Intervista a Pino Scotto

 

Come anticipato ieri, siamo lieti di svelarvi la sorpresa che avevamo in serbo per voi. Si tratta di un’intervista rilasciata, in esclusiva per Fotografie Rock, da PINO SCOTTO.
Pino Scotto è noto principalmente per essere stato, negli anni ‘80, il leader del gruppo heavy metal Vanadium ed in seguito per la sua lunga carriera solista, nonché per il suo programma ‘Database’, in onda su Rock Tv.
Personaggio spregiudicato e dal linguaggio colorito, spesso attaccato per la sua eccessiva schiettezza, appartiene a quella categoria di rockers vecchia scuola, che ancora fanno musica per il solo piacere di farla.

Dopo averlo ringraziato per la gentilezza nell’averci concesso l’intervista, questo è ciò che ci ha raccontato.

FOTOGRAFIE ROCK: Allora Pino, come stai?

PINO SCOTTO: Un po’ acciaccato, la vita mi sta mandando il conto per 45 anni di eccessi, ma a parte questo tutto a posto.

FR: A noi sembri ancora in grandissima forma, ti abbiamo visto nell’ultimo video caricato sulla pagina di Rock Tv, nel quale ti scagliavi contro la musica trap. Abbiamo letto anche alcuni commenti demenziali sotto al video in questione, nei quali venivano paragonati i testi dei brani rock a quelli della trap.

PS: Siamo in Italia, che vi aspettate. Io ormai non li leggo neanche più i commenti, tanto so che sto combattendo coi mulini a vento. Io sono fatto così, non ci posso fare niente. L’importante è essere se stessi nella vita, è già una vittoria.

FR: Ed è bello quando porti avanti qualcosa con sincerità e per passione.

PS: L’importante è non sprecare la vita, io vedo queste nuove generazioni… siamo messi veramente male, malissimo.

FR: Nell’ultima puntata su Rock Tv te la prendevi, infatti, non tanto con la musica che ascoltano i ragazzi oggi, perché sei un tipo piuttosto democratico, nel senso che ognuno è libero di fare e ascoltare la musica che preferisce, ma ti scagliavi piuttosto contro l’eccessiva schiettezza dei testi di questi giovani trapper. Non credi che sia venuta a mancare la cultura, la poesia, il corteggiamento da parte degli artisti nei confronti del loro pubblico?

PS: Certamente, non esiste fare dei testi del genere. Non ci sono più valori. E il problema è che non vedo uno spiraglio di luce.

FR: A proposito di giovani e di spiragli di luce, cosa ne pensi dei Greta Van Fleet?

PS: La cosa che mi da fastidio è l’appellativo ‘I Nuovi Led Zeppelin’, sono quattro piscialetto che si credono dei rocker vissuti, però c’è anche da dire una cosa, il rovescio della medaglia, ovvero, per l’età che hanno, ben venga una band così. Perchè comunque sono giovanissimi, però hanno ancora tanto da dimostrare, praticamente tutto. Hanno copiato due riff dei Led Zeppelin, il cantante cerca di imitare Robert Plant, ma non hanno dimostrato ancora nulla.

FR: Eppure stanno facendo sold out un po’ ovunque.

PS: Sì, ma è il mondo che sta andando a puttane, che si è bevuto il cervello.

FR: O magari c’è ancora uno zoccolo duro di persone che vuole ascoltare rock e non potendo più andare a vedere i Led Zeppelin, va a sentire i figli dei Led Zeppelin.

PS: Mah, io non penso sia così, io credo sia parte proprio della demenza umana che ormai si accontenta del nulla e non parlo solo della musica. Parlo anche dell’arte, del cinema, del teatro, tutto. Vedo questi programmi televisivi, gente che guarda ‘Uomini e Donne’, ‘L’isola dei Famosi’, ‘Il Grande Fratello’… ma come cazzo fa uno a guardare dei programmi così?! Eppure sono seguitissimi, vuol dire proprio che la gente si è bevuta il cervello.

FR: Quindi possiamo dire che la qualità della musica di oggi è il riflesso della società di oggi?

PS: Ma è sempre stato così, io a 13/14 anni ho incominciato ad ascoltare Elvis, Jimi Hendrix, Bob Dylan. Adesso i ragazzini ascoltano la trap. Bob Dylan mi ha insegnato che con un testo puoi fare più male che con una pistola, che puoi dare molti insegnamenti con le parole. Ti dico la verità, non avrei mai immaginato, neanche nel peggiore degli incubi, una decadenza e un’ignoranza cosi. È allucinante, eppure la mia generazione ce l’ha messa tutta.

FR: Sono le generazioni successive che hanno un po’ mollato?

PS: Sì, ma è partita da molto tempo questa degenerazione. Anche se alla fine siamo tutti un po’ colpevoli, perché purtroppo abbiamo tutti questa gran voglia di abbaiare, ma alla fine non morde nessuno. Tutti giudici, tutti a condannare.

FR: A tal proposito, che rapporto hai coi social?

PS: Fino a quattro anni fa avevo un telefonino di quelli da 30€, poi ho dovuto adattarmi perché faccio tutto da solo, i video, i brani, le date dei tour. Ho provato a lavorare con altra gente in questo campo, ma alla fine ho pensato che faccio meglio da solo. Quindi mi sono inserito in questo ambiente dei social, ma ho preso il vizio, appena apro Instagram o Facebook e vedo qualcosa che non mi piace, di cancellare subito tutto. Certe cose mi danno proprio fastidio, vedere fino a che punto siamo arrivati. E come ho detto prima, non vedo uno spiraglio di luce, è sempre peggio. Ma continuiamo a combattere.

FR: Abbiamo parlato del presente, facciamo ora un passo indietro. Cosa ti ha spinto a intraprendere questa carriera?

PS: È iniziato tutto alla fine degli anni ‘60. Quando sono salito su un palco per la prima volta avevo appena 17 anni, mi ci hanno letteralmente buttato. Ero nel mio paese in provincia di Napoli. Da allora pensa quanto tempo è passato… ho appena compiuto 69 anni.

FR: Portati benissimo! Facciamo un po’ i ruffiani.

PS: Vi ringrazio, nonostante 45 anni di vizi ed eccessi… ma due anni fa, quando è morto Lemmy, di punto in bianco, ho scritto un pezzo per lui ed ho smesso con tutto. Come ho già detto, alla fine la vita ti presenta il conto.

FR: Per i Rolling Stones pare non essere così!

PS: Sapete come lo chiamo quello? Culo! Perchè uno pensa, una volta smesso con l’alcool e il resto, di essere a posto. Non è che smetti da un giorno all’altro e non è successo niente, dentro qualcosa è successo.

FR: L’importante, però, è comunque essersi goduti la vita nel modo in cui lo si desiderava, non avendo rimpianti e rimorsi.

PS: Sicuramente. Io ho sempre lavorato in fabbrica, per fare la musica da libero come volevo io e sono arrivato a 70 anni avendo vissuto la vita come la volevo io.

FR: A proposito di Lemmy, nel 1986, con i Vanadium, dopo l’uscita dell’album ‘Born to Fight’, avete fatto un tour insieme ai Motörhead. E c’erano anche i Twisted Sisters…

PS: Sì, c’erano anche i Twisted Sisters e quel coglione di Dee Snider. Era il periodo della guerra in Libia, mi pare, e lui si portava dietro due guardie del corpo, non si muoveva se non aveva questi due intorno, mentre io e Lemmy ci facevamo un sacco di risate.

FR: Ma perché? Aveva paura che ce l’avessero con lui?

PS: Sì, aveva paura che qualcuno ce l’avesse con lui perché era americano… e invece non se lo cagava nessuno! Io e Lemmy, invece, dopo i concerti, ce ne stavamo a fumare in mezzo alla gente.

FR: Che soddisfazione, stiamo parlando di Lemmy Kilmister!

PS: Sì, con lui si era creato un rapporto speciale. Sono stato a casa sua a Londra e a Los Angeles e in tutti questi anni era rimasta un’amicizia bellissima. Perché lui era come me…

FR: Un tipo schietto.

PS: Sì, con tutti i suoi demoni, ma viveva la vita giorno per giorno.

FR: Pino, ci puoi raccontare se c’è stato un album che ti ha cambiato la vita?

PS: Nel mio paese avevamo il mangiadischi nel quale si infilavano i 45 giri, in quel periodo ascoltavamo Rita Pavone, Celentano, Little Tony, quella roba lì. Avevo sui 14 anni. Un mio amico, che faceva il parrucchiere, aveva uno stanzino nel quale ci rifugiavamo ad ascoltare i dischi. Un giorno è arrivato un nostro amico, di un paio d’anni più grande, che era stato con il padre a lavorare sulle navi ed era tornato con un 45 giri di Elvis, con un brano che si chiama ‘Jailhouse Rock’ e appena ho sentito quel pezzo, come nel film dei Blues Brothers, ho visto la luce! E da quel momento sono rimasto folgorato. Dopo un paio di mesi da questo episodio, ho rubato, di notte, 50.000£ dalle tasche di mio padre e sono andato a Napoli a comprare tutti i cd di Elvis!

FR: Immaginiamo la gioia di tuo padre…

PS: Sì, quando sono tornato al paese ho dormito per una settimana dai miei nonni, ma una volta a casa le mazzate le ho prese lo stesso.

FR: Per un buon fine, però.

PS: Sicuramente. Poi sono arrivati gli Stones, i Beatles, Jimi Hendrix, i Deep Purple, i Led Zeppelin… fino ad un certo punto, quando poi è arrivato un certo tipo di thrash, negli anni ‘80, nel quale la voce è diventata tipo il raglio di un asino e si è smesso di scrivere le melodie, da lì è cominciata la degenerazione del rock.

FR: Ci puoi fare un esempio? A chi ti riferisci? Metallica, Venom, Slayer?

PS: Questi sono i più famosi, hanno scritto anche delle belle cose, grandi album, hanno creato un genere che è stato importante, ma poi è arrivato il black metal e tutta quella schifezza lì. Si è smesso di scrivere le canzoni, le melodie. Lì non importa più saper suonare, saper cantare, saper scrivere, è solo rabbia, solo energia. La gente che lo ascoltava ha cominciato a perdere il cuore, i sentimenti, che sono diventati solo rabbia e paure e alla fine siamo arrivati a questo punto dove si pensa che la trap sia musica, che c’è un coglione che scrive quelle cazzate, che andrebbe preso a schiaffi in bocca, e la gente va ai suoi concerti e pensa che sia tutto normale.

FR: Tornando al metal, tutti questi sottogeneri, hanno in effetti estremizzato il suono rendendolo sempre più veloce e si è persa un po’ la melodia.

PS: Si è persa la melodia, ma anche la capacità di fare un solo, creare un riff. Anche per il rap è successa la stessa cosa, agli inizi, negli anni ‘80, è stato un genere importante, è stato quello che era stato il blues anni prima, poi è diventato commerciale, è diventato un circo.

FR: Perché i soldi non fanno schifo a nessuno.

PS: C’è un detto a Napoli: ‘I soldi fann venì a vist ‘i cecat’. (I soldi fanno tornare la vista ai ciechi) Lì poi si vede quanto tu sia un artista puro, vero, o di quanto tu sia un pagliaccio. Ma nella vita, non solo nella musica.

FR: Comunque gli anni ‘80 sono stati un bel decennio.

PS: Certo. Tutti gli anni ‘70 sono stati inglesi, hanno creato loro l’hard rock, i Led Zeppelin, i Deep Purple, poi negli anni ‘80 si è spostato tutto in America, con l’arrivo del glam, gruppi come i Motley Crüe, i primi Bon Jovi. Tante belle cose…

FR: Gli anni ‘80 sono arrivati dopo il periodo buio di fine anni ‘70, in Italia anche detto Anni di Piombo. Fra punk e ribellioni, contestazioni…

PS: Io li ho vissuti tutti, sia in fabbrica che sulla strada. Vedevo già, proprio in fabbrica, che quando c’era da scioperare per un aumento di salario partecipavano tutti. Quando invece era la fabbrica di fronte alla nostra a dover chiudere alla gente non fregava nulla, già si vedeva lì la merda umana. Perché in primis sei una merda, perché quegli operai che si trovano senza lavoro hanno dei figli proprio come te, e secondo sei un coglione perché se quella fabbrica chiude, domani tocca a te! Il potere ha sempre giocato sull’ignoranza della gente, sull’analfabetismo funzionale.

FR: Dopo il boom economico del dopoguerra, la gente si era creata un proprio orticello di benessere ed era venuta meno, forse, un po’ di empatia.

PS: Sì, esatto. Faccio un esempio. Con la mia ex compagna, abbiamo fatto un progetto che si chiama ‘Rainbow’, aprendo un piccolo ospedale in Guatemala, per i bambini, bambini che lavorano nelle discariche, tutto il giorno. Anche allora, parlo di una decina di anni fa, la gente ci diceva “perché fate le cose per quei bambini lì, non abbiamo bambini anche in Italia?”. Ti senti dire una cosa così… Andassero a vedere in che condizioni si trovano quei bambini, che muoiono in mezzo alla strada, che lavorano per un dollaro al giorno per poter mangiare un piatto di riso. La razza umana è una merda, si deve estinguere, per questo amo gli animali.
Ho un husky che dorme con me e mi si accuccia di fianco mentre suono.

FR: È un cane rockettaro! Ritornando alla cronistoria del rock, dopo il glam sono arrivati gli anni ‘90 e il famigerato grunge. Cosa ne pensi di quel periodo?

PS: Ho fatto un ‘mea culpa’, perché, come tutti gli ignoranti, quando è arrivato quel genere, anche a me ha dato fastidio, invece poi con gli anni l’ho rivalutato. Ci sono state band come gli ‘Stone Temple Pilots’ che hanno creato veramente un grande fenomeno. Questa voglia di ritorno agli anni ‘70, anche se poi si sono aggrovigliati su se stessi anche loro.

FR: Ma c’era bisogno di una ventata d’aria fresca perché anche il metal e l’hard rock anni ‘80 si erano un po’ usurati.

PS: Il discorso è sempre quello, ad un certo punto non c’erano più le canzoni, il grunge ha riportato i riff di chitarra, le melodie ed è per quello che ancora oggi lo ascoltiamo, a prescindere dal nome che si dà al genere.

FR: Come diceva Lemmy ‘tanto alla fine è tutto rock’…

PS: Con Lemmy parlavamo anche di blues, ne eravamo due grandi appassionati. Lui diceva “io suono rock ‘n’ roll alla velocità della luce”, alla fine la carriera dei Motörhead si basa su pochi accordi. Ma ce l’hanno fatta perché hanno mantenuto una radice blues.

FR: Un po’ come i Rolling Stones, che sono stati quasi sempre inattaccabili.

PS: Infatti, però quello che ha salvato i Rolling Stones è stato proprio il distaccarsi dal blues ad un certo punto, facendo canzoni più leggere e accessibili a tutti, tanto ormai la loro credibilità se l’erano creata. E comunque dal vivo i Rolling Stones spaccano ancora oggi.

FR: A tal proposito, tu continui alla soglia dei 70 anni a fare dischi, concerti; credi ci si un’età giusta per smettere?

PS: Secondo me no, l’età giusta è quando hai le palle per dire basta per rispetto dei tuoi fans, quando ormai non hai più niente da dire. Gente che doveva smettere vent’anni fa, tipo Vasco Rossi, di cui io sono stato uno dei più grandi fan, fino a ‘Liberi Liberi’, ma che avrebbe dovuto smettere da tempo. Ma poi subentrano i soldi, i miliardi. Oppure David Coverdale, che sono vent’anni che non ha più voce. Voce che era stupenda, ma non ce la fa più.
E comunque anche questi gruppi storici, come i Deep Purple, sono anni che non riescono a fare un disco decente.

FR: Parliamo invece del tuo ultimo disco, ‘Eye for an Eye’, uscito lo scorso Aprile. Per la prima volta nella tua carriera solista, un disco totalmente in inglese, una sorta di ritorno ai Vanadium, anche nelle sonorità.

PS: Mi hanno sempre dato del coglione perché, sciolta la band, avrei dovuto fare un album stile Vanadium, ma da solo, che è quello che ho fatto adesso. Invece all’epoca avevo voglia di tornare al blues, al rock ‘n’ roll, ma avevo anche voglia di scrivere in italiano, di sperimentare, così ho fatto le prime contaminazioni col rap. E sono stato accusato di tradimento, perché la gente non accetta il cambiamento.
É per questo che esistono le cover band. Abbiamo migliaia di ragazzini bravi, che fanno musica loro, ma non se li caga nessuno. Il problema delle tribute band è che la gente le va a vedere, è come la televisione. Finché c’è gente che segue queste cose…

FR: Meglio venire a vedere te in concerto, visto che sei in tour con la tua nuova band.

PS: Sarò a Roma il 15 Marzo, al Let it Beer. Per tutte le altre date, potete andare sul mio sito ufficiale, pinoscotto.it.

FR: Per concludere, Pino, cosa ti senti di dire ai lettori di Fotografie Rock?

PS: Posso solo dire alle nuove generazioni: occhio che ci stanno fottendo la vita. Cerchiamo di vivere di passioni, purché siano sane.

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