Iron Maiden – Brave New World

Quando tutto sembra perso e finito arriva quello che non ti aspetti, ma che speravi. Dopo la terribile esperienza dell’ex Wolfsbane Blaze Bayley, torna nell’ovile il figliol prodigo Bruce Dickinson.

In questo dodicesimo album in studio degli Iron Maiden, Brave New World, uscito a maggio del 2000, non è l’unica sorpresa. Alle chitarre, che sorprendentemente diventano tre, c’è il ritorno di Adrian Smith, rientrato nella band dopo la separazione del 1990, avvenuta per dedicarsi ad altri progetti.

Brave New World è un album rinascita. Un album con uno stile Maiden marcatissimo. Nella copertina il ghigno di Eddie diventa una nuvola colma di tempesta su una Londra futuristica. Sul retro, si notano i capelli cortissimi di Dickinson e l’invecchiamento facciale di tutta la band. Janick Gers sembra quello che ha patito di più l’ingresso nel nuovo millennio.

Passiamo alle dieci tracce. Si comincia velocissimi con The Wicker Man, brano tratto da un film del 1973. Stile intro che gli Iron Maiden percorreranno nei successivi album con l’apripista veloce e a tratti commerciale. Il coro finale dice tutto. The Ghost of The Navigator è un gran pezzo. I riff finalmente si fanno potenti e Bruce ci ricorda gli anni d’oro di Piece of Mind e Somewhere in Time.
La canzone parla di un marinaio che viaggia in un mare affollato di spettri che emergono dalle acque con il dito puntato su di lui e di sirene ammaliatrici. But I know, but I know…

Arriva la title-track, a mio avviso bellissima. Un nuovo mondo si sta veramente avvicinando e non promette niente di buono. Il personaggio in questione parla di re draghi e regine morte come i cigni. Tratto anche questo da un romanzo di Aldous Huxley.
Blood Brothers è una commovente canzone dedicata alla scomparsa del padre di Steve Harris.

Via i fazzoletti, si riparte alla grande con The Mercenary: a detta di molti, un brano riempi disco. A me piace invece. Veloce, potente e con un ritornello neanche tanto banale.

Arriva l’onirica Dream of Mirrors, che a tratti risulta un po’ pesante, ma nella quale si sente tutta la bravura dei cinque musicisti. The Fallen Angel rimarca l’eterna lotta tra il Bene e il Male, mentre sta arrivando la resa dei conti con il profetico Armageddon.

Per me si va nella città dolente… scherzo! Per me, invece, si va verso il capolavoro del disco. The Nomad è un grandissimo brano. Magari un po’ lungo, ma incarna perfettamente l’anima maideniana con racconti di terre leggendarie e di personaggi mistici.

Out of the Silent Planet è il secondo singolo estratto. Tratta anche questa dal romanzo Lontano dal Pianeta Silenzioso di C.S. Lewis.

Si conclude con The Thin Line Between Love and Hate. Al primo ascolto sembra una porcheria, ma al secondo si capisce la voglia di sperimentare qualcosa di nuovo, strizzando l’occhio al progressive.

Concludendo, dico che questo lavoro è la migliore risposta al periodo di transizione con Blaze Bayley alla voce, il quale ebbe il non facile compito di prendere il posto di una delle più grandi voci metal di sempre.

Brave New World sarà la scintilla per lo splendido album live Rock in Rio che i Maiden pubblicheranno nel 2002. Un live epico che con il mitico Live After Death diventerà una pietra miliare della discografia metal e rock.

Quando mi capita di riascoltare questi brani, che hanno accompagnato la mia vita, una sola cosa mi esce spontanea:
grazie Steve! Grazie Maiden!

© 2019, Fotografie ROCK. All rights reserved.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *