenti di oggi (ma non solo loro), li consideriamo vittime, passateci il termine, di una sorta di “deumanizzazione” casusata soprattutto dalla tecnologia… o meglio, dall’errato ed esaperato utilizzo di questa, soprattutto a livello mediatico.

FR: Cos’è per voi la Provincia? Avete mai provato a fuggirne?

LNS: La Provincia è da dove veniamo. E’ il luogo che, volenti o nolenti ci ha formato come persone. La Provincia, soprattutto in Italia, è una distesa infinita senza soluzione di continuità. In realtà non esiste nient’altro che quella. Lo abbiamo scoperto quando abbiamo sentito il bisogno di andarcene. Ci siamo trasferiti alle porte di una grande metropoli come Milano, che all’inizio sembrava inarrivabile nel suo vestito sontuoso di metropoli. La verità è che, una volta finita la fascinazione, abbiamo realizzato che non è altro che un enorme agglomerato di province che sono fuggite da loro stesse.

Abbandonare la provincia, per ritrovare la provincia. Non è un po’ come fuggire da se stessi?

Questa è la frase che racchiude tutto il senso di quello che per noi è la provincia e al tempo stesso il cuore del disco.

FR: Come nel brano La Scala di Grigi, stavolta vorremmo essere noi a chiedervi: “Quanto costa sentirsi diversi? Quanto paga accettare i propri limiti? Qual è lo scopo reale del voler contraddire a tutti i costi il parere del proprio interlocutore“?

LNS: Forse per ognuno di noi ha importanza sentirsi diverso, inteso come il distinguersi dalla massa, mettere in evidenza le proprie qualità, autocelebrarsi. L’ostinata moda, figlia dei tempi, di apparire anziché essere, come per dire : ”Io ci sono, sono così, sono diverso da voi e probabilmente migliore”. Come band in realtà non sappiamo in cosa potremmo essere diversi dagli altri, ma sappiamo che quello che facciamo lo facciamo con passione e perchè ne abbiamo bisogno, per necesità di comunicare quello che abbiamo dentro. Saper accettare i propri limiti è sinonimo di maturità interiore. Paga, eccome se paga! Soltanto riconoscendo i propri limiti, si può riuscire a migliorarsi. La terza domanda in realtà è una provocazione nei confronti di quelle persone che hanno un bisogno costante di contraddirti e di aver ragione. Non c’è nessuno scopo: è solo uno sfogo verso l’ignoranza morale e l’arroganza.

FR: Sappiamo che attualmente siete in tour per promuovere il disco: come procede il vostro mini-tour?

LNS: Be’ siamo solo all’inizio di una piccola serie di date che speriamo ci portino a suonare nel prossimo anno in promozione al disco. Siamo consapevoli di non essere una band dal genere facile e che dovremo costruire il tour piano piano, conquistando credibilità con pazienza.

FR: Che idea vi siete fatti del pubblico moderno nei confronti della fruizione musicale a 360°?

LNS: Per quanto riguarda l’Italia la sensazione è che il pubblico tenda ad essere sempre più assopito e in qualche modo stordito dalle logiche di un mercato fondato sugli algoritmi e i talent show. C’è una guerra a far porre l’attenzione sul proprio prodotto artistico con i più svariati mezzi comunicativi e questo provoca che nell’ascoltatore si sviluppi sempre meno curiosità e voglia di ricerca. È tutto lì a portata di mano, messo sotto il naso, tanto da rendere il fruitore passivo. Gli appassionati esistono, o meglio, resistono ancora, ma la cultura musicale sta subendo in questo periodo un brutto colpo, sommersa dall’importanza della strategia comunicativa e dalle logiche di intrattenimento televisivo.

FR: Secondo voi, quali sono le cause di questo momento storico difficile per il genere rock? Siete d’accordo con Manuel Agnelli quando definisce La trap il nuovo punk?

LNS: Il rock è morto. Lunga vita al rock. In realtà è solo vittima dei cicli naturali delle tendenze musicali e dei linguaggi che cambiano. Dopo un’egemonia spietata di tutto quel movimento denominato indie sembra di vedere il rifiorire di altre cose, sembra di vedere uno spiraglio per le chitarre e i suoni distorti. Band come i Ministri, I Cara Calma, gli Endrigo, Il Corpo Docenti, gli Atlante e altri hanno imbracciato la via del rock e stanno costruendo il futuro per gli amanti di questo genere. La trap nasce come una moda, al contrario del punk che lo è diventato dopo. Siamo d’accordo sul fatto che come il punk, la trap ha saputo essere il linguaggio giusto per raccontare i tempi in cui vivono i ragazzi della nuova generazione. Le loro disillusioni, la perdita di valori e una certa rabbia intrinseca. Parlano in modo diverso ma dicono entrambi la stessa cosa: “c’avete rotto il cazzo“.

FR: Impegni nell’immediato a parte, quali sono i progetti futuri dei Laika Nello Spazio?

LNS: Adesso siamo impegnati nella promozione del nostro primo disco Dalla Provincia, quindi il nostro obiettivo futuro è di suonare il più possibile dal vivo. Ci piace pensare di costruire il nostro progetto un po’ come degli artigiani, un po’ alla volta, palco dopo palco e lasciare che sia il pubblico a decidere se quello che abbiamo da dire ha un senso.

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