Jon Bon Jovi

Perth Amboy, New Jersey, 2 marzo 1962.

Nasce Jon Bon Jovi, pseudonimo di John Francis Bongiovi Jr., da padre statunitense di origini italiane (precisamente di Sciacca, in provincia di Agrigento), e da madre statunitense di origini tedesche e russe, cantante e leader dei Bon Jovi, gruppo hard rock che ha spopolato soprattutto negli anni ’80 e ’90.

Come tutto ebbe inizio.

Tony Bon Jovi, cugino di secondo grado di Jon, era proprietario degli studi di registrazione Power Station di New York, dove passava la crema del rock a incidere o missare.

Così un giorno chiese a Jon: “Ehi, ti va di venire a lavorare da me in qualità di artista emergente?

Però dovrai fare un pò di tutto, dal fattorino all’inserviente”.

Jon Bon Jovi disse ovviamente si, perché stare vicino Bal sogno è un modo per sognare meglio.

Non sapeva che le sue giornate le avrebbe passate a preparare caffè, pulire pavimenti e andare a fare le commissioni.

Dormiva sulla moquette dello studio e pensava che in fondo era un privilegiato perché la spazzatura che portava via era quella dei Rolling Stones.

Il primo anno la sua paga ammontava a 52 dollari e mezzo a settimana, il secondo anno salì a 125.

Nei tempi morti, cioè quelli in cui non doveva fare le pulizie, cercava di rubare i segreti alle star e di imparare come si fanno i dischi.

Aveva anche il permesso di registrare i suoi provini prima che arrivassero i musicisti.

Jon Bon Jovi entrava in studio poco prima dell’alba, tanto dormiva lì e la mattina presto era già pronto.

Sembrava non succedesse mai niente di buono e dopo due anni Jon cominciò a perdere la fiducia.

Quando già stava pensando di mollare tutto, incontrò Mick Jagger, che stava entrando in studio.

Era la seconda volta che veniva lì a registrare, Mick lo riconobbe e gli disse: “Stai andando avanti coi tuoi provini? Tieni duro”.

Quella fu la più grande scarica di adrenalina che Jon potesse desiderare.

Jon Bon Jovi si convinse che presto la ruota sarebbe girata.

E direi che quella ruota ha girato più che bene.

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