Megadeth: recensione di Countdown to Extinction

Megadeth

Countdown to Extinction

6 luglio 1992

Capital Records

thrash metal

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I Megadeth pubblicano Countdown to Extinction, il loro quinto album in studio.

Era dunque il 1992: in Jugoslavia proseguiva la guerra civile e secessionista; Falcone e Borsellino perderanno la vita a Palermo in due attentati; in Italia scoppia lo scandalo Mani pulite, anticamera di tangentopoli dell’anno successivo; il democratico Bill Clinton verrà eletto presidente degli Stati Uniti al posto dello sconfitto George Bush, mentre nel frattempo la tecnologia stava facendo passi da gigante ed il suo utilizzo diventerà sempre più indispensabile, andando a modificare in maniera significativa usi e costumi popolari.

Nel 1992, queste erano solo alcune delle uscite discografiche nel panorama rock, hard rock e metal internazionale: Alice In Chains con Dirt, Stone Temple Pilots con Core, Rage Against The Machine con l’omonimo debut album, Pantera con Vulgar Display Of Power, Kyuss con Blues For The Red Sun, Sonic Youth con Dirty, Iron Maiden con Fear of the Dark, Nirvana con Incesticide, Tool con Opiate, WASP con The Crimson Idol, The Cure con Wish ed ovviamente Countdown to Extinction.

Countdown to Extinction vede la luce in pieno periodo grunge e soprattutto ad un anno di distanza dall’uscita del famoso e famigerato Black Album dei Metallica, il quale scrisse l’epitaffio del thrash metal tradizionale.

Il Black Album rappresentò un taglio netto con il passato, facendo indignare i fan di lungo corso: magari non tutti, visto che, nonostante tutto, non ci mise troppo tempo a fare nuovi proseliti, e tra questi evidentemente non poterono esimersi proprio i Megadeth del nemico Mustaine.

Si può dire, senza il rischio di peccare di eresia, che Countdown to Extinction fu il Black Album dei Megadeth.

Da questa breve riflessione, si evince, quindi, che tutto il sound da Rust in Peace a ritroso resterà parte della prima fase della carriera discografica dei Megadeth.

Da Countdown to Extinction, invece, comincia ufficialmente una seconda carriera, ossia, un ridimensionamento dei tecnicismi che avevano caratterizzato il Sound Megadeth fino al 1990, ed in generale tutto il genere metal degli anni ’80.

Una struttura meno articolata dei brani, più asciutta e più vicina alla forma canzone, attenuò la ferocia estrema dell’opera esecutiva thrash metal, nonostante la line up dei Megadeth fosse rimasta totalmente invariata.

Insomma, all’inizio degli anni ’90, il thrash metal non era più un genere che incuteva timore: che detto in questi termini può far intendere che i Megadeth fossero finiti. Tutt’altro.

Countdown to Extinction si presenta con una struttura ovviamente più snella, ma con una vena compositiva altrettanto rabbiosa ed originale.

A mio avviso, questo è un grandissimo album: tolti un paio di brani più riempitivi che altro, l’intero disco trasuda energia, schizofrenia, follia, personalità multiple e paranoia estrema, rimanendo altresì un lavoro assolutamente godibile e scorrevole.

Di notevole fattezze il videoclip di Sweating Bullets e soprattutto quello di Simphony of Destruction, canzone contro la guerra: “Prendi un mortale, e dagli il potere, Guardalo diventare un dio, Guarda le teste delle persone rotolare, Proprio come il Pifferaio Magico, Guidava i ratti lungo le strade, Balliamo come marionette, Oscillando verso la sinfonia della distruzione”.

Rimarranno immortali i riff di brani come la opener Skin O’ My Teeth, High Speed Dirt, Simphony of Destruction e Psychotron.

Che Mustaine sia un genio non lo scopriamo di certo in questo disco, nel quale si evidenzia un approccio più melodico ed un songwriting originale ma più diretto, più commerciale rispetto al passato, e Foreclosure Of A Dream ne è un fulgido esempio.

Tutto questo però non deve essere fuorviante, nel senso che il cambiamento non ha modificato le linee di assoli di Mustaine e Friedman, che anche in questo album colpiscono pesantemente.

I fan integralisti diranno: “Non sono più quelli di Peace Sells”.

È vero. E molto probabilmente non lo saranno mai più, ma questo immagino la sappia Mustaine per primo.

Del resto, nel corso della nostra esistenza, non si pensare di rimanere fermi sempre allo stesso punto e di fare la stessa cosa per tutta vita, soprattutto se si vuole evitare di finire nel dimenticatoio. Personalmente, ho apprezzato molto anche questa seconda sorprendente fase di trasformazione discografica dei Megadeth.

“Chi nasce metallaro, muore metallaro”, oppure “Il vero metallaro lo è per tutta la vita”. Quante volte avete sentito, o letto, affermazioni di questo tipo?

Per qualcuno, essere metallari significa vivere da metallari, come filosofia di vita, come una vera e propria religione.

De resto, ci sarà un motivo se gli animali della preistoria si sono estinti e l’essere umano no.

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