Corde Oblique: recensione di The Moon Is A Dry Bone – 3 aprile 2020

Corde Oblique

The Moon Is A Dry Bone

Dark Vinyl Records

3 aprile 2020

genere: rock folk cantautorale

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Il 3 aprile 2020, per Dark Vinyl Records e con distribuzione Audioglobe, è uscito il nuovo album dei Corde Oblique, intitolato The Moon Is A Dry Bone.

La musica di Riccardo Prencipe, cuore ed anima del progetto Corde Oblique, sembra composta in luoghi lontani e sperduti nel mondo, dove l’innocenza e la meraviglia avvolgono come un mantello lunghi attimi di vita. Il tono di The Moon Is A Dry Bone è epico, incontaminato ed immutabile nel tempo, tra slanci più violenti e “animali” e altri più soavi, quasi divini.

Musicalmente, il disco presenta una moltitudine di anime e sensazioni, le quali però fanno tutte capolinea al cuore, pulsante e centrale, del disco che porta “sangue” a tutta la musica. Almost Blue apre dolcemente le danze, con melodie di chitarra elettrica che ricordano i suoni dei Pink Floyd e il progressive rock inglese, alle quali, però, vanno ad aggiungersi elementi folk come gli
archi che abbracciano la canzone.

Il suono dei violini, le ritmiche forti e sostenute, a tratti epiche, e lievi melodie di chitarra acustica o classica rappresentano, per l’appunto, il filo rosso che lega tra di loro le belle composizioni di Prencipe, ma non senza eccezioni.

Proprio nella canzone omonima del disco, infatti, troviamo uno dei brani più particolari, dove una ritmica sincopata ed agitata fa da tappeto rosso per un super giro di basso e un’azzeccata interpretazione vocale, ricca di stupore e sensualità. Così come Le Torri di Maddaloni, apparentemente canonica e in linea con gli “standard” dettati dall’opera, subisce un improvviso cambio di musicalità con ritmiche quasi tribali, a metà brano per poi ritrovare la dolce melodia della chitarra in uno sposalizio unico.

Il capitolo di maggior interesse e peculiarità è La Casa Del Ponte, una canzone con diverse anime che presenta in apertura una sfumatura rock, una parte centrale ricamata da suoni dolci e leggeri e un finale di matrice folk. Inoltre, il brano è recitato come un monologo teatrale, uno spoken eseguito dall’attrice Maddalena Crippa; voce femminile, forte e caratteristica.

A chiudere il tutto è Almost Blue part 2, una sorta di reprise dell’introduzione che, esattamente come nel precedente capitolo, con sonorità elettriche e progressive evoca sensazioni ed emozioni che rispecchiano il titolo di questa, a un passo dalla malinconia.

Vocalmente, ci troviamo di fronte a un lavoro molto sfaccettato e ricco, visto che al microfono si sono approcciati, ognuno con un certo stile, una moltitudine di artisti. Tra questi, è doveroso evidenziare la performance di Rita Saviano, come prima già notato, in The
Moon Is A Dry Bone, carica di mistero e sensualità, di Caterina Pontrandolfo, specialmente in Le Grandi Anime e Il Figlio dei Vergini, dove sfoggia interpretazioni cristalline e angeliche, e quella di Denitza Seraphim che con la “sua” Le Torri di Maddaloni va a segnare un episodio di rottura e di
colore all’interno dell’album.

A queste si aggiungono la bellissima voce di Andrea Chimenti, il quale assieme a Saviano interpreta magistralmente La Strada, e quella di Miro Sassolini, cantante della storica rock band italiana
Diaframma, che esegue Il Terzo Suono.

In ogni caso, questi esempi non rendono completamente onore al duro e curato lavoro di tutti i musicisti che hanno preso parte a The Moon Is A Dry Bone. Dal punto di vista lirico, il linguaggio è ancestrale e denso di meraviglia, ogni parola risulta pesata al fine di creare, o trovare, l’immagine giusta da associare al dato suono. Il lessico usato è ricco ed evocativo, a tratti più complesso e altre volte più semplice, ma sempre alla portata di tutti e, soprattutto, questo risulta essere il giusto racconto per la musica del collettivo partenopeo.

The Moon Is A Dry Bone, quindi, mette in mostra non solo tutte le competenze musicali specifiche di artisti come Riccardo Prencipe e tutti gli altri interpreti, ma anche una vena creativa, evocativa e tributante di passato e cultura che rende unica la musica dei Corde Oblique.

Alberto Maccagno

TRACKLIST:

1. Almost Blue

2. La Strada

3. The Moon Is A Dry Bone

4. Le Grandi Anime

5. Le Torri di Maddaloni

6. Il Figlio Dei Vergini

7. La Casa Del Ponte

8. Temporary Peace (cover degli Anathema)

9. Il Terzo Suono

10. Herculaneum

11. Almost Blue Part 2

FORMAZIONE :

Riccardo Prencipe- chitarre classiche, acustiche, elettriche, EBow

Rita Saviano – voce nelle tracce 3 e 8 e seconda voce nelle tracce 2, 6 e 7

Edo Notarloberti – violino

Umberto Lepore – basso

Alessio Sica – batteria

Luigi Rubino – piano nella traccia 8

Michele Maione – tamburi a cornice, percussioni

Carmine Ioanna – fisarmonica

Caterina Pontrandolfo – voce nelle tracce 4, 6 e 10, cori nella traccia 7

Denitza Seraphim – voce nella traccia 5

Maddalena Crippa- voce recitata nella traccia 7

Sergio Panarella – voce nella traccia 6

Andrea Chimenti – voce nella traccia 2

Miro Sassolini – voce nella traccia 9

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