Corrosion Of Conformity
Good God / Baad Man
(Nuclear Blast Records)
3 aprile 2026
genere: hard rock, rock psichedelico, stoner metal, southern rock, blues rock, funk rock
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Recensione a cura di Marco Calvarese

Non importa quale tipo di rock o metal prediligiate, né a quale generazione di musicomani apparteniate, perché, quando si parla di Corrosion Of Conformity, c’è una parola che dovrebbe metterci tutti d’accordo: rispetto.
Non sto parlando solo dell’innegabile qualità artistica della band, ma di qualcosa di meno tangibile ma altrettanto importante quando si parla di musica: sto parlando di personalità. Quella, per intenderci, che fa sì che ogni fottuto album dei Corrosion Of Conformity suoni esattamente Corrosion Of Conformity, qualunque strada essi intraprendano.
Quella che (ed è un dettaglio non di poco conto) permette loro di sfornare una produzione così calda da sembrare tutto fuorché Nuclear Blast, perché radiofonia e standardizzazione sono categorie che non appartengono al vocabolario della band.
La stessa personalità che fa di Good God / Baad Man, undicesima fatica di Woody Weatherman e soci, un disco eccentrico persino rispetto a una proposta musicale così ampia e naïf come quella dei nostri eroi. E non perché abbiano sperimentato un sound a loro estraneo, ma perché si sono spostati su un piano differente, modificando le proprie coordinate temporali e, se vogliamo, spirituali.
Si tratta, infatti, di due concept in uno, due lavori discografici ben distinti in cui la parola d’ordine è dualità, tra profondità e leggerezza, e il filo conduttore è, innegabilmente, la sfera sonora degli anni ’70: tutto è a tema, perfettamente confezionato nella sua veste grafica e immortalato da un sound velluto e polvere.
Che non si tratti di una scelta di facciata, ma dettata dal cuore e dall’anima della band nella sua nuova formazione, lo si percepisce dai primi arrangiamenti, perché c’è il costante ricorso a trovate armoniche tipicamente seventies e ciascuna delle 14 piece (6 fanno parte di Good God, 8 di Baad Man) è legata indissolubilmente alla successiva attraverso evidenti link sonori, sottolineando una trama organica.
Ciononostante, ciascun brano ha un’anima ben definita e accattivante, il che fa di Good God / Baad Man un articolo di gran pregio e dalle molteplici sfumature, sia grazie alle corde, sia e soprattutto al lavoro sontuoso della new entry Stanton Moore dietro le pelli, capace di creare ritmi diversificati e fill geniali, rendendo corposo ogni episodio e conferendo respiro e profondità all’intera opera.
La rivoluzione nella sessione ritmica ha rinnovato il sound dei Corrosion Of Conformity, questo è innegabile: più dinamico ma meno diretto, più scanzonato, sudista e jammy. Una ventata di freschezza compositiva sottolineata da un mixaggio vintage, grondante rumori di fondo, suoni sbilenchi da sala prove e tutto quanto fa garage band.
La opener Good God? / Final Dawn è un compendio di quanto detto finora: arpeggio dal sapore western, poi irrompe la batteria trascinando la band in uno sludge sporco e maledettamente seventies. “I’m a reality mover” mi risuona in testa da tre settimane, mentre voce e riff giocano a inseguirsi su qualche strada del New Mexico.
Ci tengono, i nostri, a farci capire che se la stanno godendo, perché You Or Me parte con loro che si danno il la a voce per poi sparare un riff sludge-stoner che suda tensione, sottolineato nota per nota dal lavoro straordinario della batteria. Questo è un episodio dalle armonie fantastiche e meriterebbe di essere studiato, finché non si trasforma in un attacco frontale proto-metal che dà proprio l’idea di un duello.
Non è un caso che l’unica concessione al metal-hardcore arrivi proprio a questo punto, con Gimme Some More, ma è subito affogata nello stoner psichedelico di The Handler, un ossessivo wah-wah che risulterebbe ipnotico e piatto e invece diventa una genialata, grazie ai ritmi e ai fill anfetaminici di Stanton e ai brevi e frequenti soli blues. Bedouin’s Hand è uno strumentale che si annoda col brano precedente grazie al basso, che ne riprende il riff, mentre la batteria traccia un ritmo marziale e le chitarre ci ricamano sopra arpeggi di sapore orientale.
Quando il tutto sembra volgere al termine, ecco che si fa largo l’ombra di Tony Iommi e Ozzy Osbourne: Run for Your Life si apre con un riff che non potrebbe essere più sabbathiano e anche Pepper (prova stupenda al microfono, la sua) assume un timbro non lontano da quello del Principe delle Tenebre, scivolando in un gustoso doom-stoner in cui la ritmica si assottiglia, lasciando i riflettori interamente a Woody e al suo lungo e creativo blues.
Ora preparatevi a cambiare registro, mood e persino bandiera, perché Pepper imbraccia orgogliosamente la vecchia e bisunta Dixie flag e cambia ancora accento: Baad Man, la vera title track del doppio album, fa da traghettatrice verso il secondo disco con uno sfacciato e fumoso southern senza tregua, divertito e divertente, sostenuto ancora da uno Stanton capace da solo di offrire volume e soluzioni a un riffing scanzonato e suadente.
Tra rimandi ai Molly Hatchet o ai Black Crowes, tra ritmi e assoli a metà tra il funk e Blackmore (Lose Yourself), tra cori in falsetto ed effetti echo, si arriva a questo capolavoro funk-rock che risponde al nome di Mandra Sonos, così jazzy nella struttura, con la sezione ritmica in primo piano e un Weatherman ispiratissimo. Asleep On The Killing Floor sarà, poi, il trionfo del funk e, pur non essendo nelle mie corde, devo convenire: è difficile stare fermi al “wake up” di Pepper.
Accendetevi una sigaretta e tirate fuori la birra dalla ghiacciaia, perché da qui in poi, dal languido blues-rock vagamente Guns n’ Roses di Handcuff County, passando per il da-da-um-pa sincopato, il riff ipnotico e i testi sfacciati di Swallowing The Anchor, vi aspetta un viaggio lisergico e affascinante. La ballata Brickman piacerebbe a un Nick Cave un po’ suonato e intimista, e fa strada allo stoner bluesy vagamente zeppeliniano di Forever Amplified: la chiusura del cerchio perfetto.
E insomma: il disco è lungo come un viaggio in Mustang da Phoenix a Flagstaff, ma vi offro io quella famosa birra ghiacciata se avviate il lettore e riuscite a spegnerlo prima di aver finito.
Date retta: non lo acquistate. Non potrete più farne a meno.
Tracklist:
1.Good God? / Final Dawn 2.You Or Me 3.Gimme Some Moore 4.The Handler 5.Bedouin’s Hand 6.Run For Your Life 7.Baad Man 8.Lose Yourself 9.Mandra Sonos 10.Asleep On The Killing Floor 11.Handcuff County 12.Swallowing The Anchor 13.Brickman 14.Forever Amplified
Line-up:
Pepper Keenan – voice, chitarra ritmica
Woody Weatherman – chitarra solista
Bobby Landgraf – basso
Stanton Moore – batteria

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