Alanis Morissette: recensione di Jagged Little Pill

Il 13 giugno 1995 usciva Jagged Little Pill. Due anni prima che io nascessi. So come questo possa sembrare ininfluente, ma non lo è.

Il disco che consegnò Alanis Morissette alle luci della ribalta è, ancora oggi, da considerarsi come uno dei dischi più importanti ed influenti degli anni ’90.
L’album ebbe una gestazione non facile, venendo anche rifiutato da molte case discografiche, ma vide la luce grazie alla Maverick e alla Reprise Records.

Il progetto presenta un’importantissima chiave “pop” che lo rende molto scorrevole e radiofonico, ma le influenze musicali e melodiche sono sicuramente ispirate dal rock alternativo e dal grunge, generi che in quegli anni erano padroni della scena musicale.

Durante l’ascolto del disco, ci si imbatte in una grande varietà di argomenti: si parla, ad esempio, di relazioni amorose (meglio o peggio finite), di rapporti instabili tra genitori e figli e delle conseguenze di questi, nel brano Perfect; delle difficoltà della vita e delle sfaccettature della personalità, in Hand In My Pocket, e della depressione nel brano Mary Jane.

L’album si rivelò essere un successo mondiale, con oltre 33 milioni di copie vendute, vincendo ben quattro premi ai “Grammy Awards” del 1996: venne, infatti, premiato come “Disco Dell’anno” e “Miglior Album Rock”, mentre il singolo You Oughta Know vinse gli award come “Miglior Canzone Rock” e “Miglior Interpretazione Vocale Rock Femminile”.

Io, però, non ero nemmeno nato e adesso è giunto il momento di spiegare perché questo fatto sia importante. Perché io non ho mai sentito nessuno di questi brani in radio, non avevo mai visto il video di Ironic, con il cappello rosso di lana e le trecce, non avevo mai saputo dei “Grammy Awards” del 1996 e ho conosciuto la cantante con il brano Underneath , facente parte dell’album Flavors Of Entanglement del 2008.

Ma la potenza espressiva di Alanis Morissette è qualcosa che non può lasciare indifferenti. Quella forza, quella voce un po’ nasale, la pronuncia molto canadese delle parole, sono perle che
impreziosiscono un lavoro già di per sé incredibile. Le emozioni che la cantante di Ottawa veicola tramite la sua musica sono nitide come fotografie e
vanno a creare una sorta di empatia profonda con l’ascoltatore.

Diciamo, quindi, che Jagged Little Pill, così come il resto della discografia da lei prodotta, consegna Morissette alla storia della musica, mettendo in luce il suo talento di performer ai livelli di colleghe
come Dolores O’Riordan e Janis Joplin.

E per tutto questo non c’è passaggio radiofonico, video musicale, premiazione o cappello di lana che tenga; esiste solo la bella musica e la voglia di trasmettere emozioni.

Il 13 giugno 2020, il disco prodotto da Glen Ballard compirà i suoi 25 anni e, per celebrarne l’anniversario, la neo-mamma Alanis Morissette sarà impegnata in un tour mondiale che la vedrà esibirsi, il 15 ottobre, anche al Mediolanum Forum (Assago) di Milano per l’unica data italiana.

P.S. Nell’album si trova una piccola perla, nascosta, che fa da chiusura a questo magistrale lavoro, ossia la “ghost track”, Your House. Si tratta di un pezzo realizzato a cappella, dove la sola voce della cantante racconta il pomeriggio di
una ragazza, in questo caso lei, trascorso in casa del fidanzato, assente, tra musica, docce e relax fino alla scoperta di una lettera d’amore a lui indirizzata… ma non da lei; l’interpretazione è
struggente e malinconica: wow.

Recensione a cura di Alberto Maccagno

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