Red Hot Chili Peppers – Stadium Arcadium

5 Maggio 2006.

Esce ‘Stadium Arcadium’, nono album in studio dei Red Hot Chili Peppers, l’ultimo, purtroppo, con Frusciante alla chitarra, che lascerà nuovamente la band al termine del tour mondiale.

Nel 1999, John Frusciante era rientrato nei Red Hot Chili Peppers al posto di Dave Navarro, e aveva inciso con Anthony Kiedis, Flea e Chad Smith due fra gli album di maggior successo della band: ‘Californication’ e ‘By The Way’.

Nonostante con questi due dischi la band avesse intrapreso una direzione meno funky e, se proprio vogliamo dirlo, più pop rispetto a quelle che erano state le sonorità dei primi album, fino a ‘Blood Sugar Sex Magik’, l’alchimia sembrava essere finalmente tornata tra i quattro Peppers più amati. E nel 2006 ecco arrivare ‘Stadium Arcadium’.

‘Stadium Arcadium’ è suddiviso in due dischi: ‘Jupiter’ e ‘Mars’.

Spesso, quando una band sforna un album doppio, viene da chiedersi se non sarebbe stato meglio condensare i brani migliori in un unico cd, escludendo quelli più deboli, al fine di ottenere un disco di sole hit.

Per ‘Stadium Arcadium’ è impossibile fare questo tipo di ragionamento, in quanto nel primo disco, ‘Jupiter’, sono presenti forse solo un paio di pezzi trascurabili, mentre i restanti sono dei veri classici della band californiana, con sonorità alternative rock e pop rock, ma anche con un ritorno al funky, che tanto aveva caratterizzato i Peppers agli inizi della loro carriera.

La title track, ‘Snow’, ‘Hump de Bump’ e il successo radiofonico ‘Dani California’, sono solo alcuni dei brani che mi colpirono sin dal primo ascolto, quando acquistai l’album a pochi mesi dalla sua uscita, mentre mi trovavo proprio in California. Riascoltando il disco più volte, ho apprezzato sempre di più la ballad ‘Wet Sand’, che contiene, a parer mio, uno dei più begli assoli di chitarra scaturiti dal genio di Frusciante.

Il secondo cd, ‘Mars’, è forse meno ricco del primo, ma parte subito bene con la bellissima doppietta ‘Desacration Smile’, ‘Tell Me Baby’.

Tenendo presente che chiedere ad una band di rimanere sempre uguale a se stessa sia come chiedere a noi stessi di non cambiare mai idea e opinione su nulla nel corso della vita, è chiaro che questo album non potrà certo essere considerato, dagli estimatori dei Red Hot della prima ora, uno dei migliori. Tuttavia, ritengo che sia davvero un ottimo disco, che va ascoltato senza fare paragoni, ma semplicemente godendo delle melodie e delle ritmiche che solo i Red Hot Chili Peppers sanno creare, in quel loro stile così unico.

Come disse Flea: “Se non ti piace questo disco, non ti piacciono i Red Hot Chili Peppers. Punto”.

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