Bon Jovi: recensione di Slippery When Wet

Bon Jovi

Slippery When Wet

Mercury Records

18 agosto 1986

genere: hard rock, AOR, glam rock, hair metal

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Recensione a cura di Andrea Musumeci

18 agosto 1986. A distanza di un anno da 7800° Fahrenheit, I Bon Jovi pubblicano, via Mercury Records, il loro terzo lavoro in studio intitolato Slippery When Wet; album che proietta definitivamente la band del New Jersey nel mainstream discografico.

L’economia del New Jersey ha una struttura portante basata sull’industria pesante, sulla chimica e sulla raffinazione di prodotti petroliferi. Altri settori di primo piano nell’apparato produttivo sono l’industria alimentare, le forniture elettriche, l’informatica e la farmaceutica.

Ma ce li vedete i “cotonatissimi” ed eccentrici Jon Bon Jovi e Ritchie Sambora nei panni di consulenti farmaceutici con la valigetta 24 ore in giro per il New jersey, oppure alle prese con un negozio di forniture elettriche al centro di Newark? Eppure, allo stesso tempo, il New Jersey è anche terra natale di alcune invenzioni moderne, tra cui la Radio FM.

E così, alla fine, in qualche modo, i Bon Jovi ebbero a che fare con il tema dell’elettricità, della corrente elettrica; come quella sprigionata dal voltaggio dei loro amplificatori, dall’intensità degli ampere dei loro dischi e dalla potenza dei loro phon per gonfiare tutti quei capelli pieni di lacca.

Era il 1986, l’anno d’oro del glam metal e del thrash metal: la lotta atavica tra glamsters e thrashers, gli opposti del genere metal, sebbene entrambe le fazioni fossero accomunate dalla ricerca del look, seppur con modalità differenti. Che poi, tutte queste etichette, o pseudo categorie, lasciano pur sempre il tempo che trovano.

Tratte da Slippery When Wet numerose hit di successo hard rock radiofonico, diventate, col tempo, veri e propri classici del genere, quali Let It Rock, You Give Love A Bad Name, Living On A Prayer, Wanted Dead or Alive, senza dimenticare la ballad strappalacrime Never Say Goodbye. Sembra quasi un “greatest hits”. Anche se, a mio avviso, avrebbe meritato maggior considerazione il brano di chiusura Wild in the Street, che invece rischia di passare un po’ in secondo piano.

In buona sostanza, Slippery When Wet è un’opera dai suoni cristallizzati in quel preciso momento storico-musicale; un disco di sano rock-vintage americano da autoradio, da sottofondo on the road, da stadio o da semplice festa con gli amici.

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