Leatherhead
Violent Horror Stories
(No Remorse Records)
13 febbraio 2026
genere: speed metal, power-thrash metal
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Recensione a cura di Marco Calvarese

Quando scopro band nuove e di caratura già straordinaria, mi sale lo psicopatico dentro: mi piacerebbe prendere per il collo uno dei tanti saccenti coetanei che mi hanno sbattuto in faccia la loro apostasia e il loro luogo-comunismo con frasi del tipo “ma vuoi morire ascoltando old school thrash?”, “ma quando cresci?”, “ci sono tanti generi là fuori per uno che ama la musica”. Poi c’è la migliore di tutte: “il metal è morto da… aggiungete voi a piacimento il nome di un vocalist o il titolo di un album”.
Mi piacerebbe puntargli la testina del giradischi sulla faccia e farlo girare sul piatto insieme a un disco come Violent Horror Stories, secondo LP dei greci Leatherhead. Questa è musica morta? Questo, signori miei, è un disco della madonna con un potenziale da podio dell’anno, una gemma che avrebbe fatto gridare semplicemente al miracolo se solo fosse stata rilasciata 35-37 anni fa.
Qui troverete dei cazzo di artisti che non sbagliano una virgola e che nulla hanno da invidiare a Wabringer, Flotsam & Jetsam o Metal Church, tanto per citare le band a cui i miei nuovi eroi si avvicinano, per rendere subito l’idea di cosa andremo ad ascoltare. Poi, certo, come non pensare ai Queensryche nel tenore vocale o in certi passaggi tecnici, o ai Judas Priest in alcuni riff?
Lo snodo, tuttavia, non è negli accostamenti, ma nella fusione delle varie influenze in un tubo catodico che condensa il tutto proiettandoci direttamente a cavallo tra anni ’80 e ’90, sin dalla copertina, passando per il concept (una sorta di scary stories to tell in the dark in versione discografica), il sound e anche certe scelte nella produzione. E, se vi capitasse un loro video, guardatelo e ditemi se non sembrano usciti dalla macchina del tempo.
Molti modernisti storceranno il naso nel non trovare palm muting o breakdown a pioggia, o nel constatare che i cambi di passo li dettano le asce, spesso attraverso virtuosismi, piuttosto che la batteria, ma fidatevi: Violent Horror Stories è un disco oggettivamente fantastico.
Ci si rende conto di avere tra le mani una perla di assoluto valore sin dalla opener Violent Horror Stories (più vintage di così…), dal main riff irresistibile e dalla raffinatezza degli assoli stesi su un letto speed, passando poi alla poliedrica Summoning The Dead, dove non puoi non innamorarti del dialogo tra chitarre ispiratissime e una voce (i cui acuti grifferanno l’intero album) degna del miglior Geoff Tate.
Ma è, forse, nelle due tracce successive che trova la sua massima espressione il potenziale dei Leatherhead: The Visitors è un incontro incalzante e perfettamente armonico tra british heavy metal e thrash, il cui intro ritmico e il cui riffing senza tregua sono puro godimento; Children Of The Beast, ad oggi, è semplicemente la hit dell’anno: una fusione strutturale tra i Metal Church e i Metallica di AJFA, una suite di oltre sette minuti ad alto potenziale emotivo in cui si specchiano le doti compositive e tecniche di tutti gli artisti coinvolti e di ciascuno. Provare per credere: io non smetterei mai di ascoltarla.
È davvero difficile credere che la seconda parte del platter possa mantenere gli standard qualitativi della prima ed ecco che, intelligentemente, i Leatherhead cambiano terreno con Incubus, arrembante e puro speed metal di memoria helloweeniana che sfocia in una frame strumentale dalle atmosfere scary di notevole cifra artistica.
Violent Horror Stories assume le sembianze di un viaggio alla ricerca delle proprie origini, che, partito dalla Grecia, dopo aver toccato USA e Germania, ora abbraccia l’Union Jack: prima con la puramente “dickinsoniana” Crimson Eyes, poi con Something Evil (This Way Comes), dove invece i Leatherhead omaggiano i Priest rivisitandoli in chiave speed. Difficilmente troverete altrove proposte di cotanta, calibrata nostalgia, dall’ispirazione così retró ma fresca come un pesco secolare alla prima, nuova fioritura.
Personalmente, attribuisco sempre un alto peso specifico alla closing track: l’aspetto, pertanto, al varco come l’ultima domanda di un esame universitario. La scelta della band cade su Dreamcatcher e ho la sensazione che sia la più appropriata, perché quest’ultimo episodio ravviva l’atmosfera “scary” grazie al lavoro eccellente delle chitarre e a una base di vago sapore overkilliano.
Il film finisce qui e non vorrei: ho una lista di ascolti lunga come un papiro che mi aspetta, ma ho voglia di riavvolgere il nastro e soffermarmi sui Leatherhead ancora un po’. Vorrei fare ancora un paio di domande agli esaminandi, ma il giudizio è ormai emesso: promossi a pieni voti e consigliatissimi a qualsiasi metallaro. Next big thing in arrivo.
Tracklist:
1. V.H.S. 2. Summoning the Dead. 3. The Visitors. 4. Children of the Beast. 5. Incubus. 6. Crimson Eyes. 7. Something Evil (This Way Comes). 8. Dreamcatcher
Line-up:
Tolis Mekras – voce, Thanos Metalios – chitarra, Dimitris Komninos – chitarra, George Bradley – basso, Michalis Zounarakis – batteria

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